Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 01 Giovedì calendario

La Stampa 28 Febbraio 2007. GABRIELE FERRARIS Cornacchione show ”Riconteremo i dati Auditel di Fabio Fazio

La Stampa 28 Febbraio 2007. GABRIELE FERRARIS Cornacchione show ”Riconteremo i dati Auditel di Fabio Fazio. Se ne occupa Calderoli”. «Questo è un Festival veltroniano, pensato dal comitato centrale del partito comunista, con canzoni dove amore fa rima con Stalin», esordisce severo Antonio Cornacchione, comico di complemento al Festival, noto alle cronache per la gag del «povero Silvio», la macchietta del berlusconiano rancoroso e vittimista. Ora, è pur vero che oggi è il D-Day del governo; e possiamo pure accettare, obtorto collo, che qualsiasi frescaccia sparata dal palco dell’Ariston abbia, in quanto sparata dal palco dell’Ariston, una valenza superiore a quella che correntemente si riconosce alle frescacce. Ma sconcerta che numerose persone adulte, alcune con titoli di studio, abbiano identificato in Cornacchione una mina vagante, capace di offendere le istituzioni. Semmai, il buon gusto. Cornacchione, però, è furbo: arriva in sala stampa e - anziché rispondere a domande (quali, poi?) - recita il proprio personaggio, distribuendo patenti di comunismo a tutti, compreso Baudo, e intimidendo i giornalisti con assertivi «stia attento a cosa scrive, l’ho già segnata nella lista nera». E sembra tutto vero: compresa la minaccia di ricalcolare gli ascolti del Festival-record di Fabio Fazio, perché quel comunista di sicuro li aveva taroccati, «ma non so quando finiremo, li conta Calderoli che ha la terza media...». Insomma, battute di repertorio. Migliori, magari, di quelle sentite in tivù. Che però non spiantano i governi né le opposizioni, e non distruggono i politici. Non le opposizioni e i governi seri; non i politici degni di questo nome. Che difatti, nei paesi normali, degli sberleffi dei saltimbanchi se ne infischiano. La cosa straordinaria e sanremese è che se Cornacchione - o qualsiasi altro comico - porta la sua mercanzia al Festival, gli scribi prendono nota, e dopo pochi minuti partono i lanci di agenzia, con il Cornacchione-pensiero che si mescola alle dichiarazioni dei protagonisti della crisi di governo. D’altronde, proprio ieri una senatrice di Forza Italia, tal Maria Burani Procaccini, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia Padoa Schioppa sul milione intascato dalla Hunziker. Una senatrice. Al ministro. Nel bel mezzo di una crisi. Alla vigilia di un voto di fiducia. Comunque, alla senatrice risponde indirettamente Bibi Ballandi, manager della svizzerotta, precisando che la cifra è tutto compreso: vitto, alloggio, viaggi, ballerini, assistenti, coreografi, gorilla, truccatori. Il manager. Risponde alla senatrice. Come volevasi dimostrare. Il contesto è quello: siamo in un posto dove un vescovo dice che il testo di una canzone a parer suo è troppo spinto, e subito s’accende il dibattito, e si parla di «scomunica». Pensare che una volta con le scomuniche i Papi detronizzavano gli imperatori. E per neutralizzarle bisognava rimanere per alcuni giorni a piedi nudi nel cortile del castello di Canossa. Oggi basta una dichiarazione assolutoria di Pippo Baudo: «Il vescovo è un uomo libero, fa critiche legittime ma quella canzone non mi sembra sconvolgente». Andate in pace. I comici, in queste condizioni, faticano a marcare la differenza, il loro essere comici. Hanno ragione gli assenti, come Daniele Luttazzi, che con il consueto fair play ieri ha rivelato di aver detto no a Baudo perché «non puoi fare satira a Sanremo. Puoi fare quello che fanno i comici quando vengono invitati: baciare in bocca Baudo e toccargli le palle. A me non interessa. Due mesi fa - ha aggiunto Luttazzi - Pippo Baudo ha telefonato alla mia ex-agente per offrirmi di presentare il Festival con lui, dicendo: ”Luttazzi deve rientrare in Rai dalla Basilica di San Pietro”, perché lui si sente il Papa. Io ho risposto che non mi interessava». Una situazione