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 2007  marzo 01 Giovedì calendario

La Stampa 28/02/2007. Briatore mi ha bucato una gomma ai box. La mia vita è cambiata. Dopo l’infuocato telegramma del patron della Formula Uno Flavio Briatore all’azienda che mi ospita per quattro giorni - «Neanche ci penso, di venire!» -, io mi sento diverso, rifiutato, sgonfio come una gomma ai box

La Stampa 28/02/2007. Briatore mi ha bucato una gomma ai box. La mia vita è cambiata. Dopo l’infuocato telegramma del patron della Formula Uno Flavio Briatore all’azienda che mi ospita per quattro giorni - «Neanche ci penso, di venire!» -, io mi sento diverso, rifiutato, sgonfio come una gomma ai box. Il tentativo di recupero per domani è fallito: di Briatore si sono perse le tracce. Ringrazio comunque la Rete Tre del direttore Ruffini per avere sostenuto le ricerche attraverso il programma di Federica Sciarelli «Chi l’ha visto?». Tanti sono i messaggi e le segnalazioni arrivati alla redazione dell’Ariston: alcuni lo hanno intravisto in casa di Giovanna Melandri, altri in quella di Lele Mora. Ma la musica non cambia e la corsa alla ricerca del bulloner scomparso continua. Però the show must go on, come dice una canzone del cinquantasettesimo Festival di Sanremo; e la mia vita da prodotto di Riviera procede, con tempi inflessibili. Sveglia alle 9, cioè un minuto dopo la fine del Dopofestival, e studio immediato - con i miei più stretti collaboratori - del fuso orario dell’Eroe di Militello: per lui, mezzanotte quand’è? Ore 11: telefonata alla finanziaria della Hunziker. Chiedo un prestito di due milioni di dollari per le piccole spese. Quindi parto per via Montanapoleone, andata e ritorno con l’auto blu presidenziale di Fabrizio Del Noce, con lui dentro. Ritorno all’Ariston per le prove dei bambini. Finora non ho visto un cantante: solo balletti, e bambini. Bambini aumentati a dismisura dopo la conferma che Michael Jackson non verrà. Poi ci sono gli effetti collaterali: guardo la scenografia e mi viene il mal di testa. Probabilmente Castelli l’ha disegnata mentre aveva la labirintite. Il mio medico al seguito, Enzo Jannacci, oltre che tutelare la crescita di Paolo Rossi, mi ha prescritto, per il dopo cena, solo «Dopofestival»: contro il logorio della musica pesante. ************************** La Stampa 28/02/2007. LUCA DONDONI Scissor Sisters contro il vescovo. SANREMO. Gli Scissor Sisters con i Take That (in versione redux senza Robbie Williams) sono gli stranieri più attesi di questi due giorni di Festival. I cinque ragazzi newyorchesi scoperti da Elton John, dopo le prove, sono stati subito incalzati da domande circa la loro posizione sexually-free, sull’omosessualità di quattro dei cinque membri del gruppo (solo Ana, la cantante, è etero) e su cosa avrebbero fatto vedere al pubblico tv. Non sono mancate le richieste di commento circa le dichiarazioni del vescovo di Sanremo che si è scagliato sui testi di alcuni pezzi tacciandoli di blasfemia. «Siamo contro tutte le censure - dice Ana, portavoce della band - da qualsiasi parte esse arrivino. Chiederei a quel vescovo se si ricorda di aver avuto dei genitori e se si è mai chiesto che cosa abbiano fatto i suoi genitori per farlo venire al mondo. I cantanti raccontano la vita in musica e della vita fanno parte le cose belle, quelle brutte, l’odio, l’amore e, perché no, anche il sesso. Ogni azione censoria è di per sé fascista e a noi non piace». Applauso della sala stampa. «No - racconta ancora Ana a proposito dello show sul palco - a parte il fatto che uno dei ragazzi si è appena fatto operare e adesso ha una vagina tutta nuova non ci saranno