Marco Castelnuovo, La Stampa 5/2/2007, 5 febbraio 2007
TORINO
C’è chi si fa una seconda vita virtuale per sfuggire dalla prima, per poter fare cose che nella realtà non si possono fare o per evadere da un mondo che non è quello che si sperava fosse.
Ma ci sono anche parecchie persone che inaugurano una seconda vita per potenziare la prima, per trovare nuovi mercati dove vendere la propria merce o imporre le proprie idee.
Su «Second Life», il gioco on-line dove, appunto, ci si crea una seconda vita virtuale, c’è chi cerca avventure, chi ne approfitta per fare quello che ha sempre sognato di fare, e chi se ne serve per arrotondare lo stipendio. E che stipendio.
Ne sa qualcosa Ailin Graef, 19 anni, nata giapponese ma residente a Francoforte. Con il suo avatar Anshe Chung (l’alter ego su «Second life») ha creato una società di landscaping che fattura un milione di dollari reali. Ha un sito curatissimo e all’avanguardia. Avere una casa o un’isola firmata Anhse Chung è garanzia di successo. La sua fama è talmente cresciuta che nel maggio scorso ha conquistato la copertina del newsmagazine economico americano Business Week.
In «Second Life», Anshe compra e sviluppa il settore immobiliare con la moneta locale, il linden dollar, che è convertibile in moneta reale. Un linden vale circa 0,3 dollari americani. Oggi l’impero virtuale di Anshe è equivalente a 36 chilometri quadrati di terra, abitata da circa 550 persone, che le pagano regolare affitto. Oltre al settore immobiliare, Anshe possiede centri commerciali, brand in voga nella vita virtuale e numerose azioni nelle compagnie presenti nel gioco. E tutto questo dopo un investimento iniziale, due anni e mezzo fa, di 9,95 dollari (7,70 euro) che le hanno consentito di entrare nel gioco.
Già perché si può entrare gratuitamente o pagando. La differenza non è banale: pagando si diventa proprietari di un terreno. Un proprio pezzo di terra apre molte possibilità, tra cui metter su casa, organizzare eventi, intrattenere amici e conoscenti, fare sesso virtuale a casa invece che in trasferta, avviare attività commerciali. Entrando gratis non si hanno soldi da spendere: bisogna lavorare. Cominciando, ovviamente dai lavori più umili. Come nella vita reale, quello più remunerativo e più veloce è certamente quello della escort. Ce ne sono di due tipi: o fai-da-te (più che una escort una vera e propria prostituta), per strada cercando complici e clienti, o nei club, previa severissima selezione, dove a fronte di un pagamento di 800 linden dollar (24 dollari) si trattiene il 15 per cento circa. O ci si può inventare altri lavori: interprete, giardiniere, shopping planner, psicologo: i modi per fare i soldi sono tantissimi e in molti ne riescono a fare. Le statistiche ufficiali dicono che almeno 140 residenti guadagnano per poche ore di lavoro tra i 2 mila e i 5 mila euro al mese, mentre più di cento sono già oltre quota 5 mila euro guadagnati. Con pochi clic.
Il fenomeno è in espansione e gli scambi sono sempre più vorticosi. Impresari virtuali, imprenditori nella realtà che cercano una nuova vetrina o un altro mercato dove vendere i propri prodotti, nuove idee e articoli che spingono a fare shopping. Insomma solo ieri, su «Second Life» è passato di mano tra i quattro milioni di residenti l’equivalente di un milione e seicentomila dollari americani (un milione e duecentomila euro). La banca inglese Hsbc calcola che in media gli utenti di «Second Life» arrivino a spendere anche 50 dollari alla settimana. Si fa presto a fare i conti: un miliardo e mezzo di dollari è valso nel 2006 il business dei Mmorpg (Massive Multiplayer Role Playing Game), il 50 per cento in più dell’anno precedente. «World on Warcraft», «Final Fantasy», «City of Heroes», sono altri esempi di giochi simili a «Second Life». Che però sbaraglia tutti gli altri attirando così nuovi investimenti e attenzione da parte dei big mondiali.
Settembre 2006: Ibm tiene un seminario su «Second Life», al termine del quale decide di supportare l’iniziativa. Ora è partner della Linden, la società di San Francisco che ha inventato il gioco nel 1999. Ibm ha comprato 24 isole virtuali su «Second Life» e pensa di investire fino a dieci milioni di dollari nel solo 2007. E i suoi competitor non stanno a guardare. Sull’isola della Dell si può volare all’interno dell’ultimo Pc fedelmente riprodotto, la Cisco ha aperto uno stand virtuale come la Sun Microsystem, la Toyota, la General Motors. La Reuters ha aperto un ufficio di corrispondenza, il consolato svedese un ufficio del turismo, tutti i big della politica americana (e anche francese in tempi di presidenziali) hanno il loro comitato elettorale sull’isola virtuale. E c’è chi fa ancora di più: hanno investito nella Linden circa venti milioni di dollari il fondo Capital Partners, il fondatore di Amazon Jeff Bezos, quello di Ebay Pierre Omidyar: tra coloro che hanno «fatto» Internet, insomma, c’è la convinzione che quello di «Second Life» possa essere un altro passo nella maturazione del Web. C’è chi lo ha chiamato Web 3.0, dopo l’1.0, quello conosciuto fino ad adesso e il 2.0 sviluppatosi negli ultimi anni grazie all’esplosione dei blog.
Nessuno sta a guardare: la banca danese Saxo ha annunciato che aprirà entro settembre uno sportello di consulenza per la gestione del portafoglio virtuale (e reale) degli abitanti di «Second Life», trasferendo on-line Stephan Martinussen uno dei due responsabili del «sales trading» della banca, avatar Stephan Canto. Ma è solo il primo passo per la banca danese: la seconda fase dovrebbe essere quella di permettere anche ai non residenti di speculare sul Linden Lab’s Lindex Exchange, la Borsa locale.
Chi ha già guadagnato è il fondatore, presidente e amministratore delegato della Linden, il trentanovenne Philip Rosedale. Quando fondò la società, nel 1999 non pensava di costruire un gioco, «ma un vero e proprio nuovo Paese». Alla luce di quanto sta accadendo on-line, possiamo dire che ci è perfettamente riuscito.