ideale, insomma: Luttazzi ha fatto a meno del Festival, e il Festival di Luttazzi. Immaginiamo con reciproca soddisfazione. E i telespettatori si consoleranno con Fiorello, sabato in video da Roma: soluzione forse non ottimale ai fini dello show, ma ottima per Fiorello (che, dicono, riceverà per la prestazione un pourboire di 150 mila euro) e rassicurante per Baudo, che l’altro volta - con Rosario presente e strizzante all’Ariston - se la vide brutta, e dolorosa assai. ********** Corriere della Sera 01/03/2007 Hunziker: con quella cifra pago tutti, quel che resta è mio. In un camerino invaso da 500 rose rosse, è difficile parlare di compensi. Mercoledì 28 febbraio, ore 19, nel camerino di Michelle Hunziker all’Ariston, c’è un cesto infinito di fiori (mandato da un ammiratore sconosciuto con un biglietto con scritto «io tifo per te». Gli indiziati, per le loro iniziali, sono Antonio Cassano, il produttore musicale di Eros e/o il calciatore), altri mazzi di fiori più «umani», una pentola di fumenti per la gola, la truccatrice all’opera e i vestiti di Versace, spaziali e preziosi, indossati ieri sera, appesi. Signora Hunziker questa storia del suo compenso (un milione di euro) ha sconvolto l’Italia. Non si scompone la bionda trentenne e ribadisce quanto già detto in conferenza stampa: «Quella cifra comprende i tecnici, i miei collaboratori, il coreografo, l’ufficio stampa. Tutti quanti hanno lavorato con me da mesi. Quel che resta, e non è poco, è mio». Non sembra spazientirsi per nulla. Il suo trucco è non leggere giornali, non guardare televisione. Possibile che non risenta del tritacarne sanremese? «No, pensavo peggio davvero. Quel che mi dispiace è che si prova poco. Io sono pignola, perfezionista, amo provare tanto, curare i dettagli, invece qui non c’è tempo, non c’è mai tempo. Io adoro gli spettacoli che faceva Mina, i Fantastico d’un tempo. Sì, questo è il mio unico vero rimpianto sanremese». Ma nonostante la sua disciplina svizzera, la prima sera si è emozionata pure lei. Sul serio. Ma perché cantare la canzone del suo ex marito «Adesso tu»? «Come suggello di serenità – replica ”. L’ho detto ieri al telefono a Eros: l’avrei cantata così, allo stesso modo, per te e Aurora nel salotto di casa. E poi lui è un grande artista che stimo molto». Lo sa che è stato il picco d’ascolto della serata? La gente ama il reality ormai. «No, è che ormai i reality sono finti. Lo show è più vero. I personaggi pubblici sono vissuti come amici e parenti». I bigodini in testa e il trucco a metà non tolgono nulla alla sua bellezza. Neppure davanti ad ascolti un po’ deludenti si scompone. «La penso come Pippo: è stata privilegiata la musica. E i giovani specialmente. Antonio Ricci, grande guru della tv che combatte per vincere, non dà mai spazio alla musica nei suoi programmi perché sa che non funziona. Quanto poi agli ospiti stranieri e alle star credo davvero siano inutili. Ho provato a convincere Norah Jones, martedì, a suonare e cantare insieme. Così, un mix improvvisato sulle colonne sonore della nostra giovinezza: macché non c’è stato verso di convincerla. E allora tanto vale...». ******* La Stampa 01/03/2007. Massimo Gramellini Buongiorno Michelle ma chère. E’ giusto che Michelle Hunziker prenda un milione di euro per scendere le scale di Sanremo, mentre un precario fatica a rastrellarne mille per salire quelle di un call center? E’ la domanda retorica di cui si sono fatti portavoce i deputati del centrodestra. Se la mettiamo sul piano della morale, la risposta ovviamente è no. Ma per le leggi di mercato quella disparità mostruosa non fa una grinza, perché con gli spot della Hunziker la Rai al Festival di milioni ne guadagna ben 42. Possiamo discutere fino alla depressione sui motivi che inducono gli italiani a seguire, sia pure meno di un tempo, la rassegna della canzonetta e di conseguenza i pubblicitari a investire certe cifre su Al Bano invece che sullo scopritore di un vaccino. Ma dal punto di vista economico per le casse statali il milione