eventi shock! Suvvia, sappiamo dove siamo venuti e nessuno di noi ha intenzione di fare il clown pur di attirare l’attenzione. Fortunatamente nel mondo abbiamo venduto circa tre milioni di dischi e crediamo che la nostra musica venga almeno un passo prima dell’apparire». Saggi questi Scissor Sisters, soprattutto saggia e capace di tenere in pugno la conversazione è Ana, che seppur fisicamente non sia un fuscello si trucca e si abbiglia come fosse Alena Seredova. La ragazza è talmente interessante dall’aver colpito i registi e di recente ha sostenuto un provino per un film sulla Callas. «Purtroppo non mi hanno preso - confessa - ma il cinema mi piace e presto mi vedrete anche lì». ************************** La Repubblica 01/03/2007 GIUSEPPE VIDETTI Il super-show di Pippo con gaffe e canzoni peccatrici. Pippo se la canta e se la suona: «Le canzoni sono piaciute, me l´hanno detto tutti», ha sparato in apertura. E ai Take That con troppe zampe di gallina per essere ancora una boyband: «Grandi, bravissimi. Che spettacolo!». «Poi fa lo scivolo con Michelle, e tutti tremano per l´anca di lui e il Versace di lei, ma fortunatamente entrambi riescono a ritornare sul fronte del palco e a dare inizio alla gara, con una Hunziker assai disinvolta, con i capelli finalmente sciolti, spiritosa, perfetta padrona di casa. Alla kermesse di Pippo, ogni cosa è sempre in ordine, il bravo presentatore ammortizza urti, scossoni e terremoti pur di far navigare questo Titanic che ogni anno spacca l´Italia ma non ne vuol saperne di affondare, anche quando sembra sul punto di imbarcare acqua e colare a picco. La Hunziker è l´opposto della valletta impacciata, a Sanremo ci sta comoda come la quaglia nel nido (anche quando si infila in comiche gaffe tipo «Con il tric trac, io vengo»). Quasi più di Pippo, al quale ha dedicato una versione stonata ma tenera di «Non ho l´età». Il guaio è che tutti gli altri, qui, sembrano fuori posto, anche chi ha una lunga frequentazione con la gara, come i fratelli Marcella e Gianni Bella, che purtroppo hanno presentato una canzone brutta, con un testo bislacco di Mogol. E Johnny Dorelli, standing ovation alla carriera, che avrebbe potuto aspirare a Las Vegas e invece è tornato nel grembo della grande madre che nel ”58 e ”59 gli regalò due vittorie in coppia con Modugno. E Fabio Concato, che è tornato, dice, per far vedere all´Italia l´altra parte di sé che finora non ha mai potuto esprimere. Il Festival è generoso, il sussidio di disoccupazione non l´ha mai negato a nessuno. Non farà vendere dischi, ma i cachet raddoppiano, triplicano, decuplicano dopo la vetrina sanremese, anche per chi ultimamente ha avuto qualche problema di visibilità. Per questo Paolo Meneguzzi vuol sempre tornare, e gli Stadio ogni tanto fanno capolino (ma lo sfortunato Curreri perde la voce proprio nel mezzo della canzone), e Paolo Rossi è andato a frugare tra le carte di Gaetano per scovare una canzone che il povero Rino preferì lasciare nel cassetto, e Al Bano si è fatto scrivere da Renato Zero una preghiera più enfatica di un inno nazionale, più solenne di un requiem. Le votazioni delle giurie demoscopiche rimarranno segrete fino a sabato, ma è probabile che, tra le canzoni in gara, abbia fatto breccia «Il terzo fuochista», un simil-Capossela cantato da Tosca con grande abilità (nel clima rétro di «Vacanze romane» dei Matia Bazar). La canzone migliore della seconda serata, insieme a quella sulla mafia («Pensa»), con dedica a Falcone e Borsellino, del giovane Fabrizio Moro, molto applaudita. Ieri l´Italia ha finalmente ascoltato «Peccati di gola» del giovane Patrizio Baù, la canzone condannata