Francesco Merlo, la Repubblica 4/3/2007, 4 marzo 2007
...La masturbazione, insomma, è la regina assoluta del libro di genere erotico, della pornografia, di Internet, ma anche, udite udite, del bordello e della prostituzione femminile
...La masturbazione, insomma, è la regina assoluta del libro di genere erotico, della pornografia, di Internet, ma anche, udite udite, del bordello e della prostituzione femminile. E di fatti masturbatio, che è latino, deriva probabilmente da mastropeuein che è greco e significa procacciare prostitute: amore mercenario e «mano amica», la «puttana del mancino» secondo Marziale, sono le sequenze di una medesima deformazione, della stessa impasse, entrambi rimedi autocentrati, con la masturbazione nel ruolo di protagonista, e non solo perché è più diffusa e più antica come scrisse Freud: «Sono arrivato a pensare che è l´unica grande abitudine, il bisogno primitivo». Non esiste fenomeno che, nella storia dell´umanità, abbia subito la stessa prolungata furia repressiva, ben più del libro proibito che pure le è "compare", sino alla morte, alla galera, al taglio dell´arto, alla ferocia del manicomio, alla persecuzione collettiva, a partire dalla scoperta scientifica, da parte di Leeuwenhoek nel 1677, di quelli che sulle prime chiamò animalculi: ogni goccia un oceano di uomini preformati, e tra i quali inizialmente persino distinse il maschio e la femmina. Insomma partì, come spesso accade, dalla scienza la crociata contro la masturbazione - «falso godimento» «nervosismo immaginativo» «suicidio e omicidio» - con la partecipazione fanatica del prete, del pastore, del ministro del culto, del medico, dei genitori, degli educatori, dei precettori e dei maestri, dell´intera opinione pubblica, con una violenza che arriva sino a oggi visto che non c´è nulla di più sprezzante dell´insulto «segaiolo», parola alla quale dovrebbe obliquamente associarsi anche il significato di raffinato lettore di libri, quelli appunto in mostra a Brera. E basta entrare, fosse pure una volta, in un bordello di Parigi o di New York per scoprire che la prostituzione femminile è fondata sulla masturbazione maschile. I famosi sex shop, le case di piacere, i bordelli dei quartieri a luci rosse d´Europa alternano, infatti, spettacoli dal vivo e saloni privati dove si esercita la prostituzione a lunghi corridoi in più piani dove, con casualità strategica, si aprono cabine singole nelle quali ci si rinchiude per masturbarsi in santa pace, non più con uno dei libri in mostra a Milano, ma davanti a un televisore che proietta filmini classificati per genere, e il cliente può sceglierne uno o abbandonarsi a un furibondo zapping. Sono corridoi affollati, come la Rinascente a Milano, di varia umanità, di quegli stessi uomini che frequentano gli uffici postali e i supermarket o le redazioni dei giornali, ma non hanno la semplicità del ragazzino sincero che non si vergogna; loro temono il contagio e non dicono apertamente la verità che è la seguente: «Quando non ho la ragazza mi smanetto, spesso con l´aiuto di un libro o di un film». E, in quei corridoi, tra la folla dei clienti si aggirano numerosi inservienti, uomini di colore, immigrati, con i guanti e la mascherina sul viso, una scopa e un secchio. Hanno il compito di pulire per terra, tra un cliente e l´altro. Una bella rivista francese, Nova, qualche tempo fa, ne raccontò e ne fece parlare uno. In Francia li chiamano clinér, deformando la parola inglese, negli Stati Uniti sono i bus-boys. Fanno probabilmente il lavoro più infimo del mondo, e oggi forse dovrebbero essere proprio loro i protagonisti inconsapevoli, i testimoni della riedizione di una di quelle famose indagini sul sesso degli anni Sessanta, e dunque di un nuovo, amaro Rapporto Master e Johnson (ricordate?) sulla libertà sessuale, sul bisogno primitivo di libri o di filmini erotici. E un giorno anche questi filmini finiranno nel Fondo "Riservata Erotica" della Braidense, ma è bene non credere all´allegria, o al presunto ruolo ribelle, di chi colleziona queste opere che, come i libri che le hanno precedute, non sono mai state opere spensierate e neppure eversive o rivoluzionarie, né tanto meno libere, libertine o, figuriamoci!, liberate. Meriterebbe un settore della storiografia il collezionismo, e varrebbe la pena lavorare sulle biografie oltre che sulle biblioteche. Il collezionista più famoso fu certamente sir Henry Spencer Ashbee, e basta qui ricordare che lo schifiltoso British Museum non avrebbe mai accettato la raccolta più vasta e preziosa di "libri infami" se tra essi non vi fossero state anche tutte le prime edizioni e traduzioni del Don Chisciotte. Pochissimo invece si sa di Camillo Bianchi che nel 1902 lasciò alla Braidense i libri ora in mostra a Milano. Si sa solo che abitava in via Montenapoleone ed era certamente un uomo raffinato. Ma i collezionisti di libri erotici, specie se italiani, sono in genere uomini tristi, che hanno avuto un rapporto tragico con il sesso, sempre sull´orlo di una crisi di nervi, sulla soglia di un collasso psichico e affettivo, di una catastrofe emotiva, di quello splash che ciascun uomo si porta dentro nella sua personale zona proibita, ciascuno con il suo carico di mistero e di normalità.