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 2007  febbraio 03 Sabato calendario

MILANO

«Vengono quasi le vertigini a guardare le nuove fotografie di Saturno». Carolyn Porco, bionda e sorridente, è sempre ricca di emozioni mostrando le conquiste del «suo» robot cosmico Cassini. Quando al centro della Nasa, a Pasadena, ci spiegava com’era entrato in orbita al pianeta inanellato si fermò e aggiunse: «Ho pianto». Adesso racconta: «Siamo riusciti a farlo volare così in alto sulla grande orbita da consentire ai suoi occhi elettronici di guardare il panorama in modo incredibile. E finalmente abbiamo la straordinaria visione che aspettavamo da anni. Saturno è un medaglione stupendo e per me è come se stessi esplorando un mondo alieno, mai visto prima. Perché continua a cambiare, rivelare cose nuove e ogni volta mi fa trattenere il respiro».
Come non condividere il fascino degli straordinari quadri cosmici, le delicate sfumature azzurre, rosa o pastello. E tutto immerso in un buio lontano un miliardo e mezzo di chilometri. Invece sembra proprio di essere a cavallo della sonda che la Nasa spediva lassù ancora dieci anni fa.
IL VIAGGIO – Il viaggio era lungo e solo nel 2004 arrivava a destinazione con una grande ambizione: svelare i misteri del pianeta più affascinante del sistema solare e studiare da vicino il corteo delle sue lune; soprattutto una, Titano. Lo si vede sempre avvolto dalle nubi ed è nelle condizioni in cui si trovava la Terra alle sue origini. Quindi, forse, potrebbe sciogliere anche l’enigma sulla nascita della vita. Per questo da Cassini nel gennaio 2005 si staccava una capsula preparata dall’agenzia spaziale europea che scendeva sulla stranissima luna rivelando per la prima volta i panorami rossastri, i sassi ghiacciati al suolo e facendoci persino ascoltare il soffiare del vento che corre tra alte montagne e laghi di metano.
Cassini, intanto, cominciava la sua ricognizione mettendo a fuoco gli obiettivi in particolare sullo strano e indecifrato mondo degli anelli avvistati per la prima volta da Galileo Galilei con il suo cannocchiale scambiandoli per due lune. Da un estremo all’altro misurano trecentomila chilometri, pressappoco quanto la distanza Terra-Luna. Ma a dispetto del loro splendore che li fa immaginare corposi, in realtà sono sottilissimi e quasi inconsistenti essendo costituiti per buona parte da minuscole particelle ghiacciate. Il loro spessore è di appena un centinaio di metri e quanti siano ancora non si sa: gli astronomi della Nasa dicono da 500 a mille, ma più perfezionano gli occhi delle sonde e più il numero aumenta. E poi sono in continuo mutamento: dal momento della nascita si sono dissolti e riformati varie volte. Di certo così non erano quando anche il pianeta si coagulava oltre quattro miliardi di anni fa. In mezzo agli anelli si nascondono piccole lune battezzate «cani pastore» perché con la loro forza di gravità aiutano a tenere insieme l’effimera materia anellare, spesso disegnando vortici e attorcigliandosi nel vuoto.
LE NUVOLE – Poco tempo fa la sonda scrutando le nubi saturniane scopriva un evento imprevisto e mai visto prima. Al polo sud fotografava un imponente vortice, un uragano con un diametro di ottomila chilometri. Intorno soffiavano venti alla velocità di 600 chilometri orari e si alzavano nuvole a forma di torre. «Perché esista non siamo ancora riusciti a spiegarlo», confessa Carolyn Porco «team leader» al Jet Propulsion Laboratory della Nasa a Pasadena nell’esame delle fotografie. Le ultime trasmesse (con l’antenna parabolica fornita dall’Agenzia spaziale italiana che ha collaborato all’impresa) sono state scattate da una distanza di 1,2 milioni di chilometri di distanza dal pianeta e consentono di ammirare dettagli di 67 chilometri. «Ma è soprattutto tuffandoci nei loro colori – conclude Carolyn – che riusciremo a spiegare l’incredibile natura e il comportamento degli anelli, il ribollire dell’atmosfera e scoprire il vero cuore del pianeta più seducente intorno al Sole».