da Monsignor Carreggio, vescovo di Sanremo e Ventimiglia, che si era pronunciato contro il testo che recita «In amore è naturale / liberare l´animale / quasi chiuso dentro te / come api sopra un fiore / fare miele, dar l´amore». Allusiva, certo, ma meno peccaminosa di un´apparizione di Milva o della strofa di Dorelli che dice «Nei momenti dell´amore / c´era il nostro buon odore». E poi diciamocelo, il povero cantautore non ha la statura per essere trasgressivo alla Gainsbourg. La comicità di Ficarra e Picone, campioni di "Zelig", trasforma l´Ariston in cabaret: «Siamo venuti per toccare il vulcano di Pippo (spento ma sempre vulcano). L´ha fatto la Littizzetto ed è diventata famosa, l´ha fatto Benigni e ha vinto l´Oscar». «Siamo il Festival dell´Unione, abbiamo la fiducia degli italiani», sbotta Chiambretti nel collegamento prima del Dopofestival. E alludendo agli ascolti: «Il Dr. House non vale un Pippone». Poi provoca la Hunziker: «Il suo primo fidanzato, anzi il terzo, quando aveva 15 anni, era di Militello. La portava in pellegrinaggio alla casa di Pippo. E´ la prima presentatrice venuta a Sanremo senza bodyguard, solo guardie svizzere». E alla soubrette dedica il talk show, ma nei panni della Hunziker c´è l´imitatrice Gabriella Germani. ************************** La Repubblica 01/03/2007 Dateci le cuffie del pianeta Papalla. Michelle esce dall´emozione e tenta sempre più di trasformare Baudo in Bisio. Baudo ha preso atto degli ascolti e si è come tranquillizzato al ribasso, Ficarra&Picone citano Baudo, Milva, Dorelli e Al Bano e sostengono che il Festival è una replica, a colori, perché "oggi con l´elettronica si riesce a fare tutto". Hanno dimenticato i Take That. Baudo li guarda e sospira, il Festival va e niente sarà mai più come prima. Ma c´era bisogno di una prova ulteriore? Piero Chiambretti ha preso il suo "Markette" e lo ha trasformato nel Dopofestival, o viceversa. Si fa gran pubblicità e rende onore al titolo, dopodiché funzionano bene proprio lui e quelli della sua banda. Ma siccome poi bisogna fare polemiche e domande ficcanti e far imbufalire i cantanti, tutto poi finisce per somigliare a un qualunque talk rissoso dei nostri tempi. Chi lo ha visto in diretta, non potrà mai cancellare dalla mente il momento-clou di "Unomattina", ieri. Finisce un servizio, stacco sullo studio e c´è Luca Giurato disteso a terra, accanto a lui c´è la poltrona ribaltata. Giurato si è cappottato da solo tentando chissà quale evoluzione fisica, il regista lo ha inchiodato al momento giusto, in collegamento il direttore di Raiuno Del Noce guardava esterrefatto. Ancora fino a ieri sera sul sito internazionale di aste E-bay non c´era traccia delle cuffie del pianeta Papalla, quelle usate dai direttori d´orchestra. Eppure potrebbero andare a ruba. "Di Rossi-Turigliatto-Pallaro, ”Oggi qui, domani là´. Canta Marco Follini". (Maurizio Crozza, Ballarò) ************************** La Repubblica 01/03/2007 Jasmine. Sarà dedicata alla mamma, Stefania Rotolo, l’esibizione di venerdì di Jasmine, che indosserà un abito della soubrette scomparsa Neri Marcorè. Si intitola "Siamo se stessi" la trasmissione che ogni giorno, alle 10 è su Radio2 da Sanremo, con l’attore e Riccardo Pandolfi ************************** La Repubblica 01/03/2007 SILVIA FUMAROLA Il Festival di Baudo lo vince il Dr.House. Il vero vincitore del festival è il dottor House. Sanremo non è più un evento, Pippo Baudo galleggia, supera - ma di poco - il tanto vituperato festival di Giorgio Panariello. Il day after, in numeri: nella prima parte Baudo ottiene 12.452.000 spettatori (43,80% di share), nella seconda 6 milioni 759 mila (47.08% di share). La media è 9 milioni 760 mila spettatori (44,82% di share), mentre per Panariello, nel 2006, erano 9 milioni 741 mila (44,45%). Nella prima parte il comico batte Baudo con 13 milioni 61 mila spettatori (share del 45,01%). Il boom non c´è, Italia 1 con House non perde uno spettatore (4 milioni e mezzo), e anche "Ballarò", su RaiTre, si difende benissimo. Baudo non si sbilancia: «Sto valutando il risultato, m´interessava mettere al centro la musica, presentare i giovani in apertura, non a notte fonda, intervallandoli ai campioni. La serata ha tenuto. Uno share vicino al 50%, per una rete generalista, è significativo». I giovani cantano, ma non sono davanti alla tv. Panariello aveva fatto registrare il 41,94% nella fascia 18-34 anni in prime time, dato già molto inferiore rispetto al festival di Bonolis (56,62%). Baudo cala al 39,57%. Lo abbandonano gli uomini, può contare sulle donne over 65 anni (57,03%). Il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce rivela che Fiorello lo aveva chiamato per fare un´incursione telefonica ma per motivi tecnici non è stato possibile passare il cellulare a Baudo sul palco. Pensa a lui per il prossimo festival? «Sì. Finora ci ha concesso solo sporadiche incursioni. Con Simona Ventura abbiamo altri progetti ma non escludo i ritorni, anche se mi piace cambiare ogni anno. Baudo resterà direttore artistico anche nel 2008». I numeri tengono banco, quelli degli ascolti e le cifre dei compensi. Il presidente del Coni Petrucci protesta: «Con tutto il rispetto per Sanremo, non credo che lo sport meriti minore considerazione. Il sacrificio richiesto sarebbe nel triennio di circa 110 milioni di euro. stata modificata una norma della Finanziaria per il Festival. Spero si voglia evitare che l´Italia si presenti alle Olimpiadi di Pechino senza molti atleti impossibilitati a qualificarsi a causa dei tagli del decreto Bersani». «Petrucci dice una grande sciocchezza», replica Baudo piccato «dovrebbe pensare ai compensi del calcio». Ma il Codacons protesta per l´ingaggio d´oro di Michelle Hunziker, Forza Italia e anche la Lega chiedono conto dei contratti «uno schiaffo ai precari». «Con i compensi che percepisco io, il 50% in meno rispetto a quelli presi da altri colleghi venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto», risponde Baudo, «si sta montando uno scandalo ma in realtà non c´è niente di scandaloso». Hunziker ribadisce che il milione di euro è un compenso all inclusive (autori, assistente, coreografo, ballerini, truccatore, parrucchiere, vitto e alloggio). «Ma quel che rimane non è poco sicuramente», ammette sorridendo. «Mi spiace pensare a come stanno Pippo e Michelle. E´ una sensazione che conosco anche se adesso col successo nei teatri faccio fatica a ricordare.... Ma Sanremo non si può giudicare dagli ascolti della prima serata. Del resto se non ci sono stati elementi sufficienti a decretare una crisi di governo certo non ci sono elementi per decretare la crisi di Sanremo. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo!». Giorgio Panariello, il conduttore più criticato della storia del festival, si prende la sua rivincita. Anche Simona Ventura difende il suo Sanremo 2004, quello di Tony Renis, delle polemiche: «Ce lo vogliamo dire che il Sanremo che abbiamo portato a casa, preparato in un mese e mezzo, è stato un piccolo miracolo? Oggi, alla luce dei risultati di questa edizione, i dati vanno riletti» spiega la conduttrice «Io sono passata nel frullatore e sono sopravvissuta. Però, riconosciamo un valore anche a chi, nelle scorse edizioni, è stato impallinato. Il gioco di Sanremo lo conosciamo, si fa