Pierre Riffard, I filosofi: vita intima, Raffaello Cortina Editore 2005, 273 pagine, 22 euro., 5 marzo 2007
Pierre Riffard, I filosofi: vita intima. Dettatura. Secondo l’inquisitore Bernardo Gui, Tommaso d’Aquino dettava contemporaneamente testi diversi a tre o quattro segretari
Pierre Riffard, I filosofi: vita intima. Dettatura. Secondo l’inquisitore Bernardo Gui, Tommaso d’Aquino dettava contemporaneamente testi diversi a tre o quattro segretari. Domenicani. La regola domenicana gli vietava di viaggiare a cavallo, perciò Tommaso d’Aquino si spostava sempre a piedi, per un totale, si calcola, di quindicimila chilometri. Il viaggio più lungo fu di 1620 chilometri, da Napoli a Parigi, per completare gli studi di filosofia e intraprendere quelli di teologia con Alberto Magno (anche lui domenicano, soprannominato ”Bundschub”, ”stivaletto stringato”, calzatura con cui percorreva il suo vescovado di Colonia, mentre la mula trasportava effetti personali e manoscritti). Memoria. La memoria venne meno ad Alberto Magno per la prima volta quando aveva ottantasei anni, durante una lezione. Da allora il filosofo si ritirò per sempre nella cella del suo convento di Colonia. Pomi. Hobbes rifletteva meglio camminando, tanto che nel pomo del suo bastone portava penna e calamaio e non usciva mai senza il taccuino in tasca (il Leviatano fu scritto durante le passeggiate per le strade di Parigi). Passeggiate. "Al mattino passeggio per un’ora, al pomeriggio in media tre ore di buon passo" (F. Nietzsche, lettera alla madre, 20 marzo 1888). Creatività. Per stimolare la creatività Kierkegaard affittava un calesse veloce e scorrazzava per la Zelanda, Camus andava a tutta birra in auto. Montaigne si accontentava di andare al trotto, ma per otto o dieci ore (anche se soffriva di coliche). Brame. Agostino iniziò a osservare il voto di castità solo a 32 anni: "Voglio ricordare il mio sudicio passato e le devastazioni della carne nella mia anima. Durante l’adolescenza fui riarso dalla brama di saziarmi delle cose più basse e non ebbi ritegno a imbestialirmi in diversi e tenebrosi amori". Triangoli. Rousseau non disdegnava i triangoli amorosi. Divideva Madame de Warens con il falegname che lavorava per lei, Claude Anet ("vivevamo così in un’unione che ci rendeva tutti felici"), e Madame d’Houdetot con Saint-Lambert. Tizzoni. Tommaso d’Aquino morì vergine. Per dissuaderlo dal farsi monaco alcuni membri della sua famiglia lo rapirono dal convento di Napoli, lo sequestrarono nel loro castello di Monte San Giovanni, e gli mandarono in stanza una bellissima ragazza. Il giovane Tommaso, che allora non aveva più di vent’anni, stava per cedere, ma impugnò in tempo un tizzone ardente nel camino e cacciò la ragazza. Amici. Due volte Nietzsche incaricò un amico di chiedere la mano di una donna, ma entrambe le volte finì che l’amico seducesse la donna. Capitò nel 1876 e nel 1882, quando, rispettivamente, Mathilde Trampedach e Lou Salomé, anziché accettare la richiesta di matrimonio del filosofo, si innamorarono del messaggero, di Hugo von Senger l’una, e di Paul Rée l’altra. Matrimonio. "Sposarsi è fare tutto il possibile per rendersi invisi a qualcuno" (A. Schopenhauer, Petit Bréviaire cynique). Relazioni. "Coniuge è una relazione simmetrica ma intransitiva; discendente è asimmetrica ma transitiva. Fratellastro non è simmetrica e non è transitiva; se le terze nozze fossero proibite, la relazione sarebbe intransitiva" (Bertrand Russel, quattro volte sposato, tre volte divorziato). Brutti. "La bruttezza mi è stata rivelata dalle donne; fin da quando avevo dieci anni mi sentivo dire che ero brutto" (Jean-Paul Sartre). Bassi. "Ora, sono di statura un po’ al di sotto della media. Questo difetto non soltanto è brutto, ma anche scomodo, soprattutto per quelli che hanno comandi e cariche" (Michel de Montaigne). Lardo. Pierre de Le Pallet, alias Abelardo, era soprannominato dai compagni di scuola bajalardus, ”leccatore di lardo”, perché il maestro lo rimproverava di accontentarsi di eccellere nelle materie letterarie, e di non applicarsi in quelle scientifiche, in cui non raggiungeva la sufficienza: "Quando un cane è sazio, si accontenta di leccare il lardo". Al che Pierre replicava di avere già il lardo, senza avere bisogno studiare: "Habeo lardum", ”ho il lardo”, da cui Abelardo. Spalle. Il vero nome di Platone era Aristocle, dal nome del nonno, ma il maestro di ginnastica lo soprannominò così per il suo vigore fisico (Platone, da platos, ”dalle spalle larghe”). Motti. A quarantasei anni Comte, separato dalla moglie Caroline, incontrò e si innamorò della trentenne Clotilde de Vaux, sposata, tisica, che non corrispondeva i suoi sentimenti (lui era piccolo e butterato) e comunque morì dopo due anni. L’incontro segnò il pensiero del filosofo, che fondò una religione, cosiddetta dell’Umanità, all’insegna del motto: "Non si può sempre pensare, ma si può sempre amare". Convivi. "Devi guardare con chi mangi e bevi prima di guardare che cosa mangi o bevi; infatti, pranzare senza un amico è dividere le carni a modo di leone o di lupo" (Epicuro).