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 2007  marzo 04 Domenica calendario

Cavandoli Osvaldo

• Maderno sul Garda (Brescia) 1 gennaio 1920, Milano 3 marzo 2007. Fumettista. Disegnatore satirico. Cominciò a lavorare a 23 anni, insieme con Nino Pagot. Creatore della ”Linea”, celebre cartone animato di Carosello destinato a pubblicizzare le pentole Lagostina che apparve per la prima volta in tv nel 1969 • «L’omino è deciso ma anche irascibile. Se la linea s’’interrompe, lui sbraita, si agita, si rivolta, e allora la mano dell’autore, provvida e rapida, interviene disegnando per lui una vettura, un tratto di strada per superare l’interruzione o il baratro, per farlo proseguire nella sua corsa senza fine: la linea è per definizione infinita. Quella tra la Linea - questo il nome dell’omino stilizzato - e suo padre - Osvaldo Cavandoli da Maderno del Garda - è una simbiosi che dura da trent’otto anni [...] quasi un’opera concettuale nell’ambito della grafica e del cinema d’animazione italiano. Cava era, a suo modo un autodidatta, uno dei tanti dell’Italian style. Aveva studiato all’avviamento professionale, dopo un esordio al ginnasio, ed era diventato disegnatore tecnico all’Alfa Romeo di Arese. Dopo l’8 settembre era finito in Germania, deportato dai tedeschi. Ritornato in Italia aveva risposto all’annunciodi uno studio, quello dei Fratelli Pagot, che stavano cercando disegnatori per un nuovo film d’animazione. Il suo compito era quello dell’intercalatore, e in questa veste aveva partecipato ai primi cortometraggi della storia del cinema italiano: Lalla e il funghetto e I Fratelli Dinamite. Così la passione di disegnatore gli era scoppiata dentro. Nel 1950 fonda la Publifilm, ma il progetto fallisce. In uno scantinato milanese Cava apre un altro studio, Pupilandia; lì lavora con un socio, Moroni, realizzando pupazzi animati e filmati cinematografici. Gli venne in mente anche di realizzare un suo Pinocchio, progetto mai completato. Negli anni che seguono lavora per vari studi, diventando uno dei disegnatori di Carosello: fabbrica oggetti animati, ma anche la Mucca Carolina e Lancillotto, insieme ad altri. Nel 1964 nasce la Linea, risultato di un togli togli continuo. Il suo personaggio ha esattamente la doppia caratteristica del segno di Cava: qualcosa di tecnico - l’essenzialità del disegno tecnico - e qualcosa di mentale - Cavandoli è stato un istintivo molto mentale. Ma perché il segno appena inventato potesse diventare davvero un personaggio, occorre che lo scopra nel 1969 Emilio Lagostina, padrone dell’omonima azienda, non a caso collezionista d’arte. Fu lui a vedere nella creatura scarabocchiata di Cavandoli un possibile testimonial - come si dice oggi - per le sue pentole a pressione. A dargli la voce, tra il meneghino e il brianzolo, è Giancarlo Bonomi, una parlata quasi incomprensibile, ma perfetta per descrivere stati d’animo concitati, delusione e rabbia, soddisfazione e ribrezzo. In breve La Linea diventa uno dei personaggi più noti e amati di Carosello. La carriera di Cava a quel punto è segnata. Anche se le creature che escono dal suo laboratorio mentale sono altre - Felice Sicoservi, ad esempio -, egli resta legato alla Linea in tutto e per tutto. Fino a che, nel 1977, quando Carosello chiude, Cavandoli rimonta i suoi spot fabbricando un centinaio di film brevi di tre minuti l’uno che ottengono subito successo in tutto il mondo, salvo che in Italia. L’associazione tra il personaggio e l’oggetto pubblicizzato diventa mortale per la creatura di Cava. Una sorta di puritanesimo anti pubblicitario gli blocca la strada: l’accusa di pubblicità indiretta. Cava ne è amareggiato, ma incassa questa censura. Lavora per l’estero su temi comico erotici: un approccio ironico all’eros per la televisione tedesca. Nel 1997 La Linea torna in televisione come sigla per Pinocchio, la trasmissione di Gad Lernera. Purtroppo Cava, che ha lavorato negli ultimi anni in uno studio a poche centinaia di metri dalla Rai milanese di corso Sempione, è stato cancellato dal paesaggio televisivo italiano, e non ha avuto la gioia di veder tolto l’embargo sul suo personaggio» (Marco Belpoliti, ”La Stampa” 4/3/2007).