Stefano Bartezzaghi, la Repubblica 3/2/2007, 3 febbraio 2007
STEFANO BARTEZZAGHI
Ma Sanremo non è più quello di una volta o Sanremo non cambia mai? La sintesi hegeliana dei Pippi Caruso e Baudo («Perché Sanremo è Sanremo!») non soddisfa il pensiero logico.
Una cosa che non cambia è la leggenda per cui la rima più sanremese sarebbe «cuore / amore», quest´anno assente (solo Mango la sfiora, per eluderla). La vera rima sanremese, assai più fondativa, è quella fra «tu» e «più»: «E´ destino che non ci sia che tu / a condannarmi e poi a salvarmi sempre più» (Piero Mazzocchetti, Schiavo d´amore). «Non combatto più / torno dove ieri mi lasciasti tu» (Al Bano, Nel perdono). «Sempre un po´ di più / e nei momenti dell´amore / c´era il nostro buon odore / come lo chiamavi tu» (Johnny Dorelli, Meglio così).
La rima «tu/più» viene elusa solo da quei parolieri che inducono all´uso, colloquiale e fastidiosissimo, di «te» in funzione di soggetto: «Che cosa cerchi te, a parte quell´amore» (Stadio, Guardami); «non sono quello che vuoi te» (Velvet, Tutto da rifare). Il paradigma era stato individuato per tempo da Battisti/Mogol: «Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?», che è poi anche la domanda che viene spontanea quando ritorna, inesorabile, Sanremo.