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 2007  marzo 03 Sabato calendario

la Repubblica, 3/3/2007. AMSTERDAM - Abn Amro ha arruolato ben quattro banche di investimento perché la aiutino a contrastare la campagna avviata dall´hedge fund The children´s investment fund (Tci) che vuole lo "spezzatino" del gruppo olandese

la Repubblica, 3/3/2007. AMSTERDAM - Abn Amro ha arruolato ben quattro banche di investimento perché la aiutino a contrastare la campagna avviata dall´hedge fund The children´s investment fund (Tci) che vuole lo "spezzatino" del gruppo olandese. Lo scrive il Financial Times. Secondo fonti vicine al dossier, gli advisor sono Rothschild, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Ubs. Tci ha solo l´1% di Abn, ma sta avendo il sostegno di altri investitori istituzionali, altrettanto delusi dalla redditività di Abn. Mercoledì scorso il fondo pensione olandese Pggm ha detto di condividere parte delle preoccupazioni di Tci. Secondo il "Ft", i manager di Abn starebbero cercando un incontro con Tci per discutere le critiche nelle prossime settimane. Tuttavia le strategie difensive potrebbero non essere finite qui: la Sobi, una fondazione privata olandese che si occupa di vigilare sull´informazione delle società quotate, ha chiesto all´autorità di vigilanza dei mercati Afm di indagare su Tci, sull´ipotesi di manipolazione dei prezzi e insider trading. «Tci ha avuto iniziative che prevedibilmente hanno fatto salire il prezzo del titolo della banca», ha spiegato Pieter Lakeman, presidente di Sobi. L´Afm dal canto suo ha fatto sapere che esaminerà la richiesta di indagini su Tci, per decidere se procedere all´apertura di un´indagine. Infine, sulla vicenda Abn è intervenuto anche il presidente della Banca Centrale olandese, Nout Wellink, che ha sottolineato come la stabilità del sistema finanziario sia al top delle sue priorità, difendendosi dalle polemiche sorte nei giorni scorsi relativamente ai suoi interventi su Abn e Tci. Corriere della Sera, 3/3/2007. MILANO – Giorni fa il «Wall Street Journal» ironizzava su Nout Wellink, presidente della Banca d’Olanda a suo tempo critico verso Antonio Fazio e ora, all’apparenza, impegnato a imitarne le reazioni protezionistiche. Ma più che all’ex governatore italiano, il banchiere centrale di Amsterdam rischia di somigliare a Lamberto Cardia: come accadde al presidente della Consob su Antonveneta, Wellink sta cercando di capire se su Abn Amro si stia muovendo un gruppo di scalatori in concerto. «Stiamo studiando da vicino la questione per appurare se il fondo Tci si muova d’intesa con altri possibili azionisti», osserva dalla Banca d’Olanda il portavoce Herman Schipol. L’ipotesi è sotto gli occhi del mercato da quando il fondo speculativo britannico Tci, una settimana fa, ha dichiarato di avere una quota di Abn sopra all’1%. Subito il presidente della banca olandese Rijkman Groenink ammise in pubblico che esistono «indicazioni» che forse anche altri hedge fund avevano preso posizioni. L’eventualità non ha nulla per lasciare tranquillo il vertice di Abn Amro, perché Tci ha già dettato una lista di drastiche richieste a Groenink per rendere il gruppo più redditizio: vendere alcuni attivi, scorporare il gruppo, fermare le acquisizioni o cedere tutto. Anche per questo, dimostrare che sul titolo si muove una cordata di fondi può rivelarsi decisivo per le difese dei dirigenti della banca e dei regolatori. In base a una legge olandese del ’92, rivista dal primo gennaio di quest’anno, Wellink ha infatti il potere di sterilizzare i diritti di voto oltre il 10% (cumulato) di un eventuale «concerto» di scalatori. Le motivazioni sono abbastanza vaghe per potersi applicare, sulla carta, a un gruppo di «hedge fund»: gli azionisti devono garantire stabilità finanziaria, adeguati requisiti patrimoniali e devono prestarsi a un soddisfacente esercizio della vigilanza. Difficile però che un fondo speculativo, che per definizione non comunica la composizione del suo portafoglio, superi un’applicazione restrittiva di queste norme. Peraltro contro Tci ieri si è mossa anche Sofi, una fondazione olandese per la trasparenza finanziaria. La sua richiesta, rivolta all’autorità di Borsa dei Paesi Bassi Afm, è che parta un’indagine per aggiotaggio. Una lettera di Tci a Groenink, il 21 febbraio, aveva fatto impennare il titolo del 6%. «Annunci di questo tipo dopo aver preso in silenzio una posizione rientrano nella tradizione anglosassone – accusa Sofi – ma possono essere illegali e punibili in Olanda». Probabile però che la sfida su Abn Amro sia solo agli inizi e altri attori entrino in gioco. Ieri il titolo dell’istituto ha chiuso in rialzo con un rimbalzo del 2,58% (contro un listino Euronext 100 in flessione dello 0,34%) sulle voci, riportate da Reuters, di un interesse da parte della Royal Bank of Scotland. Fred Goodwin, amministratore delegato della banca scozzese, ha dichiarato che non ha acquisizioni in programma ma il titolo di RBS è ugualmente salito di 0,63%. Anche il fronte della difesa dal pressing di Tci va prendendo forma. Abn Amro ieri non ha smentito la notizia, riportata dal «Financial Times», secondo cui Groenink avrebbe dato mandato a quattro banche d’affari di preparare la reazione a Tci in vista dell’assemblea dei soci a fine aprile. I consulenti sarebbero Rothschild, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Ups. Tci tra l’altro chiede che Abn fermi la campagna di acquisizioni all’estero. E a maggior ragione le pressioni dello hedge fund sono seguite con attenzione in Italia, dove Abn Amro controlla Antonveneta ed è il primo azionista (con l’8,6%) di Capitalia. Federico Fubini