Gianni Zandano, La Stampa 3/3/2003, 3 marzo 2003
Gianni Zandano Caro Direttore, come ex presidente del Sanpaolo-Imi per un quindicennio, credo di avere qualche grado di legittimazione per esporre il mio punto di vista in ordine al malcontento che serpeggia tra i dipendenti e i sindacati torinesi dopo la fusione con Intesa
Gianni Zandano Caro Direttore, come ex presidente del Sanpaolo-Imi per un quindicennio, credo di avere qualche grado di legittimazione per esporre il mio punto di vista in ordine al malcontento che serpeggia tra i dipendenti e i sindacati torinesi dopo la fusione con Intesa. Durante la mia presidenza ho promosso sette fusioni, decuplicando le dimensioni del Sanpaolo, e so per esperienza che si tratta di operazioni dolorose per la banca-preda che viene incorporata e cessa di esistere come entità giuridica autonoma. In un caso (Banco Lariano) mille dipendenti del centro contabile sono rimasti pressoché senza lavoro (ancorché retribuiti) per circa un anno e per loro non è stata di certo un’esperienza esaltante: sfumate le prospettive di carriera, costretti a migrare a Torino con mansioni equivalenti sulla carta ma di fatto vuote di contenuti effettivi, amareggiati per la perdita di identità e di ruolo; le famiglie e i figli spesso sradicati dal contesto abituale. Sia gli esuberi vittime della fusione Sanpaolo-Intesa sia gli altri esuberi stanno vivendo questa brutta esperienza col carico di sofferenze, incertezze, preoccupazioni che l’accompagna. I vertici del Sanpaolo – cancellato con un tratto di penna dopo 500 anni di storia gloriosa - hanno l’obbligo di tenere conto e di cercare in tutti i modi di attenuare il forte disagio e la inevitabile demotivazione di chi è più coinvolto nel processo di reductio ad unum della duplicità delle strutture: tanto più che è stata Intesa a incorporare il Sanpaolo e non viceversa, com’era sempre accaduto in passato. Se è sacrosanto tutelare al massimo i dipendenti in questa transizione, occorre subito precisare che la fusione è un’operazione positiva sotto il profilo commerciale: persino l’Economist – di solito poco tenero con le banche italiane - l’ha approvata senza riserve. Entrambe le banche disponevano di uno spazio esiguo per un’ulteriore espansione in Italia, come dimostra l’intervento dell’Antitrust che ha imposto la dismissione di 1000 filiali in certe aree. Il vero terreno di espansione è l’Europa comunitaria e extracomunitaria, come ha fatto Unicredit, ma l’Europa non può essere affrontata se non da istituti bancari di grandi dimensioni e buona redditività. La fusione del Sanpaolo con il Monte dei Paschi di Siena si è rivelata impossibile perché la senesità ha prevalso su tutto il resto. Altrettanto impossibile una fusione con Capitalia, ora che la banca romana ha risolto i suoi problemi e realizza utili ragguardevoli. Neppure ipotizzabile il discorso con Unicredit, colosso europeo gestito con efficienza e dalla redditività eccezionale: sarebbe stato come il patto tra la gazzella e il leone. In conclusione il Sanpaolo ha colto l’unica opportunità offerta dal mercato, l’alternativa era restare single. Ora il campo d’azione per crescere ancora mediante aggregazioni si è dilatato a dismisura: Intesa-Sanpaolo ha un ampio ventaglio di opzioni, e senza dubbio la corsa riprenderà alla grande. Salza e Bazoli hanno entrambi l’animus del predatore, non della preda. Salza non ha venduto la primogenitura per un piatto di lenticchie come Esaù - peraltro Esaù non lo ha mai fatto, è stato ingannato dalla madre che gli preferiva Giacobbe. Ma ha ora il dovere di rimboccarsi le maniche e accogliere il più possibile le legittime richieste dei dipendenti e dei sindacati che considerano la fusione come l’ennesimo scippo ai danni di Torino, dopo il cinema, Telecom, il Salone della Moda, il Salone dell’Auto ecc... Salza è un banchiere scafato e all’altezza del compito, chi scrive l’ha subìto per 15 anni come avversario duro e intransigente, ancorché mai sleale e mai nelle scelte strategiche. Sono sicuro che saprà trovare il giusto compromesso tra le esigenze della fusione e la minimizzazione del danno per i torinesi. Ex presidente Sanpaolo-Imi