Marcel Reich-Ranicki, Corriere della Sera 3/2/2007 (Lettere), 3 febbraio 2007
A Berlino, nel febbraio 1937, Marcel Reich (solo più tardi avrebbe aggiunto l’altro cognome, Ranicki) partecipa a una riunione dell’opposizione
A Berlino, nel febbraio 1937, Marcel Reich (solo più tardi avrebbe aggiunto l’altro cognome, Ranicki) partecipa a una riunione dell’opposizione. Per vie clandestine è arrivato il testo della lettera che Thomas Mann, esule dal ’33 in Svizzera, aveva inviato per protestare contro la revoca della laurea honoris causa conferitagli dall’Università di Bonn. Lo scrittore denunciava i nazisti come devastatori e concludeva: «Hanno l’incredibile ardimento di scambiare se stessi con la Germania! Mentre invece forse non è lontano il momento in cui il popolo tedesco farà di tutto per non essere scambiato con loro». Cominciava qui la lunga fedeltà del massimo critico tedesco all’autore della Montagna incantata, venerato scrittore e rappresentante dell’opposizione a Hitler. Una fedeltà che Reich-Ranicki (nella foto sopra) avrebbe confermato negli anni Settanta, quando gli intellettuali tedeschi cercavano di mettere in soffitta l’ingombrante patriarca del Novecento.