Notizie tratte da: Stefano Mayorca, Cronache dal mistero, Milano, De Vecchi Editore, 2005, pp. 189, euro 12,90, 5 marzo 2007
Notizie tratte da: Stefano Mayorca, Cronache dal mistero. Pila. Un vaso di terracotta alto 15 centimetri sigillato da un tappo di pece, l’oggetto trovato dall’archeologo tedesco Wilhelm Konig durante gli scavi nei pressi di Bagdad
Notizie tratte da: Stefano Mayorca, Cronache dal mistero. Pila. Un vaso di terracotta alto 15 centimetri sigillato da un tappo di pece, l’oggetto trovato dall’archeologo tedesco Wilhelm Konig durante gli scavi nei pressi di Bagdad. Una volta aperto si trovò al suo interno, inserita in un cilindro di rame, una piccola asta di ferro che pareva corrosa dall’acido. Trovandolo simile a una pila, Konig vi applicò un elettrolito e il reperto produsse elettricità. Secondo le analisi di laboratorio l’antica pila sarebbe stata costruita intorno al 180 a.C. Piramidi. Teotihuacan, ovvero ”il luogo dove si diventa dei”, una delle più importanti città sacre dell’antico Messico. Posta su un altopiano, a 2.300 metri di altitudine, era costruita seguendo regole simboliche. Si stendeva sull’asse principale, il viale dei Morti (Miccaotli), lungo più di due chilometri e largo 4,5, ed era dominata da due grandi piramidi: quella del Sole (alta 63 metri con una base di 222 metri per 225) e quella della Luna (40 metri di altezza, 150 metri per 120 la base). All’interno delle mura sorgeva anche il tempio di Quetzalcoatl. La disposizione degli edifici sacri è simile a quella di alcuni gruppi di piramidi egizie. Colossi. Hanno più di 3500 anni i Muchachos gordos (’ragazzi grassi”), colossi di pietra trovati in Guatemala che rappresentano uomini tozzi e imponenti. Tuttora sconosciuti origine e significato di queste sculture, caratterizzate da una particolarità: tempie e ombelico sono magnetizzate. Secondo i ricercatori, gli artisti che realizzavano queste opere riuscivano in qualche modo a scovare rocce con parti naturalmente magnetizzate, che poi facevano coincidere con tempie e ombelico delle loro creazioni. Peyote. Erbe allucinogene utilizzate negli antichi riti religiosi: il fungo psylocibe mexicana, il teonactl (’carne di Dio”) di Maya e Aztechi, il peyote dei Chichimecas, l’amanita muscaria dei popoli siberiani, l’ibogaina dei pigmei africani, il soma degli Indù, lo yage (una liana chiamata anche aya huasca) usato dagli Inca e ancora oggi dagli indios Zaparo, la cannabis dei Zoroastriani, l’ololiuqui dei nativi amazzonici, le foglie di coca dei Quechua Aymarà delle regioni andine, lo stramonio di Greci e Arabi. Papavero. Nella mitologia ellenica Morfeo, dio del sonno, viene rappresentato con fiori di papavero in mano. Nell’Odissea si fa riferimento all’oppio sotto forma di ”pharmakon nepentes”, misteriosa sostanza che dissolve la collera e scaccia la tristezza. Yawirka. I conquistatori spagnoli, convinti che nel lago Titikaka giacessero innumerevoli tesori, scavarono profonde gallerie sul suo fondo tentando di prosciugarlo. Speravano così di recuperare, tra le altre ricchezze, un favoloso serpente d’oro a due teste, gettato tra i flutti dai sacerdoti Inca che volevano così salvarlo dalla cupidigia degli invasori. Si pensa che fosse fatto con una grossa treccia di lana, ricoperta di placche d’oro a imitare le squame del rettile. Secondo alcune descrizioni il serpente a due teste, chiamato Yawirka, aveva lo spessore di un braccio, era lungo circa 700 piedi ed era talmente pesante che 200 uomini riuscivano a stento a sollevarlo. Nel corso delle festività in onore della dea Luna, Yawirka era portato in processione per le strade di Cuzco. Arrivati in piazza, i danzatori lo agitavano imitando i movimenti di un vero serpente, infine lo deponevano ai piedi del sovrano, acciambellandolo come se fosse all’improvviso caduto in letargo. Diavolo. Le prime apparizioni di cerchi nel grano (’crop circles”) in Inghilterra risalgono al 1600. Recente il ritrovamento di un opuscolo, datato 1678, intitolato ”Il Diavolo mietitore: ovvero, strane notizie dall’Hartfordshire”: ”Un possidente terriero […] andò da un contadino per accordarsi e fargli falciare le messi. Il contadino chiese un forte prezzo per il suo lavoro e, dopo alcune male parole, il proprietario irritato gli disse che il diavolo stesso poteva falciargli il campo prima che l’avesse fatto fare a lui. […] Al mattino dopo si recò sul posto, trovando con suo grande stupore che l’avena era stata falciata e, come se il diavolo volesse mostrare la sua destrezza […], aveva falciato le piante in cerchi rotondi e piazzato ogni stelo con tale destrezza che avrebbe richiesto tutta la vita di un uomo per fare quel che egli fece in una sola notte”. Puù. In Messico si narrano le storie legate ai nani detti Puù, che avrebbero costruito nello Yucatan il complesso di Loltùn, dedalo di strette gallerie artificiali che sembrano consumate dai passi di creature minuscole.