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 2007  marzo 01 Giovedì calendario

MILANO – «E’

une grande e forte emozione dirigere per la prima volta l’orchestra scaligera. La Scala, per me milanese diplomato al Conservatorio dove ho studiato pianoforte, composizione e direzione d’orchestra, è il teatro di casa. L’importante è dimostrarmi degno di essere su quei venti centimetri del podio della Filarmonica».
Gianandrea Noseda, 43 anni carriera internazionale folgorante, primo direttore ospite del Mariinskij a San Pietroburgo (chiamato nel 1997 da Valery Gergiev), Chiefconductor della Bbc di Manchester dal 2002, creativo responsabile artistico delle Settimane Musicali di Stresa, dal prossimo settembre nel doppio ruolo di direttore musicale e artistico del Teatro Regio di Torino, ora è concentrato sul suo debutto scaligero.
Era già salito sul podio della Scala per due recite di Guerra e pace, ma con l’Orchestra del Marinskjj, e il concerto di lunedì prossimo con la Filarmonica segna l’apertura delle celebrazioni per 40esimo anniversario del gemellaggio fra Milano e San Pietroburgo. Pièce de resistence della serata la Suite di Sostakovic, su versi di Michelangelo Buonarroti (10 canti tratti dalle rime del grande scultore tradotte in russo, solista il basso russo Ildar Abdrazakov), a cui seguirà l’Eroica di Beethoven.
«Penso che questi due capolavori si integrino molto bene - spiega il direttore che stasera, alle 18 terrà un incontro con il pubblico nel Ridotto Palchi scaligero - . Il primo è quasi una scultura, come fosse un pezzo di marmo appena sbozzato. Una sorta di parallelismo lega le parole di Michelangelo, la musica di Sostakovic e di Beethoven: un grande monumento al valore dell’uomo. La Suite di Sostakovic è il suo ultimo pensiero su arte, amore, esilio e creatività. E’ interessante che abbia cercato un testo italiano».
Noseda fin da ragazzino s’infilava nel loggione della Scala. «Pochi soldi da studente ma tanto entusiasmo - racconta - Ricordo un concerto di Georg Solti con la
Prima ela Terza di Brahms. Ora è un grande riconoscimento questo debutto e mi fa piacere vedere alla Scala direttori italiani di respiro internazionale come Chailly e Gatti».
Da settembre lei ha assunto l’incarico al Regio di Torino (dove ha riscosso successo con Rusalka
di Dvorak, regia di Robert Carsen, regista nel 2008 anche di
Salome) con l’inusuale doppio ruolo di direttore musicale e artistico. «Meno teste pensanti - sostiene Noseda - rendono tutto più fruttuoso e musicale, creano meno conflitti. Marco Tutino, che è passato al Comunale di Bologna, ha già tracciato programmi interessanti fino al 2010».
Che cosa vuole cambiare a Torino? «Bisogna produrre di più e in tempi rapidi ma sempre con qualità.
Valorizzare il teatro d’opera e la musica, ma anche regia e scenografia che hanno un ruolo importante, senza rifugiarsi nella tradizione. Nessun è divo. Senza l’orchestra il direttore non è niente.Desidero un lavoro di équipe di pari importanza e dignità, e sinergie con istituzioni internazionali come con Manchester e San Pietroburgo».
La situazione dei teatri italiani? «Hanno sempre meno soldi, dovrebbero essere più aperti, da frequentare con facilità, non luoghi di eventi eccezionali». Lei inaugurerà la prossima stagione al Regio con Falstaff, regia di Pier Luigi Pizzi. «Un’opera della disillusione, dal sorriso amaro ma che lascia un briciolo di speranza». Un compositore che vuole proporre? «Wagner».
Lei a Milano ha lavorato con l’Orchestra Verdi... «Una compagine nel mio cuore. Mi è stato possibile così essere costantemente presente nella mia città. Tutto è importante nella vita».