Varie, 3 marzo 2007
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Casini Valter
• 9 marzo 1957 • «Mike Tyson chiedeva continuamente prostitute, le voleva in camera a gruppi di tre, ma il suo staff faticava ad accontentarlo: le centinaia di professioniste interpellate tra Cannes e Genova, al dunque scappavano per la paura. I due Led Zeppelin erano così alterati da ogni genere di sostanza che li si dovette portare in braccio fin sul palco, come bebè. Durante il viaggio verso Sanremo il fratello di Clinton aveva fatto amicizia con una simpatica strappona di nome Monica e l’aveva condotta con sé al Festival. Si era in una delicata fase post-Lewinsky, e per evitare che la notizia si diffondesse si mobilitarono ambasciate e servizi segreti (inutilmente: fu proprio La Stampa, quell’anno, a pubblicare un fotogramma dei due in discoteca, poi qualcuno pensò ad occultare lo scottante materiale nascondendolo nel pollaio del nonno, e fu meglio che vedere un film di James Bond). L’uomo che ha gestito queste e altre emergenze [...] si chiama Valter Casini. un signore bello grosso e tutto vestito di nero, è laureato in Filosofia e in Economia, ha [...] pubblicato con Editori Riuniti un saggio sulla gestione dei conflitti intitolato Il fabbricante di chiavi, non vuol dire quanto guadagna (’Quello che valgo”), da tredici anni è il responsabile della Security del Festival e gli capita di avere a che fare con ”stronzi infernali”, dice proprio così. Per esempio, i Placebo: ”Durante le prove ruppero alcuni strumenti musicali e furono così cafoni, così poco rispettosi del lavoro delle persone che dovemmo portarli via di peso per evitare che i tecnici li gonfiassero di botte”. La body-guard con doppia laurea ha mille storie da raccontare, ma prima ci tiene a enunciare ”un postulato”. ”Più un artista è bravo, meno problemi dà”. E via con i bei ricordi, Tina Turner che in camerino improvvisa un balletto con le donne delle pulizie, Sharon Stone che si ferma a stringere mani per strada, Bruce Springsteen che non ha nessuna pretesa ma un chiodo fisso, mangiare spaghetti: ”Me lo chiese appena atterrato a Montecarlo. Io lo condussi all’Ariston per le prove, fu così bravo che nella sala vuota ballavano le poltrone. Era un momento magico. ma lui, appena appoggiata la chitarra cercò i miei occhi e mi fece il gesto della forchetta”. I gesti sono tutto nel lavoro di Casini. ”La guardia del corpo con auricolare è una specie di leggenda metropolitana, noi usiamo soprattutto la mimica, un po’ perché ci sono artisti che comunicano solo a gesti, come Madonna; un po’ perché quando sei sul palco e c’è la musica non hai alternative”. Segni convenzionali? ”Per segnalare una situazione che richiede d’alzare la soglia d’attenzione spalanco gli occhi. Mostrare il palmo aperto della mano significa che qualunque cosa stia accadendo va fermata. I due palmi messi a croce equivalgono a dire: pericolo, via subito”. I divi da proteggere di solito collaborano, poi ci sono le eccezioni. ”Con Tyson eravamo veramente preoccupati. Ci avevano detto che l’uomo, apparentemente tranquillo, poteva perdere le staffe per le cose più insignificanti, chessò uno spicchio di limone in più nella Coca Cola. In realtà, per tutto il tempo della sua permanenza fu quasi sempre imbambolato. Invece Dustin Hoffman pretendeva che ci occupassimo di sua moglie anziché di lui. Mai visto un uomo tanto innamorato”. Casini va pazzo per Pippo Baudo, ”quando c’è lui il lavoro è semplice, la sua disponibilità finisce per contagiare anche gli artisti”; mentre stare appresso a Mike Bongiorno e a Raffaella Carrà fu dura, ”lei è una donna estremamente pignola, pretendeva puntualità assoluta e a un certo punto si fece prendere dall’ansia; Mike è una persona squisita ma nel suo entourage c’erano persone intemperanti che assunsero comportamenti esagerati”. Passò alla storia, in effetti, come il festival dei manganelli, ”e forse si perse di vista - dice Casini - il paradosso sul quale si regola il nostro lavoro: ciò da cui ti proteggi fa, in fondo, parte dello spettacolo”. Già, il pubblico: ”Va gestito con l’atteggiamento del padre di famiglia che ogni tanto dice ai figli: adesso andate un po’ in camera vostra, che il papà deve parlare da solo con la mamma. Ma non dimentica che quelli sono i suoi figli”. E non di sole persone qui si discorre. Certo, ci sono i gruppi stranieri che ”regolarmente chiedono cocaina e ragazze, e Sanremo è una città che non si è mai fatta mancare nulla”; certo, ci sono i cantanti talvolta sopra le righe (tipo la Bertè? ”Loredana, è capitato che fosse un po’ appannata”), e Albano che sbrocca, le attrici ingioiellate [...] Ma il primo compito di un capo della security filosofo, economista e conoscitore di McLuhan, qui a Sanremo, ”città che si trasforma in un set diffuso”, è quello di ”impedire l’esproprio mediatico”, ossia ”tutelare microfono e telecamera”. Il medium è l’ostaggio» (Stefania Miretti, ”La Stampa” 3/3/2007).