alla Hunziker non è uno scandalo. E’ un affare. Lo scandalo semmai sono le liquidazioni d’oro ai manager che hanno mandato a picco le aziende pubbliche, lasciando in eredità 42 milioni, sì, ma di debiti. E’ il lato demenziale del capitalismo. Non vali per ciò che sei o che fai, ma per quanto fai incassare al sistema. Purtroppo finora l’umanità non ha trovato alternative, se non Mao Tze Tung, che però si porta dietro una serie di problemi collaterali, tipo lo sterminio di massa e la scomparsa di ogni forma di libertà. Poiché qui invece un po’ ce n’è ancora, non stupisce che qualcuno strilli contro la Hunziker. Stupisce che a farlo sia il centrodestra, cioè quella parte politica che, se ben ricordo, sostiene di tifare per il libero mercato. ********** La Stampa 01/03/2007 ALESSANDRA COMAZZI Superpippo balla al ritmo di Michelle. «Hanno fatto il Prodi bis: perché, il primo così bene gli era venuto». «Secondo me si torna di nuovo a votare». «Tu ci vai a votare? No grazie, a me non serve niente». «Sempre a parlare di politica. Fatti un esame del sangue, piuttosto. Vai da mio cugino che è geometra. Lui prescrive e guadagna, guadagna e prescrive». Erano le 22,40 della seconda serata del Festival quando sono arrivati Ficarra e Picone. Anche loro ex di Striscia la notizia, come la Hunziker. Scherzano con Baudo e con l’ormai vetusta moda di baciarlo in bocca o di toccargli gli attributi, anzi «il vulcano». Si vantano di essere in imbarazzo, di non saper che fare, provano a dire «cacca», hai visto mai. Poi, si tolgono lo smoking, ed eccoli nel loro sempre geniale numero di Zelig, i due siciliani, mafiosi e perbenisti, che si incontrano: «Nessuno compra più i cd taroccati: finisce che si alimenta il mercato dei cd autentici». «Mio figlio vuole fare il papa: ma ormai sono lavori che fanno solo gli stranieri». «Ho saputo che tua moglie ti tradisce». «Sì, lui è un bravo ragazzo». Fanno pubblicità al loro prossimo film, sono divertenti, vengono richiamati un’ora dopo in palcoscenico e offronto un bellissimo atto d’amore a don Puglisi, il sacerdote ammazzato a Brancaccio. Nel secondo giorno di Festival Baudo ha il suo momento di orgoglio sanremese: «Esiste una vita italiana alla canzone, questa deve arrivare da Sanremo», dice. Ma soprattutto consolida una rivoluzione: non conduce più da solo. «Deposto il binomio «valletta bruna-valletta bionda», proruppe Michelle ma belle, e niente fu più come prima. Dalla costola di Pippo nacque la Donna. La Brava Presentatrice. Che fa pubblicità ai propri spettacoli, l’altra sera Tutti insieme appassionatamente, ieri Cabaret (Pippo si è anche messo in testa la sua parrucca nera) e si permette vaghezze e facezie relative ai suoi seni, dove il microfono va a sbattere, «ma quanto è lungo ’sto microfono, si vede che si sta emozionando». Oppure confida a milioni di spettatori (tanti, ma non quanti la Rai sperava) dei tempi in cui, giovinetta di 14 anni e già «fidanzata in casa» con un ragazzino di Militello, provincia di Pippo Baudo, passava e spassava sotto il balcone del presentatore, una vera reliquia. Ed era tanto emozionata da non andare in bagno. Si vede che non aveva ancora conosciuto la Marcuzzi dal bifido gentile. E poi il suo ragazzo le diceva «facciamo tric-trac» quando voleva far l’amore. E lei veniva. Cioè arrivava. Scusa Pippo. E Pippo si sdraia per terra. Ma tu pensa. All’inizio di una serata subito dimostratasi, nonostante le lepidezze, già più fiacca, Pippi Hunziker, vestita da sirena, con un trucco pesante e azzurro, aveva fatto il suo ingresso dalla platea, e poi, «se devo fare le scale le faccio», si era tirata su la gonna salendo e scendendo il mitico scalone mentre l’orchestra suonava do-re-mi-fa-sol-la-si-do. Per non parlare dello scivolo, allestito dallo scenografo Castelli e percorso da lei e Pippo insieme, chiappe a terra. E insomma, è finito anche il secondo appuntamento che ha offerto, persino, una bestemmia in diretta, forse di un tecnico, a microfono aperto. Il rito si è ripetuto, ma