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 2007  febbraio 05 Lunedì calendario

MARIO PIRANI

In quest´epoca, in cui simbolo di virtù economica è assai più il taglio dei bilanci che il volume degli investimenti, è ancora consentito parlare di spese per la cultura? Tanto più quando dall´esborso non può attendersi un pari ritorno economico e, ancor meno, un profitto? C´è da essere fulminati sul campo dai fondamentalisti del dio Mercato il cui oltranzismo non ammette eccezioni, a differenza dei credenti non ortodossi che, come chi scrive, reputano la sua «mano invisibile» quasi sempre affidabile, ma non in tutti i casi. Già su queste colonne tentai di spiegare sulla base dei teoremi dell´economista americano William Baumol, come non sarebbe oggi possibile ascoltare un´opera di Mozart dal vivo, se la sua produzione non venisse sovvenzionata in perdita. Questo perché in alcuni settori, a cominciare dalla musica classica in diretta, i costi, non potendo scontare incrementi di produttività, sono destinati ad aumentare nel tempo assai più velocemente che negli altri comparti. L´esempio classico fatto da Baumol (che estese poi la sua scoperta ad altri settori, come la salute, la scuola, il restauro, ecc.) partiva dal fatto che nel XVIII secolo per eseguire un quartetto di mezz´ora occorrevano due ore complessive di arpeggio di quattro suonatori e che a tutt´oggi il rapporto non è mutato. A differenza di quasi ogni altra impresa, dove la produzione è centuplicata con un sempre minor numero di addetti per unità di prodotto.
Questa breve introduzione è propedeutica ad un caso tipico di prodotto di alta cultura strutturalmente in deficit, il Dizionario biografico degli Italiani, edito dall´Istituto dell´Enciclopedia italiana, che negli anni Trenta, quando Mussolini ne decise il potenziamento, era presieduta da Guglielmo Marconi con Giovanni Gentile direttore scientifico. L´interesse nazionale attribuito all´Istituto è rappresentato ancora oggi dal fatto che la nomina del presidente spetta al presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio. Nel 1995-97, nel periodo di maggior impulso dei processi di privatizzazione, pur mantenendo il profilo di un ente d´interesse pubblico, l´Istituto perfezionò il suo carattere di società per azioni con l´entrata di nuovi soci industriali e bancari. Ne sortì una missione ibrida, in bilico tra la naturale tendenza manageriale da normale casa editrice, di realizzare utili, tagliare spese giudicate improduttive, intraprendere iniziative di successo, e il compimento delle finalità originarie che non potevano rispondere ad analoghi criteri. Queste finalità sono essenzialmente due: i volumi di aggiornamento della Grande Enciclopedia Italiana, ormai edita nel suo complesso, e il completamento del Dizionario biografico degli Italiani.
La sua pubblicazione iniziò nel 1960 e venne concepita da alcuni fra i massimi storici dell´epoca – Federico Chabod, Luigi Salvatorelli, Alberto Maria Ghisalberti ed Aldo Ferrabino – come un´opera di alto livello che servisse come struttura di riferimento permanente per la cultura italiana. Destinata soprattutto alle biblioteche, alle scuole superiori, alle università, agli istituti di cultura, essa dovrebbe comprendere 40 mila biografie degli italiani che dal V secolo d. C. ad oggi hanno svolto un ruolo di qualche significato nella vita politica, culturale, artistica, scientifica ed economica del nostro Paese. Venne anche deciso che le biografie non si limitassero a fornire dati sintetici della vita e delle opere ma fossero veri e propri saggi critico-storiografici originali. Questi criteri assicurarono un generale apprezzamento dei volumi usciti, anche per l´assoluta libertà da condizionamenti politici ed accademici degli autori delle voci chiamati a collaborare. Dei 110 tomi previsti ne hanno finora visto la luce 68 (siamo alla voce Mangelli), con una scansione nell´ultimo periodo di due volumi l´anno. Il completamento dovrebbe avvenire all´incirca in 20 anni. Uso il condizionale perché il deficit previsto di 620 mila euro l´anno (pari al costo di un modesto appartamento) sembra apparire a taluni un inutile esborso. Gli attacchi vengono da più parti. Si lamenta il «gigantismo» mentre i patiti dell´instant book criticano la lentezza dell´opera. Occorrerebbe un rapido chiarimento di fondo scorporando il Dizionario dalle edizioni commerciali della Treccani, per affidarlo a una Fondazione di alto profilo e piena indipendenza, assicurata da una gestione ancora designata dal Presidente della Repubblica. Sempre che non si voglia abbandonarlo a metà e demolire un monumento della cultura italiana, per leso profitto.