Leopoldo Elia Corriere della Sera 2/3/2007, 2 marzo 2007
Caro direttore, la legittimità del voto dei senatori a vita dovrebbe ormai essere assolutamente pacifica
Caro direttore, la legittimità del voto dei senatori a vita dovrebbe ormai essere assolutamente pacifica. Altrimenti il senatore Cossiga non avrebbe presentato un disegno di legge costituzionale per togliere il diritto di voto a se stesso e ai suoi colleghi vitalizi nelle commissioni, nelle giunte e in Assemblea. dunque ovvio che questi senatori possono votare anche quando il loro voto risulti decisivo nelle votazioni per la fiducia, per le finanziarie, per le pregiudiziali di incostituzionalità e cioè sempre; come sempre è avvenuto. Inoltre, non mancano precedenti specifici, quale il voto per la fiducia al primo governo Berlusconi nella seduta pomeridiana del 18 maggio 1994 in cui fu decisivo il sì a favore del nuovo esecutivo dei senatori a vita Agnelli, Leone e Cossiga; e nella seduta del 28 febbraio 2007 è stato pure decisivo il voto di Scalfaro, Ciampi, Colombo, Montalcini. Del resto l’art. 1 del Regolamento del Senato non prevede alcuna distinzione tra senatori quanto all’acquisizione delle prerogative della carica e dei diritti inerenti alle loro funzioni; né alcuna norma regolamentare preclude ai vitalizi di iscriversi ai gruppi parlamentari diversi dal gruppo misto. Così De Martino e Bobbio (sia pure come indipendente) si iscrissero al gruppo del Psi; Andreotti e Leone (in un secondo tempo) entrarono nel gruppo democristiano poi popolare; e Napolitano ha fatto parte del gruppo dell’Ulivo Ds. Né si può ipotizzare che la presenza dei senatori a vita produca una diversa rappresentatività delle due Camere: il Senato fa crisi (a differenza che nel periodo statutario) e il bicameralismo perfetto vieta ogni differenziazione di capacità rappresentativa. Dunque, bisogna partire dalla constatazione che il diritto vigente ignora ogni differenziazione e distinzione tra i senatori. Anche la specificazione di senatori elettivi e non può risultare fonte di equivoci quando si parla di maggioranza dei senatori elettivi, intendendola come autosufficiente a conseguire in ogni caso la maggioranza del Senato. Così si dice che nella votazione del 28 febbraio è risultato decisivo il voto del sen. Follini per conseguire la maggioranza dei senatori elettivi, lasciando credere che i voti dei quattro senatori vitalizi a favore del governo siano aggiuntivi ad una maggioranza autosufficiente e già esistente. Ma così non è: si dimentica che, avendo i senatori vitalizi diritto di voto, la loro partecipazione alla votazione fa crescere la maggioranza del Senato o quorum e rende costitutivo in talune circostanze il loro suffragio, ieri a favore del governo Prodi. Valga il vero: la somma dei voti favorevoli dei senatori elettivi alla risoluzione pro-Prodi sale a 158, ma il quorum (o maggioranza necessaria) sale a sua volta a 160, e dunque diventano decisivi i voti a favore dei quattro senatori a vita. Se si tiene conto di questi elementi deve concludersi per la inutilità e contraddittorietà della nozione di «maggioranza degli elettivi», che in realtà costituisce una minoranza del Senato. Solo se il voto degli elettivi supera il quorum o maggioranza dell’Assemblea, sono aggiuntivi i voti favorevoli dei senatori vitalizi. Del resto non si può sapere a priori quanti senatori elettivi e non parteciperanno alla votazione. Infine la «governatività» (o propensione a votare per il governo dei senatori vitalizi), enunciata dal sen. Andreotti, è un dato positivo della nostra esperienza costituzionale: si evita così che Camera e Senato abbiano due maggioranze diverse e si evita, soprattutto, che sia alterata la fisionomia politica del Paese quale emerge dalle scelte del corpo elettorale più ampio, comprendente gli elettori dai 18 ai 25 anni. Ciò vale sia che il Senato voti a favore del primo governo Berlusconi (è meglio che esso sia caduto per dissociazione interna della coalizione anziché per il mancato consenso di alcuni senatori a vita) sia che voti a favore del governo Prodi resuscitato: finché la situazione rimarrà quella di oggi (soprattutto con diversi corpi elettorali) teniamoci cari i senatori a vita e la loro saggezza. (Leopoldo Elia)