non si è consolidato. Tutta quella pubblicità, Aldo, Giovanni e Giacomo, le suonerie da scaricare. Sembravano meno belle pure le canzoni (grande, però, Paolo Rossi). Dicono che per motivi pubblicitari, per accordi con la città di Sanremo o per chissà che, meno di cinque sere di Festival non si possano proprio fare. Ma se cinque sere vi sembran poche, provate voi a divertirvi. Andiamo al Dopofestival, va, nell’hangar colorato di Chiambretti. ******** La Stampa 01/03/2007 MARINELLA VENEGONI Paolo Meneguzzi 4 MUSICA. Un giorno Sanremo sarà tutto degli svizzeri. Prima di Michelle, ci è passato già 3 volte (senza aver molto da dire) questo trentaseienne di Mendrisio dalla faccia carina, che deve accendere l’audience giovanile. La sua pop-dance internazionale s’è fatta incerta fra l’ispirazione ai Backstreet Boys e un clima più melodico alla D’Alessio. Marcella e Gianni Bella 6 FOREVER (PER SEMPRE). Campione di hit pop, Gianni firma con Mogol il ritorno in coppia canora con sua sorella Marcella in un pezzo anti-DICO fin dal titolo. La melodia accattivante è invasa di sollecitazioni ritmiche, i due sono ying e yang: lui prudente, lei scatenata. Stadio 6 GUARDAMI. Uno chiude gli occhi e pensa: «Questo è Vasco». No, in realtà è Gaetano Curreri. Da sempre scrive per Vasco, e qui ripercorre in proprio quello stesso filone della ballata rock impastata di pause, puntini, schitarrate. Ricetta di successo ma l’emozione lo tradisce. Tosca 7 IL TERZO FUOCHISTA. Meglio il musical che la canzone in crisi, s’è detta Tosca: che ha un pezzo di teatro-canzone fra i meno prevedibili del Sanremone, sull’uomo che accende i fuochi d’artificio. Una filastrocca folk che racconta il luna park, un valzerone fra Bregovic e Francia, cantato con voce calda e appassionata. Johnny Dorelli 8 MEGLIO COS. Altro che Buena Vista. Giorgio Calabrese e Gianni Ferrio firmano un classico: uno swing etereo ed elegantissimo, difficile da cantare per chiunque ma non per Dorelli: che con voce immutata s’infila in automatico fra le note raffinate e guizzanti di una musica senza tempo. Albano Carrisi 7 NEL PERDONO. Un Albano sorprendente, in un brano contro la guerra con il testo incisivo e un po’ retorico di Renato Zero; la musica prorompente di suo figlio Yari lo posiziona bene nella fusion lirica-pop. Su disco controlla le tonsille, dal vivo meno. Paolo Rossi 8 IN ITALIA SI STA MALE. In Italia si sta male, o si sta bene anziché no? Colonna sonora per il nostro intero Paese, la travagliata e (forse) inedita marcetta di Rino Gaetano è contagiosa quanto un morbillo. Paolo Rossi è perfetto esecutore, sornione e teatrale, nell’impeccabile arrangiamento di Mauro Pagani. Roba d’autore, leggera e pesante insieme. Amalia Grè 7 AMAMI PER SEMPRE. Lei è una interprete originale e un po’ balzana, una bella faccia vera in questo mondo botulinico. Voce e gestualità perfetta per un pezzo jazzy, rarefatto, niente sanremese, da club di una volta, fumoso, equivoco e grondante vecchi peccati. Fabio Concato 7 OLTRE IL GIARDINO. E’ il pezzo più drammatico del Festival, la storia di tante vittime della new economy, lasciate a casa dal lavoro senza complimenti; un po’ la storia dello stesso autore con la sua vecchia etichetta. Lui infatti si immedesima totalmente, e l’emozione (autobiografica) dal vivo lo mette a dura prova. Velvet 6 TUTTO DA RIFARE. I Velvet sono gli unici cosiddetti big che a Sanremo si giocano il futuro artistico: vivacchiare così non ha più senso. Non a caso il pezzo odora di Subsonica ma lancia qualche sospiro pure agli Zero Assoluto. Bravi, in attesa... I Giovani Il pezzo forte è stato «Pensa» di Fabrizio Moro sui morti di mafia ispirato a Falcone e Borsellino: cantautorato romano doc, d’assalto; il discusso «Peccati di gola» di Baù abbaia ma non morde. Tenera la milonga di Sara Galimberti, svelti gli FSC (band di Battiato) e Pier Cortese, più prevedibili Elsa Lila e Romina Falconi. Passano: Galimberti, Falconi, Lila e Moro. ******* La Stampa 01/03/2007 GABRIELE FERRARIS