carne di porco di tutti. Invece rivalutiamo le edizioni passate». ************************** La Repubblica 01/03/2007 GLI ASCOLTI DELLA PRIMA SERATA 2007 Baudo: I Parte: Media: 44.82% - Spettatori: 12.452.000 - share: 43.80% II Parte: Spettatori: 6.759.000 - share: 47.08% III Parte: - 2006 Panariello: I Parte: Media: 44.45% - Spettatori: 13.588.000 - share: 45.1% II Parte: Spettatori: 8.610.000 - share: 43.09% III Parte: Spettatori: 4.301.000 - share: 42.03% 2005 Bonolis: I Parte: Media: 54.78% - Spettatori: 16.588.000- share: 54.68% II Parte: Spettatori: 12.420.000 - share: 56.43% III Parte: Spettatori: 6.402.000 - share: 54.10% 2004 Ventura: I Parte: Media: 42.48% - Spettatori: 12.860.000 share: 43.34% II Parte: Spettatori: 6.904.000 - share: 40.75% III Parte: - 2003 Baudo: I Parte: Media: 42.55% - Spettatori: 12.364.000 share: 40.37% II Parte: Spettatori: 6.149.000 - share: 47.24% III Parte: - ************************** La Repubblica 01/03/2007 ANTONELLO CAPORALE "Sono rossa dentro e fuori nel cuore ho falce e martello". «Mi sento rossa dentro». Rossa rossa? «Intrisa di questo colore». Sono quasi le otto di sera. Milva sta parlando di sé ininterrottamente dalle quattro del pomeriggio. L´intero ufficio stampa della pantera di Goro è allo stremo. Il suo rosso è molto falce e martello. «E infatti Cossutta sbaglia a chiedere di mandare in soffitta la falce e il martello. Io voglio vivere con quel simbolo davanti ai miei occhi». Comunistissima. «Ho votato sempre Pci. Adesso voto il Pdci, sto con Diliberto. M´intenerisce, mi commuove, mi fa trepidare». Il governo ce la fa. «Ho avuto uno scoramento, una sofferenza. Vorrei dire a Turigliatto e a Rossi: ma come si fa? Ma rendetevi conto, diamine!». L´altra sera al festival i comici sono stati spietati con Prodi. «Cornacchione vergognoso. Ha dato una mano a quello là». Berlusconi. «E certo!». Che lei non ama. «Non mi faccia dire». Dica invece. «Quando lo vedo mi viene…». Uno sconforto? «Di più». Tanta rabbia? «Di più». Diliberto dice che fa schifo. «Mi sento di condividere il pensiero di Oliviero. una persona di grande cultura». Lo stima tanto. «Moltissimo». Non è un moderato come Rutelli. «Non conosco Rutelli, anche se mi ha scritto una bella lettera in cui si diceva disponibile a dare una mano a mia figlia Martina, che insegna storia dell´arte». Ma Martina aveva bisogno dell´aiutino? «Assolutamente no». Meglio così. «Mi crede se le dico che vivo la politica con una tale intensità, con una partecipazione personale, una dedizione». Chissà quante feste dell´Unità ha sul groppone. «Mi portava Bibi Ballandi. Lo conosce Ballandi?». Adesso predilige altre feste e altri festival. «Lo so». Con tanto comunismo nel serbatoio si fa poca Mediaset. «Ci sono andata una volta, invitata dalla mia amica Iva Zanicchi che è una patita per quello là».  stata persino candidata. «Le dissi: smettila con la pubblicità dei materassi. Visto che sei così vicina a lui fatti dare qualche programma». Rossa comunque, non il rosé di Fassino. «Rossa. Ma D´Alema è stimabile». Oggi anche Follini. «Finalmente ha capito che la sua casa è di qua». La sua interpretazione canora è stata davvero superlativa. «Vorrei infine dire che la Chiesa non deve interferire. Badi al suo impegno, rifletta sulla preghiera». Sanremo è una vetrina sontuosa. «Speriamo che Prodi duri. Avranno capito la lezione?». ************************** La Repubblica 01/03/2007 Zero Assoluto: Vincere noi? Saremmo più contenti se la Roma vincesse la Champions Ficarra e Picone: Sembra di essere all´uscita delle consultazioni di Napolitano Simone Cristicchi: La sedia che porto in scena? è un simbolo ma