la Repubblica 4/3/2007 Chiara Beria d’Argentine, La Stampa 4/3/2007, 4 marzo 2007
la Repubblica 4/3/2007 - MILANO - L´ex procuratore generale della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, è stato nominato presidente del Conservatorio di Milano, mentre lo stilista Gianfranco Ferrè è il nuovo presidente dell´Accademia delle Belle Arti di Brera
la Repubblica 4/3/2007 - MILANO - L´ex procuratore generale della Repubblica di Milano, Francesco Saverio Borrelli, è stato nominato presidente del Conservatorio di Milano, mentre lo stilista Gianfranco Ferrè è il nuovo presidente dell´Accademia delle Belle Arti di Brera. Lo ha reso noto ieri, a margine di un convegno, il sottosegretario dell´Università e Ricerca, Nando Dalla Chiesa, precisando che le due nomine sono già state ratificate dal ministro Mussi. «Cercavamo nomi di assoluto prestigio e competenza per cariche così importanti - è stato detto - Francesco Saverio Borrelli e Gianfranco Ferrè rappresentano perfettamente questo profilo». La Stampa 4/3/2007. Mlano - CHIARA BERIA DI ARGENTINE MILANO «E’ una nuova sfida, l’ennesima che affronto con gioia e un certo tremore. Il presidente del Conservatorio non è il responsabile scientifico né didattico; non vorrei che si aspettassero da me più di quanto potrò fare. Soprattutto spero non si aspettino che faccia il "castigamatti"! Non è il mio metodo, né la mia storia. Anche quando dirigevo la Procura di Milano capitava che ci fossero contrasti, sono sempre riuscito a ricomporre le tensioni». E’ un sabato magico per Francesco Saverio Borrelli. Alle 9,30 di ieri il telefono della sua casa milanese è squillato. «Oggi il ministro Mussi firma la sua nomina a presidente del Conservatorio di Milano», gli ha annunciato Nando Dalla Chiesa, sottosegretario dell’Università e della Ricerca. «Grazie. Cosa c’è da fare?», ha risposto l’ex capo del pool di Mani pulite, ex Procuratore Generale di Milano, da 10 mesi capo dell’Ufficio indagini della Federcalcio. A quasi 77 anni, essere chiamati a guidare la più prestigiosa università musicale d’Italia - 1.500 allievi, 238 docenti - è un’iniezione di adrenalina. «E’ una nomina prestigiosa, sarà un modello di buona gestione e trasparenza», chiosa Dalla Chiesa. «Una scelta felice. Borrelli è un gran intenditore di musica e un amico personale», gli fa eco Carlo Fontana, ex sovrintendente della Scala, oggi senatore dell’Unione. «Sono felicissimo per l’istituzione. Non avrei potuto immaginare miglior nome per succedermi», aggiunge Francesco Micheli, per 7 anni presidente del Conservatorio Giuseppe Verdi fin quando, un mese fa, un plotone di maestri e studenti in rivolta contro la sua gestione non intonò il nome di Borrelli come candidato più gradito. Telefoni bollenti, auguri. Mentre a casa Borrelli la giornata mutava spartito, il neopresidente diplomato in pianoforte e composizione a Firenze se ne andava in cantina alla ricerca della partitura de «La Figlia del Reggimento» di Donizetti. «Da ragazzo ho sofferto di "fanatismo wagneriano", ancora oggi Wagner mi strega, ma tutta le bella musica m’incanta», dice dilettandosi a suonare. Pianista che viene, piano che va: amareggiato dagli irriconoscenti maestri, Micheli ha lasciato con stile la scena dopo aver profuso per il Conservatorio entusiasmo e molti soldi, riportandosi a casa il pianoforte di suo padre, per tanti anni docente al Verdi. Nota un po’ stonata, che pensa Borrelli? «Esprimo a Micheli la massima gratitudine. Non solo ha fatto molto per il Conservatorio ma ha appoggiato al ministero la mia candidatura». Poi, il momento delle perplessità. «Certo si tratta anche di reperire fondi e Micheli aveva molto più accesso di me al mondo bancario. Dovrò studiare le carte». Finora lui, in perfetto smoking con la moglie Laura a tutte le Prime della Scala, il melomane che rischiò l’ospedale quando un pannello di vetro dell’appena inaugurato Arcimboldi cadde in platea a pochi metri dalla sua poltrona, al Conservatorio andava di mercoledì da abbonato alla Società dei concerti. «Ci andrò a pedali», dice il neopresidente inseparabile dalla bici che gli regalarono magistrati e impiegati del palazzo di Giustizia nel 2002, alla fine della carriera togata per limiti d’età. Nonno Francesco Saverio, padre Manlio e figlio Andrea in magistratura: per il giudice, accusato dai berlusconiani di essere un vero Torquemada, andare in pensione fu un trauma. Era la fine di una stagione difficile, scontri, isolamento, le leggi sul falso in bilancio, l’era del «resistere, resistere, resistere». Borrelli chiese di tornare in magistratura, «ma il Csm disse no». Per tre anni ci furono allora solo conferenze e lectio magistralis su giustizia ed etica. «Non mi annoiavo - dice Borrelli -. Ma se sono uscito dall’ombra lo devo solo a Guido Rossi. Dopo la nomina del calci mi riconoscono tutti, i taxisti e anche i più giovani». A volte ritornano. Per un pensionato non è troppo il Conservatorio più l’ufficio indagini sul calcio? E lui: «Per ora mantengo il posto in Federcalcio, non c’è incompatibilità. Ma a luglio, con il nuovo statuto da me suggerito, l’ufficio indagini confluirà nella Procura federale. Non voglio fare il Procuratore federale: c’è Stefano Palazzi, è molto più giovane di me». (Chiara Beria d’Argentine)