Ascolti&cachet le spine di Baudo. Partiamo dagli ascolti della serata d’esordio, che sono così così: 12 milioni 452 mila per la prima parte, share 43,80 per cento, 6 milioni 759 mila la seconda (share 40,69), media ponderata 9 milioni 760 mila, share del 44,82 per cento. Dopofestival dall’una meno un quarto alle due: un milione 640 mila spettatori, share 40,68. Tanto, poco? Baudo e Del Noce hanno facce barzotte, l’indomani mattina. Filosofeggiano di tivù generalista, di pubblico spezzettato, di offerta variegata. Baudo si vanta d’aver dato spazio ai giovani, magari a danno degli ascolti; Del Noce lo loda, e lo conferma alla direzione artistica anche per gli anni a venire: ribadendo però che il conduttore del Festival non può essere sempre lo stesso. Quindi, sul palco dell’Ariston nel 2008 Baudo potrebbe non esserci. La parola d’ordine, intanto, è «trionfo», rilanciata dal fido Mollica al Tg1: eppure, nel 2006 Panariello andò meglio - 13 milioni e 61 mila, share 45,01, e in seconda 8 milioni 610 mila, share 43,92 - ma essendo sprofondato rispetto al Bonolis del 2005, fu crocifisso. Però aveva una media ponderata del 44,45 per cento, un pelo di meno di Baudo: quindi Baudo la fa franca. E tutti si vantano e ostentano sicurezza. Avranno le loro buone ragioni. Un dato, comunque, fotografa il paese: il picco d’ascolti, quasi 15 milioni, c’è stato mentre la Hunziker stonava Adesso tu. Le storie d’amore contrastate tirano sempre. La svizzerotta, comunque, è messa male: nel paese delle liquidazioni miliardarie per i manager che affossano le aziende pubbliche, il milione di euro del suo cachet ha risvegliato le coscienze di numerosi moralizzatori. In gran parte del centrodestra. Ne citiamo uno per tutti, il senatore leghista Dario Galli: «Dopo che il suo Governo ha aumentato le tasse a chi con 1.200 euro al mese deve mantenere moglie e tre figli, ci piacerebbe vedere il ministro Nicolais andare in televisione a spiegare come si possa dare un milione di euro per una settimana di lavoro a persone dello spettacolo». E da ogni parte d’Italia si levano lamenti: dai precari al Coni, ciascuno fa i conti, e calcola quanti problemi si potrebbero risolvere con quella cifra. Baudo, accreditato di 750 mila euro, replica: «Con i compensi che percepisco io, inferiori del 40-50 per cento rispetto a quelli di altri colleghi che sono venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto. Si sta montando uno scandalo ma in realtà non c’è niente di scandaloso, e non mi va neppure di apparire come un esoso. Nella mia carriera non ho mai guardato al fatto economico». Michelle Hunziker ripete che il milione di euro è tutto compreso - autori, assistente personale, coreografo, ballerini, truccatore, parrucchiere, vitto e alloggio - per un impegno di circa sei mesi. Ma ammette: «Quel che rimane non è poco, sicuramente». Sicuramente. Poi, uno legge sul «Sole 24 Ore» che con la pubblicità al Festival la Rai incassa circa 40 milioni, 24 dagli spot, il resto dalle telepromozioni. Trenta secondi in prima serata costano fino a 190 mila euro. Una telepromozione nello stesso orario vale un milione e 25 mila euro (e così ci paghiamo la Hunziker), mentre per il Dopofestival ve la cavate con 18 mila euro per uno spot e 390 mila per una telepromozione (ovvero 140 mila in più dell’intero compenso di Chiambretti). Questo a condizione che non si scenda sotto gli 11 milioni di ascolti: obiettivo al momento non a rischio. Ciò appare rassicurante, anche per il centrodestra: si rispetta il mercato, e il principio del plusvalore per cui nessuno dev’essere pagato più di quanto renda. Anzi: Michelle Hunziker in quest’ottica è una proletaria sfruttata. E stupisce il silenzio dei parlamentari della sinistra radicale. A proposito di parlamentari: ciascuno di essi incassa ogni anno, tra stipendio e benefit, all’incirca quanto Chiambretti per il Dopofestival. Sulla redditività, ciascuno giudichi come vuole. ******* La Stampa 01/03/2007. STEFANIA MIRETTI E’ dura mediare fra Truffaut e