Notizie tratte da: Emanuela Audisio, Il ventre di Maradona, Mondadori, 2006, 225 pagine, 15 euro., 5 marzo 2007
Notizie tratte da: Emanuela Audisio, Il ventre di Maradona. Zatopek. "Non ho abbastanza talento per correre e sorridere nello stesso momento" (Emil Zatopek, quando lo criticano per il ghigno che ha sempre impresso sul viso)
Notizie tratte da: Emanuela Audisio, Il ventre di Maradona. Zatopek. "Non ho abbastanza talento per correre e sorridere nello stesso momento" (Emil Zatopek, quando lo criticano per il ghigno che ha sempre impresso sul viso). Ayrton Senna. Tre titoli mondiali, 161 GP vinti, 65 pole position (record eguagliato nel 2006 da Schumacher), morì a 34 anni, uscendo fuori pista e andando a sbattere contro un muro a 304 chilometri orari, a Imola, il 1° maggio 1994. Tra i primi a saperlo il fratello Leonardo, che si sentì dire dal presidente della Fia, Bernie Ecclestone: "Aspettiamo la fine della corsa per dare la notizia della morte". Il tg nazionale brasiliano l’annunciò all’ora di pranzo: "Si è rotto lo specchio dove ci vedevamo primi nel mondo". Sulla sua tomba, la numero 11, nel cimitero di Morumby, l’epitaffio: "Nulla mi può separare dall’amore di Dio". Per andare più forte, in dieci anni aveva trasformato il suo corpo: alto 1,75, aveva aumentato il peso da 58 a 70 kg, la circonferenza del torace da 86,4 a 101,4, cosce da 44,6 a 51,6, braccia da 23,2 a 34,6. Nell’88 aveva abbassato la frequenza cardiaca a 150 battiti al minuto in gara (contro una media di 190), e i battiti normali a 60, come Pelé. Correva dieci chilometri al giorno, il suo record era di 22 km in 90 minuti. Best. George Best, nato a Belfast il 22 maggio 1946, cresciuto a patate ("il record è ancora mio, 23 in una volta"), per vedere una partita in tv prendeva a pallonate il muro del vicino per farsi invitare. Scoperto mentre giocava in un campo sperduto, da un osservatore che lo segnalò con un telegramma passato alla storia, "credo d’aver scovato un genio, si chiama Best, ha 15 anni", debuttò a 17, vinse il Pallone d’oro nel Manchester United a 22, appese le scarpe al chiodo a 26, si ammalò di cirrosi epatica a 54 e per tre mesi l’affrontò con le capsule di Antabuse cucite nello stomaco (fanno star male appena si tocca l’alcol), subì il trapianto di fegato a 56, ma non bastò e morì a 59 anni. Il suo talento era solo oscurato dalla sua bellezza: "Se non fossi stato così bello non avreste mai sentito parlare di Pelé". Sostenevano che David Beckam fosse il suo erede, ma lui lo liquidava così: "Non sa tirare di sinistro, non colpisce di testa, non fa tackle, segna poco, per il resto è ok". Libertà. Potevo essere Pelé, ho scelto la libertà" (Gianfranco Zigoni). Pelé. "Una nave che faceva slalom tra le onde" (Dorval e Coutinho, compagni di squadra di Pelé). Tospericagerja. In Brasile molte coppie che ebbero un figlio nel ”70, lo registrarono all’anagrafe col nome ”Tospericagerja”, che conteneva la prima sillaba di più della metà dei giocatori che avevano vinto il Mondiale quell’anno: Tostao, Pelé, Rivelino, Carlos Alberto, Gerson, Jairzinho. Furti. Il gol più bello dei suoi 1.282 Pelé lo segnò nel Santos, nel torneo Rio-San Paolo, contro il Fluminense, al 41°, scartando sette avversari (tra cui Castilho, che poi si suicidò), così bello che il giorno dopo nello stadio gli dedicarono una targa: "In questo campo il 5 marzo ”61 Pelé segnò il gol più bonito del Maracanà". La rete era stata ripresa dalla tv, ma quando il regista cinematografico Anibal Massaini Neto cercò il filmato, scoprì che l’azione originale era stata rubata, tagliata via dalla pellicola: al suo posto era stato messo un altro gol. Rapine. Al semaforo a San Paolo, mentre era alla guida di una Mercedes, nel ”99 Pelé subì un tentativo di rapina, ma appena i rapinatori lo riconobbero chiesero scusa e se ne andarono. Ibrahimovic. "Quando riceve una palla Ibra ha cinque soluzioni, quando gli altri ne hanno solo una" (il ct della nazionale svedese Tommy Sodeberg). Tatuaggi. "Solo Dio mi può giudicare" (il tatuaggio che il calciatore Zlatan Ibrahimovic si è fatto fare sull’addome). Campioni. "Le qualità che fanno un campione sono tutte cattive, perché nascono dall’insicurezza, dall’esigenza di provare qualcosa, dal ricercare l’attenzione. Non c’è amore, c’è solo la rabbia del non voler perdere" (la tennista Chris Evert). Disperazione. "Quello che tutti i campioni hanno sempre avuto in comune è la disperazione. Combatti per uscire dalla povertà" (Mike Tyson).