Varie, 5 marzo 2007
CANEVARI
CANEVARI Paolo Roma 1963. Artista • «[...] da poco sposato con Marina Abramovic. Si confronta con la tradizione classica attraverso un uso dei materiali che fanno parte della cultura contemporanea e popolare: carta di giornale, fumetti, le gomme di auto [...]» (Paolo Vagheggi, ”la Repubblica” 5/3/2007) • «[...] famoso per le grandi sculture con gli pneumatici e le camere ad aria, i video di oggetti simbolo che bruciano, i disegni raffinati e perfetti a semplice matita. Quasi vent’anni di lavori [...] La sua enorme Rubber car, la macchina fatta di pneumatici, è esposta al Mart di Rovereto. [...] ”Marina lavora con il corpo, io sono uno scultore. Il nostro percorso è molto diverso, ma c’è una cosa che ci avvicina: il rapporto con l’effimero. Vedo nella distruzione un atto creativo [...] Non è importante possedere l’oggetto, quanto la sua memoria. Penso alle mie sculture come a monumenti della memoria, come il Colosso di Rodi, che nessuno ha mai visto, ma che è nel nostro immaginario. L’arte non è fatta per essere posseduta. Tutto passa e lascia una scia effimera. E questo vale anche per le persone”. Sicuramente vale per gli oggetti, che nel loro loft dalle grandi vetrate sono pochissimi, quelli indispensabili. Poltrone anni Cinquanta e sottili vasi colorati di Murano, un tavolo di legno chiaro disegnato dallo stesso Canevari, una chaise-longue di pelle nera e accanto un romanzo di Raymond Chandler. ”Abbiamo comprato questa casa nel 2002, è la prima volta che abbiamo qualcosa in comune” racconta lui. A New York li ha sposati n[...] con una cerimonia privata Edwin Torres, un giudice della Corte suprema, famoso scrittore di noir (’ suo Carlito’s way da cui è stato fatto il film con Al Pacino”). ”Ci siamo conosciuti dieci anni fa a Roma nella galleria di Stefania Miscetti, un colpo di fulmine”. Hanno vissuto nomadi tra Amsterdam e Roma, una casa a Belgrado e una a Stromboli, voluta da lei ”per l’energia dell’isola”. ”A Paolo non piaceva l’Olanda, troppo nordica. Roma è troppo carica di storia, per darmi stimoli creativi. Così è stato lui a propormi di vivere qui e all’inizio, confesso, l’idea mi fece paura. Per gli americani esiste solo l’America. Ti devi ripresentare, reinventare, ricostruire. Così ho fatto”. Nel 2005 Abramovic ha portato al Guggenheim museum Seven easy pieces, sette pezzi facili, rielaborazioni delle performance di grandi dell’arte come Joseph Beuys, Vito Acconci e Gina Pane. Risultato: un successo. Nel 2010 il Moma le dedicherà la sua prima retrospettiva. La Grande Mela l’ha incoronata. Ma per Canevari non è il successo a tenerli lì. ”Stare a New York è come vivere nella Roma di fine impero e assistere allo sfacelo del nostro mondo. Immagino sia come per un giornalista andare a Baghdad. Questa è una realtà estrema, di grandi contraddizioni, una delle poche città che mette in discussione la struttura politica americana”. [...] Sottrarsi all’oblio, sopravvivere al momento per Canevari è la cosa più difficile: ”Se oggi apriamo un giornale d’arte degli anni Ottanta troviamo nomi ormai dimenticati. vero che quelli bravi non passano, ma non sempre il mercato li premia. Così è successo a grandi artisti come Giulio Turcato e Giuseppe Capogrossi, ancora molto lontani da quotazioni adeguate”. A New York la visibilità per un artista è maggiore. Ma emergere qui non è così facile come può apparire guardando alle loro vite glamorous. ” un sistema dell’arte molto duro, dove conta il livello del lavoro più di ogni altra strategia. E le critiche dei principali giornali sanno essere molto severe. Si lavora se si è stimati, mai per conoscenze” osserva Canevari. E così è stato per gli italiani che hanno avuto il coraggio di misurarsi con queste regole. [...] In vacanza amano andare nelle spa ayurvediche del Kerala e dello Sri Lanka. ”Siamo l’opposto dell’idea bohémienne dell’artista” continua lui [...] ”Le pin up da sempre sono una mia passione, colleziono foto del celebre fotografo fetish Elmer Batters, mi diverte questo immaginario erotico, un po’ infantile, un po’ da camionista. La gente ha un’idea della perversione molto provinciale. La vera perversione, il vero erotismo è altro, come lo intendeva Carlo Mollino [...] La mia tradizione italiana mi porta a ispirarmi alla scultura anni 60-70, ai lavori di Pino Pascali, Lucio Fontana, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, amico da sempre. L’Arte povera è il movimento italiano che ancora influenza l’arte [...] Io sono un bravo artista, Marina è bravissima”. stato lui a chiederle di sposarlo, come racconta lei abbassando la voce: ”Era un giorno di pioggia, ero sotto casa, davanti al negozio dove facciamo la spesa, con due buste di plastica in mano. Me lo ha chiesto lì”. una romantica, in fondo. Come regalo di nozze, lui si è fatto tatuare sul braccio destro una pin up e sotto la scritta: Marina» (Terry Marocco, ”Panorama” 15/3/2007).