Cornacchione? Alle sei in punto della sera, mentre il video rilancia le immagini della Hunziker che prova «Cabaret», l’autore Enrico Magrelli, con il dodicesimo copione tra le mani - più o meno, la versione definitiva - si accascia su una sedia: «Tutto bene: lei è un po’ una Delia Scala post-moderna, veramente bravissima». Da giorni lui vive recluso tra la luminosa e appartata stanzetta off-limits, collocata sopra il teatro, il retropalco e il furgone della regia, dividendo pasti frugali a base di panini e succhi di frutta zuccherini con gli altri cinque autori di questo Sanremo: il «capoclasse» Claudio Fasulo, Sergio Bardotti storico collaboratore di Pippo, Furio Andreotti addetto al «ripasso con Michelle», Giulio Calcinari, Riccardo Cassini. Sono loro gli uomini che questa mattina, se i dati d’ascolto della seconda serata del Festival Normale saranno in calo, dovranno «inventarsene qualcuna»; sono loro gli unici a sapere se le lacrime della Hunziker la prima sera erano vere o indotte (Magrelli, logico, si sente che erano vere, «e comunque è stata lei a chiedere, qualche settimana fa, di fare un omaggio a Eros e Aurora»); sono loro che quando Pippo sfora e la telepromozione rischia di slittare - non sia mai - trovano l’escamotage per rientrare nel minutaggio, magari tagliando al volo qualche battuta all’inconsapevole ospite straniero. Sono ancora loro a manovrare il gobbo elettronico che scorre lungo la balconata del teatro, «e per fortuna con Baudo è semplice, ci limitiamo a lanciargli alcune parole chiave che lo aiutano a fissare la memoria, poi lui spesso cambia e va a braccio», e sono sempre loro a controllare i testi dei comici, «non per ragioni di censura, ma perché i tempi della diretta tv sono diversi da quelli del teatro», e a fare una prima chiacchierata telefonica con Penelope Cruz, ancora a Los Angeles, per capire «se è disposta a cantare una canzone in italiano o magari a fare un’intervista a due voci con Michelle», e può essere che l’attrice preferisca limitarsi a ballare il solito tango con Pippo. E’ il lavoro che l’anno scorso Claudio Sabelli Fioretti, tra gli autori dell’assai meno «normale» Sanremo di Panariello, ebbe a definire «cazzeggio»: «Macché cazzeggio - giura Magrelli -, noi qui fatichiamo duro e da mesi». Lavorano con le idee e con le parole, a partire dalla consapevolezza d’una sconfitta, «la parola da sola non basta più» ammettono, «per questo abbiamo scelto di abbinare ad ogni canzone delle immagini». Decisione magari sofferta, per qualcuno che la pensa come Truffaut, «le canzoni dicono sempre la verità», e opera di mediazione continua, perché si tratta di conciliare la richiesta di Pippo, «un festival elegante che metta al centro le canzoni», con i gusti di un pubblico abituato agli effettacci del reality. «Logico, noi teniamo conto di quel che c’è nell’aria», ammette Magrelli, «ma senza inseguire facili sensazionalismi». Barbara Alberti ha parlato di pornografia sentimentale... «Non sono d’accordo. Era chiaro, per esempio, che il tema quest’anno sarebbe stata la famiglia, e che si sarebbe dovuto pescare dall’archivio sentimentale di alcuni concorrenti. Però abbiamo deciso di scartare all’ultimo momento una fotografia di Roby Facchinetti con Francesco piccolissimo in braccia: una volta vista la loro esecuzione ci sembrava di troppo: vorrà dire che la si recupererà per qualche altra trasmissione; mentre abbiamo trovato un filmino in cui Sara Galimberti già canta, a sei mesi, seduta sul seggiolone, e ne abbiamo utilizzato qualche frammento». Cronometri alla mano, scambi continui di sms tra retropalco e cabina di regia, tre riunioni plenarie al giorno, nessun Cavallo Pazzo a «inventarsene qualcuna», e si finisce spesso per incartarsi su piccole cose. «Cornacchione, per esempio, ci aveva chiesto di entrare in scena come un direttore alle prese con un’orchestra di ”comunisti”, cosa che poi ha fatto. Su quest’idea ci eravamo un po’ bloccati, c’era bisogno di un elemento visivo che aiutasse il pubblico