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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

Volete sapere perché molti italiani hanno nostalgia di Berlusconi? Non cercatene le ragioni nella Grande Politica

Volete sapere perché molti italiani hanno nostalgia di Berlusconi? Non cercatene le ragioni nella Grande Politica. Dice il mio amico Memmo Contestabile: «Perché era talmente preso a farsi gli affari suoi da non avere il tempo di farsi i loro». E’ un paradosso e per di più irriverente nei confronti dell’ex presidente del Consiglio. Ma rivela che, malgrado Berlusconi non fosse, né sotto il profilo culturale né sotto quello politico, propriamente un liberale doc, il suo governo incarnava, a suo modo, un principio liberale: meno lo Stato si occupa dei cittadini, meglio è. La sinistra, invece, se ne occupa. Troppo. La fioraia che ha il chiosco davanti a casa mia è andata dal commercialista – come migliaia di altri artigiani e piccoli commercianti, che non sanno neppure che cosa significhi quella parola in inglese e non hanno mai usato un computer in vita loro – per farsi spiegare come fare la denuncia dei redditi on line. Ha speso seicento euro. Forse, una parte di quella spesa la pagheranno quelli che, d’ora in poi, compreranno un mazzo di fiori o un etto di burro da un ambulante al mercato o si faranno risuolare le scarpe. In ogni caso, la denuncia on line è una ulteriore complicazione burocratica che costerà tempo e denaro agli artigiani e ai commercianti e intaserà gli studi dei commercialisti – non tutti propensi a occuparsene – di pratiche fiscali spesso di scarsa rilevanza. Il Comma 4 dell’art. 12 del Decreto legge 31 gennaio 2007, n.7, «Misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese», conosciuto come la «lenzuolata Bersani», recita: « Ove la revoca di un atto amministrativo ad efficacia durevole o istantanea incida sui rapporti negoziali, l’indennizzo liquidato dall’amministrazione agli interessati è parametrato al solo danno emergente e tiene conto sia dell’eventuale conoscenza o conoscibilità da parte dei contraenti della contrarietà dell’atto amministrativo oggetto di revoca all’interesse pubblico sia dell’eventuale concorso dei contraenti o di altri soggetti all’erronea valutazione della compatibilità di tale atto con l’interesse pubblico ». Due osservazioni. Prima. L’articolo 1223 del Codice civile che disciplina il risarcimento nei rapporti obbligatori recita: «Il risarcimento del danno per l’inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore (danno emergente, ndr) come il mancato guadagno (lucro cessante, ndr) in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta». Seconda osservazione. Poiché il governo Prodi ha revocato decine di contratti stipulati dal governo precedente – con danno alle aziende di miliardi di euro (70?) e esborso dell’erario per le penali da pagare – sorge il sospetto che si sia voluto mettere lo Stato al riparo dalle onerose conseguenze dei suoi atti discrezionali (e male ponderati). Ma un governo che legifera per «fregare» il cittadino, creando un precedente che stravolge un sacrosanto principio di diritto (chi rompe paga) è la prova provata di una vocazione autoritaria inquietante. Neppure Luigi XIV avrebbe preteso che il contraente privato si facesse carico di sapere se un atto della Pubblica amministrazione fosse contrario all’interesse pubblico. Vivaddio, se non lo sa la Pubblica amministrazione, che lo ha stilato, perché mai a farne le spese dovrebbe essere il contraente privato in sede di revoca dell’atto amministrativo? Qui, la sinistra antagonista non c’entra. Il comma lo ha stilato Bersani, un riformista. Cosiddetto. Cosiddetto. postellino@corriere.it