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 2007  marzo 05 Lunedì calendario

Onofri PaolaPellinghelli

• Parma 24 luglio 1963. La mamma del piccolo Tommaso (6 settembre 2004-2 marzo 2006) • «[...] Nella cucina a piano terra di un cascinale sperduto tra i campi, a Casalbaroncolo, in realtà a 10 minuti dal centro di Parma. Qui Tommaso Onofri, 17 mesi, malato di epilessia, è stato rapito [...] Per essere ucciso, quasi subito, poco lontano. Con orrore smisurato. Che continua ad angosciare, adesso come allora. [...] la porta che il 2 marzo 2006 [...] si aprì improvvisamente sui volti coperti di due apparenti rapinatori: un varco verso l’inferno. Perché, se davvero esiste, Paola Onofri l’ha già vissuto. Prima il sequestro di Tommy, poi i sospetti sulla famiglia, infine, dopo un mese, la scoperta del corpicino sepolto lungo il greto del fiume Enza. Quale male peggiore? Non ci sono più lacrime nei suoi occhi, azzurri e grandi, come quelli di Tommaso. E nemmeno lo sguardo assente di chi, annientato dal dolore, si perde nel vuoto. Allo strazio, invece, è subentrata la voglia di resistere. [...] Paola Onofri ha deciso di non arrendersi. ”Non credo a nulla che sia stato detto finora, spero che finalmente salti fuori la verità”. Determinata. Combattiva. [...] lancia la sua sfida: ”[...] mi aspetto che si faccia luce su come e perché mio figlio è stato ucciso: alla storia del sequestro non ci credo più”. Il tempo è passato. Ma gli animi sono accesi. Se l’indagine della Procura di Bologna ha concluso che si è trattato di un rapimento a scopo di estorsione, individuando i quattro presunti responsabili (Mario Alessi, la convivente Antonella Conserva, Salvatore Raimondi e il capomastro Pasquale Barbera) di cui solo Alessi accusato di omicidio, a casa Onofri le ipotesi virano verso un’altra direzione: ”Ora conosco molto bene il luogo dove è stato sepolto mio figlio. Ci sono andata con le mie gambe, a ripulirlo dalla sterpaglia e dai rifiuti. Mi sono fatta l’idea che Alessi potrebbe non esserci andato da solo e a piedi quella notte. Forse quando Tommaso è stato ucciso erano in due”. La ricostruzione degli investigatori, basata sul racconto di Salvatore Raimondi, ritenuto il più attendibile, lascia intendere che Alessi abbia ucciso e sepolto il bambino da solo, occultando il cadavere sotto uno strato di fango e paglia, in una zona isolata e buia, lungo la via del Traglione, una stradina che da un lato taglia i campi e dall’altro costeggia il greto del fiume Enza. Ma dalla strada al luogo della sepoltura corrono diverse centinaia di metri. [...] Dubbi, sospetti, ipotesi che si moltiplicano, analizzando gli interrogatori, incrociando gli orari delle ricostruzioni, osservando i dettagli sul rilevamento della posizione dei cellulari. ”Sono convinta che siano venuti a prendere mio figlio per ucciderlo. E forse non erano solo in due”. L’idea del terzo rapitore, appostato in auto, all’inizio vicino al casolare di Casalbaroncolo e poi nella zona della sepoltura (si è addirittura ventilato un diverso ruolo per Antonella Conserva il cui cellulare avrebbe potuto trovarsi anche sul luogo del delitto), non è lontana dalle teorie di alcuni difensori. Ma dimostrarlo è un’altra cosa. Poi c’è la questione del movente: se non si è trattato di sequestro, perché ammazzare un bambino, piccolo e malato, figlio di due dipendenti delle Poste? Mamma Paola ha ancora la forza di cercare una risposta. E ritorna l’idea della vendetta. ”Mio figlio doveva morire, era tutto preordinato. Lo hanno ucciso per rabbia o risentimento. In più volevano rovinare mio marito. Ce lo devono dire loro perché”. [...]» (Grazia Maria Mottola, ”Corriere della Sera” 5/3/2007).