a capire il gioco, c’erano diverse ipotesi, se n’è discusso a lungo. Poi, la trovata di nascondere una matrioska e una bottiglia di vodka tra gli strumenti. Una cosa banale, ma efficace». Mi faccia indovinare: l’ha avuta Pippo. «Sì, l’ha avuta Pippo». *********** La Stampa 01/03/2007 Al Bano promosso senatore a vite: cin cin PIERO CHIAMBRETTI Mi sembra ieri che è incominciato: invece, è già l’altro ieri. Il Festival della terza età entra nel vivo con il suo carrozzone di cantanti, presentatori, soubrettes, comici e famigliari al seguito: e il primo dato certo è che, nonostante la forte controprogrammazione, il Dottor House non vale un Pippone. Al Festival in questi giorni si parla tanto di compensi, ma su Michelle Hunziker non si può sparare, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: non a caso è svizzera. Oltretutto, si sa che per fare un Festival di Sanremo ci vuole un bel culo, e Michelle è stata per dieci anni la testimonial degli slip Roberta: basterà? In caso contrario, Del Noce ha già garantito la presenza di Arrigo Sacchi e del vero Romano Prodi alla serata finale. E potrebbe non bastare ancora. A Sanremo ci vuole pure una dose garantita di scaramanzia: tipo il rito propriziatorio di Gianni Bella, che prima di entrare in scena si versa in testa un chilo di gel, rubato alla sorella Marcella che, essendo sposata al più grande fiscalista italiano, si è già offerta di scaricare le tasse della Hunziker. Molti invece scaricano le canzoni, soprattutto quelle dei Velvet. Per Dorelli, l’operazione è opposta: hanno tenuto la canzone e scaricato lui. Ma Johnny è uno dei senatori a vita del Festival: poi c’è Albano Carrisi che invece è senatore a vite, il massimo produttore di vino del Meridione. Per dimenticare la Loredana Lecciso, però, Al Bano s’è bevuto l’azienda, così è tornato a Sanremo, che per lui è un’isola felice. Mica quella dei Famosi... Comunque, restando alla metafora dei vini, il Festival è in rosso, e non solo per la chioma di Milva: per rientrare del grosso investimento economico, la Rai sta cominciando a vendersi sottobanco, su Internet, oltre a qualche pezzo ancora inedito, anche i pezzi della scenografia di Castelli. *********** La Stampa 01/03/2007 Panariello: «Diamo fiducia a Baudo e non giudichiamo dagli ascolti della prima serata»: a dirlo è Giorgio Panariello conduttore dello scorso festival. E anche Panariello si lancia in un paragone Sanremo-Prodi. «Se non ci sono stati elementi sufficienti a decretare una crisi di governo certo non ci sono oggi gli elementi per decretare la crisi di Sanremo. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo». Take That: Gran ritorno senza Robbie «Sanremo? Fantastic! Pippo Baudo!», esordisce Gary Barlow in anglo-italiano maccheronico. Orfani di Robbie Williams, ai quali dicono di essere molto legati, i Take That tornano dopo 11 anni sul palco dell’Ariston. Un’assenza che è servita a «diventare uomini». Non sono più la boy band osannata da migliaia di teen ager urlanti. Ma si ritengono fortunati ad avere avuto un’altra chance. ********* La Stampa 01/03/2007 LUCA DONDONI Il tele-Fiorello si allontana Arriva la Dion? Partecipa? Non partecipa? Il Convitato di Pietra del Festival è, ogni giorno di più, Fiorello. Ieri le fughe di notizie sulla sua partecipazione via satelite alla serata finale si sono rincorse e accavallate. In serata, dopo frenetiche trattative, il responso inclinava al negativo. La vicenda era tutt’altro che definita ma una fonte molto vicina allo showman si mostrava pessimista sull’eventualità che l’accordo potesse concretizzarsi. La prima sera del Festival Fiorello aveva addiritura chiamato il direttore Del Noce al cellulare durante la trasmissione: a detta di Del Noce stesso, lo showman voleva collegarsi telefonicamente con Baudo, poi per motivi tecnici non se n’era fatto nulla. Il fatto che Del Noce e Bibi Ballandi (produttore degli spettacoli di Fiore) fossero seduti fianco a fianco all’Ariston sottolinea quanto l’accordo fosse vicino; ma