Enrico Franceschini, la Repubblica 2/3/2007, 2 marzo 2007
Scienziati americani e tedeschi hanno creato il materiale più piccolo mai esistito: si chiama grafene, è una membrana di carbonio che misura 0,35 nanometri (per ottenere lo spessore di un capello bisognerebbe posarne duecentomila uno sopra l’altro)
Scienziati americani e tedeschi hanno creato il materiale più piccolo mai esistito: si chiama grafene, è una membrana di carbonio che misura 0,35 nanometri (per ottenere lo spessore di un capello bisognerebbe posarne duecentomila uno sopra l’altro). Il grafene non obbedisce alle leggi della fisica. In teoria infatti non potrebbe resistere neppure un secondo al calore. Nella pratica, invece, gli scienziati hanno provato che può resistere grazie al fatto che non giace inerte, ma mantiene un movimento ondulatorio quasi impercettibile, che le dà una terza dimensione e la forza di restare una cosa sola anziché andare in mille pezzi. Il principale utilizzo, dicono gli esperti inglesi, potrebbe essere nell’aumentare la velocità a cui i computer eseguono calcoli. Un altro possibile uso è la ricerca per sviluppare nuovi farmaci. La membrana, grazie alla sua sottigliezza, potrebbe servire come sostegno di molecole analizzate al microscopio, permettendo immagini più nitide della struttura molecolare. Un terzo campo di applicazione è come eventuale sostituto del silicio, come transistor per spegnere o accendere la corrente elettrica, in maniera molto più veloce del silicio e usando assai meno energia.