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 2007  marzo 04 Domenica calendario

MORO

MORO Fabrizio Roma 9 aprile 1975. Cantante. Nel 2007 ha vinto con Pensa il Festival di Sanremo nella categoria Giovani • «Sanremo è Sanremo, d’accordo, ma è davvero successa una cosa nuova, e strana [...] C’era, lui solo al centro del palco, un trentenne dalla faccia pulita (vabbè, a parte il kajal sugli occhi), di professione facchino d’albergo (vabbè, da domani, si suppone e gli si augura: ex), che apriva la serata finale, quella del grande spolvero, cantando una ballata antimafia e prendendosi ovazioni nello stesso teatro in cui, fino a qualche tempo fa, spadroneggiavano le claque in odore di camorra. Brividi, brividi. Vista in tv, dove il festival è pur sempre un format soggetto alle regole di mercato: una gran ”paraculata”. Non vista da qui, però. Perché Fabrizio Moro vince, e Ficarra e Picone incantano con un monologo dedicato a padre Puglisi, nell’anno in cui, come per un colpo di bacchetta magica, o di spugna, scompaiono dalla gara i cantanti neomelodici napoletani con il loro assertivo seguito; in cui non si segnalano bagarini in azione, e basta affacciarsi nella hall del primo albergo cittadino per fare la conta degli assenti. [...] la canzone di Fabrizio Moro è magari legittimata dal mercato, e c’è dibattito tra chi ci vede ”un calcolo”, come alcuni noti dj, e chi un’espressione artistica ”onesta, sincera e priva di qualsiasi furbizia”, come il regista Marco Risi. Però persino un uomo prudente e consapevole d’un certo processo di glamourizzazione dell’antimafia, come il presidente di Libera don Luigi Ciotti, è colpito dalla performance di Moro: ”Non lo conosco e non so nulla di lui, ma avrei voluto abbracciarlo”, confida, ”per la forza di quel ”Pensa’, parola tanto semplice quanto straordinaria, e di quei versi scaturiti, come lui stesso ha detto, da un’emozione. Lo cercherò per chiedergli di venire a cantare alla Giornata nazionale della memoria e dell’impegno, quella in cui vengono letti tutti i nomi delle vittime di mafia. [...] Certo, non è l’Ariston. Ma è la Calabria, e sarebbe importante se venisse a scandirlo anche là, quel Pensa”. Moro ha 31 anni e non è uno sprovveduto. Nell’album postsanremese ci sono almeno un paio di canzoni destinate al successo e ben più commerciali di quella scelta per il festival. E dietro al suo ”progetto” (qui le canzoni e i dischi si chiamano così) ci sono volponi come Giancarlo Bigazzi e Marco Falagiani, oltre che un aneddoto curioso: un famoso produttore strappò il contratto con Fabrizio pochi mesi fa, al grido di ”chissenefrega di voi cantautori impegnati!”, e starà rosicando. La dedica al padre che da vent’anni ”si alza tutte le mattine alle sei”, poi, è magistrale. La ballata antimafia è tutto fuorché lo scatto naïf dell’anima bella. C’è il bel video firmato da Marco Risi, c’è Rita Borsellino che ne è in qualche modo la madrina, c’è, chiaramente, ”il progetto”. Ma Moro è sincero quando rifiuta l’etichetta di professionista dell’antimafia ”perché non so cosa sia e non ho le spalle abbastanza larghe”. Ha scritto Pensa, spiega, perché ”ho visto il film su Borsellino e mi ha dato delle emozioni. Ma io non sono un cantautore impegnato, non avrei gli strumenti culturali per esserlo. Scrivo canzoni che parlano degli stati d’animo di tutti i giorni, d’amore. E dico anche un sacco di stronzate”. già un po’ divo, occhiali scuri e modi spicci, la mattina dopo la vittoria. L’ha chiamato il sindaco Veltroni (’ stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita”), le ragazzine gli strillano per strada, la sua canzone è stata lodata da molti autorevoli politici. Quel che potrà ora accadergli lui in fondo lo sa, per averlo cantato in un brano di due anni fa: ”Mi dicono dove vai / mi dicono abbandona tutti i sogni che hai / Solo il business... Non solo il business”. L’ex facchino d’albergo dalla faccia strana e cinematografica farà strada, attento a non farsi appioppare etichette (a parte quelle discografiche, s’intende), e non è escluso che si riveli, alla lunga, più provvisto di senso della posizione che di senso civico. O magari no, e non è poi detto che una cosa escluda l’altra: ”Solo il business / Non solo il business”, appunto. Però la ballata antimafia che apre la diretta del sabato sera dall’Ariston, che bella cosa» (Stefania Miretti, ”La Stampa” 4/3/2007).