ancora lontano dalla firma. Per il compenso, si parlava di una cifra attorno ai 150mila euro per venti minuti di spettacolo. Una somma importante, è vero, ma inferiore a quanto potrebbe chiedere lo showman siciliano che, visti gli ospiti della settimana, rappresenterebbe la stella più luminosa della kermesse. Va detto però che il compenso non sarebbe il vero ostacolo. E’ stato lo stesso Fiore a ribadire il concetto secondo cui in questo momento fare tv non sia la sua massima aspirazione: «Sto sempre in tv - ha detto più volte - Tg, Mediaset, Raisat Extra l’alto giorno, e quindi non muoio dalla voglia di apparire. Se scelgo di fare qualche incursione è solo per ragioni emotive e con un mood molto più estemporaneo e lontanissimi da problemi di cachet». Il denaro quindi è l’ultimo dei problemi. Piuttosto, il timore di sovraesporsi. Non c’è dubbio tuttavia che Baudo farà pressing allo stremo, e se mai Fiore verrà a Sanremo sarà per il rapporto di grande amicizia, stima e quant’altro lo legano a Pippo. Fiorello è sempre stato estremamente grato a Baudo e sino ad oggi non gli ha mai detto di no. «Sto lavorando alle ultime spigolature di Viva Radiodue che riparte lunedì - dice - e sono veramente preso dalle prove, dagli autori e dallo spettacolo dal vivo che comunque sta continuando e mi porta via un sacco di energie». E’ questo il motivo per cui a proposito di un probabile viaggio in Liguria fin dai primi contatti la risposta di Fiorello è stata un no secco. L’essere presente al Festival anche solo in video sarebbe comunque intrigante, però sabato c’è lo spettacolo al Palaottomatica di Roma. E il collegamento via satellite potrebbe essere incompatibile con lo svolgimento regolare dello show. Così la Rai ha cominciato a guardarsi attorno per trovare un’alternativa per la finale: nelle ultime ore a Sanremo circolava il nome di Céline Dion. ************ La Stampa 01/03/2007 Paolo Martini E adesso scusiamoci con Ventura e Panariello Tanto per non sentirci sempre esclusi, partecipiamo al Festival della Reticenza Mediatica citando solo con le iniziali i guru della tv con cui compitiamo l’opera collettiva che segue. 1) Anche per carità di patria non parliamo proprio del Dopo-Marketta. 2) Moralmente Pippo Baudo e la sua cara famigliola del festival dei Tengo-Famiglia dovrebbero prostrarsi in scuse dinanzi a Giorgio Panariello, e pure a Paolo Bonolis, e persino alla coppia Ventura-Renis. Rispetto ai loro vituperati festival, Sanremo 2007 è fiacco anche come obbrobrio, nel significato leopardiano del termine, di una bruttezza che offende il senso estetico (mp). Il risultato è stato mascherato con un improbabile «confronto medio» con l’edizione passata, che parla di uno pseudo-pareggio. Ma, senza diventare matti con tanti numeri, il valore che pesa di più è l’invecchiamento del pubblico: il telespettatore medio di Panariello era già sui 49 anni, si sale addirittura a 51 anni per lo stracotto di Strapippo. Colpaccio! Crollano anche del 4 per cento le fasce più giovani (18-24 anni). Come previsto il calo singolare sul pubblico della Campania: un festival senza cantanti napoletani è come una pizzeria d’islandesi (cm). 4) Va bene, dio salvi Ballandi e il suo contagioso ottimismo: «Ma com’è brava Michelle, ma com’è brava!» è il ritornello che ripetiamo volentieri, tutti noi Bibò di Bibi. Ma Baudo alla fin fine ha lucidato l’Hunzincheria, per ingraziarsi il pubblico nordista, o l’ha solo subìta? Di indimenticabile, comunque, la svizzerotta dell’etere ha mostrato soprattutto la maschera ridanciana, molto molto «scientologista» (fc). 6) Che cosa ci si poteva aspettare di diverso da Pippo Baudo? L’Italia è l’unico Paese al mondo dove la tv di Stato affida l’evento dell’anno a un ultrasettantenne, e domani magari pure il rilancio di una rete giovanile a un ultrasessantenne. Ma il grande regalo è arrivato dall’assenza di contro-programmazione, per non parlare dell’asse con Striscia: non può essere stato un errore, ma perché Mediaset l’ha fatto? (bpm).