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 2007  marzo 02 Venerdì calendario

Recente la notizia che Pirelli stava trattando con Telefonica la vendita del 30% di Olimpia (che detiene il 18% di Telecom) a un prezzo implicito di 3 euro per azione Telecom: un premio del 34% (circa 530 milioni) ai prezzi attuali

Recente la notizia che Pirelli stava trattando con Telefonica la vendita del 30% di Olimpia (che detiene il 18% di Telecom) a un prezzo implicito di 3 euro per azione Telecom: un premio del 34% (circa 530 milioni) ai prezzi attuali. In caso di successo della negoziazione, ecco l’interesse realizzato da Pirelli: risollevare le sorti del titolo e giustificare la valutazione elevata di Telecom in bilancio, il tutto con l’incasso del premio, che abbatterebbe il debito. Ma contro un premio così alto (mezzo miliardo), è prevedibile la richiesta di qualcosa in cambio: in ipotesi un diritto o una prelazione (magari camuffate in un patto parasociale) ad aumentare in futuro la quota in Olimpia. Questione: perché non comprare direttamente il 5,4% di Telecom, e trattare con il suo management, invece del 30% di Olimpia? Realistico supporre che Pirelli ambisse alle attività di Telecom in Sudamerica. Così esponendosi, però, dal punto di vista della governance, perché dovrebbe trattare la cessione di beni che appartengono a tutti i soci di Telecom con un solo azionista, che ha il 18%. Ciò detto, l’altro interrogativo è: che cosa guadagna Telecom dall’arrivo di un nuovo socio in Olimpia? Ulteriore questione si pone per il fatto che Mediobanca e Generali sono azionisti rilevanti di Telecom (in virtù di un patto, hanno diritto di veto sulla cessione di quote di Olimpia, e di prelazione sulla sua partecipazione in Telecom), e allo stesso tempo sono nel sindacato di controllo di Pirelli. In caso di uscita di Pirelli dovranno decidere se diventare azionisti di riferimento di Telecom o incassare un premio di controllo. Si pone poi un problema di conflitto d’interessi: se Pirelli incassa un premio a scapito di Telecom, come controllanti della prima ne beneficiano, ma come soci della seconda patiscono un danno. Quanto alle sorti di Telecom, il suo futuro è Internet, e per costruire una rete occorrono 7 miliardi secondo l’ultima stima (prima si diceva 10). La liquidità generata internamente da Telecom basta a finanziarli, ma rimane il problema se i ricavi della nuova rete riescano a remunerare il capitale adeguatamente (rischio distruggere valore per gli azionisti). Il capitale investito nella nuova rete dovrebbe essere remunerato almeno al 12% (ante imposte): 7 miliardi dovrebbero quindi generare a regime ricavi per 4,5 miliardi (con margini lordi al 35% e 10 anni di ammortamento). Ipotizzando 12 milioni di utenze (65% delle famiglie), e una quota di mercato del 55% per Telecom, ogni suo cliente dovrebbe spendere circa 700 euro l’anno (pari al ricavo medio dei clienti Fastweb, i primi arrivati e, probabilmente, tra i più abbienti; e meno di Sky). Quota comunque difficile da raggiungere, data la concorrenza di Fastweb, Tiscali e Infostrada, e dei fornitori dei programmi televisivi con interesse a difendere il canale di distribuzione che controllano (l’etere).