anche un portafortuna ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Maria Volpe Baudo non fa boom. Pippo sperava meglio. L’aveva detto: «Siamo affamati di ascolti». Ma ormai ha imparato a tenere botta e non sarà l’audience a farlo vacillare. Questi i freddi e impietosi numeri di martedì sera: 9.760.000 telespettatori (media tra prima e seconda parte), pari al 44,82% di share. L’anno scorso – l’edizione del «vituperato» Giorgio Panariello – la media d’ascolto della prima serata festivaliera è stata del 44.45%. Percentuale identica. In termini assoluti, 600mila persone in meno, nella prima parte della serata. Molto elegante il messaggio di Panariello: «Sanremo non si può giudicare dagli ascolti della prima serata. Abbiamo ridato fiducia a Prodi, diamo fiducia a Baudo!! Credo che gli ascolti miglioreranno. Ho visto il Festival e trovo che sia una proposta molto piacevole. Ma è difficilissimo fare i grandi risultati del passato». Galanterie a parte, osservando questo calo di ascolti, viene da chiedersi: perché il telespettatore medio di Raiuno (e non solo di Raiuno) dovrebbe restare attaccato al video a vedere gli Zero Assoluto, Piero Mazzocchetti, Mariangela? Ovvero i primi due campioni e la prima giovane che si sono esibiti la sera d’apertura del Festival, poco dopo le 21.30. Non entriamo nel merito della musica, ma l’impatto televisivo non è davvero facile per un pubblico non giovanissimo. L’istinto è cambiare canale. Del resto l’ha ammesso anche Baudo: «Abbiamo pagato la scelta di mettere i giovani in mezzo ai campioni e di non relegarli a notte fonda. Abbiamo corso questo rischio consapevolmente e gli ascolti sono calati. Ma abbiamo riportato il Festival nei suoi binari giusti con la musica al centro». Sarà... Il problema è che anche certi campioni sono mezzo sconosciuti e così – nonostante il garbo e l’eleganza – la serata d’apertura ha vissuto momenti di noia. Il picco del resto è stato proprio alle 21.20 (quasi 15 milioni di persone davanti al video) quando una tremante Michelle cantava «Adesso tu», pensando all’ex marito Eros Ramazzotti, alla figlia Aurora, e lasciando spazi di sogno nei cuori dei telespettatori che, dal Manzanarre al Reno, si sono chiesti: «Ma torneranno insieme Eros e Michelle?». A questo ormai pare abituato il pubblico televisivo, al reality, alla messa in scena dei sentimenti. Ma Baudo non ha intenzione di rinunciare alla qualità. Lo ribadisce anche il direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce: «Gli ascolti sono stati inferiori alle aspettative, ma non esageriamo. Il trend è in crescita, e ci fa ben sperare per le prossime serate. E poi la qualità è proprio confortante. La canzone è davvero protagonista». E così, forte della sua battaglia per la tv di qualità, Baudo non ha mostrato segni di malumore, nonostante gli ascolti. L’andamento della serata di ieri è stato brioso, anzi allegro. A parte l’incidente sul finale: verso l’una di notte prima dell’esibizione dell’ultima giovane in gara, Elsa Lila, si è sentita una bestemmia in diretta. Un giallo. La Rai, poco dopo, ha dichiarato: «Siamo molto dispiaciuti, anzi mortificati. Le responsabilità non sono individuabili perché l’incidente è accaduto in un retropalco frequentato da decine di persone». La seconda puntata si era aperta con Michelle che entra dalla platea e fa lo scivolo con Pippo. Una Hunziker in versione pestifera, che non dà tregua alla spalla- Baudo e che lo mette pure in imbarazzo con una gaffe sessuale («mi basta il tric-trac che vengo») che ha letteralmente messo al tappeto Pippo. Ripresosi, ha introdotto Ficarra e Picone, il duo comico siciliano. Un primo intervento divertente, poi un secondo, a sorpresa, drammatico: hanno ricordato «Pino Puglisi un prete ucciso perché dava fastidio alla mafia». E poco prima il giovane Fabrizio Moro, con la canzone «Pensa» dedicata a Falcone e Borsellino, aveva commosso la platea. ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Dorelli che classe, il brano no Lezione d’ironia da Paolo Rossi E Al Bano non tradisce i fan. Non siamo diventati più buoni, né tantomeno siamo sottoposti a pressioni. I giudizi sui 10 big e i 7 giovani in gara ieri sono più positivi di quelli della prima serata. «Musica» di Paolo Meneguzzi è pop melodico facile giovanilista sentimentale orecchiabile (voto: 7). La musica e l’amore vengono coniugati e formano una irresistibile melassa che in falsetto funziona ancora di più. Gli Stadio hanno proposto una canzone d’amore intitolata «Guardami», raffinata ma anche un po’ dimessa, dove solo il ritornello (corto) profuma un po’ di rock sinfonico (6,5). Sara Galimberti, 22 anni di Roma merita di essere ricordata prima ancora che per la sua canzone «Amore ritrovato» (7,5) che è una sorta di tango retrò-colto con un crescendo virtuoso quasi operistico per un’altra ragione. il tipico prodotto delle nuove realtà discografiche, le «multipaese» a gestione familiare che hanno preso il posto delle multinazionali. Piccole imprese che propongono anche singolari e apparentemente demenziali strategie, come quella di allegare al disco non la biografia dell’artista ma quella del cane Ringhio che è anche il simbolo dell’azienda. I festivalieri doc Marcella e Gianni Bella con «Forever (per sempre)» firmata Bella-Mogol meritano 8 per la musica, 5 per il testo (ci scusi maestro), 4 per l’esecuzione di Gianni Bella, 7 per per quella di Marcella (fate voi la media). «Il terzo fuochista» di Tosca è un pezzo di bravura per la velocità con cui viene sciorinato il lungo testo, per la quantità di strumenti che usa, per le emozioni che scatena. Pur non avendo forse un futuro discografico merita 8 e mezzo (anche perché sarebbe piaciuto a Fellini e a Nino Rota per la sua natura bandistico-circense). Molto chiasso si è fatto sulla canzone del maestro di musica Patrizio Baù intitolata «Peccati di gola» che in realtà è solo un divertimento musicalmente anomalo e anche a tratti noiosetto sul tema dell’edonismo (5). Quanto al molto atteso ritorno sulla scena di Johnny Dorelli bisogna dire che la sua classe e la sua forma vocale sono assolutamente ineccepibili (8). Peccato che la canzone scritta per lui dagli autorevoli Calabrese e Ferrio sia di un manierismo stucchevole e rinchiuda l’artista in una sorta di ligneo sarcofago (5). «Ama» di Romina Falconi sembra costruita apposta per valorizzare una vocina dolce capace di virtuosismi soavi. Siamo però sul sentimental- sanremese di fascia media che non lascia traccia (5,5). Il titano Al Bano non ha tradito le aspettative ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 La Sfida: il raffronto degli ascolti in termini di share tra il Festival condotto da Panariello lo scorso anno e l’edizione targata Baudo: I PARTE: 2006: 45.01% - 2007: 43.80% II PARTE: 2006: 43.92% - 2007: 47.08% III PARTE: 2006: 42.29% - 2007: 40.68% Media ponderata: 2006: 44.45% - 2007: 44.82% ************************** Corriere della Sera 01/03/2007 Andrea Laffranchi Padoa-Schioppa: no a compensi Questione di numeri. Quanto agli ascolti Sanremo tiene, ma scivola sui compensi. Settecentomila euro per Pippo Baudo, un milione per Michelle Hunziker e tutto il suo staff. Tanti soldi. Troppi per il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Che risponde «molto amareggiato» a una lettera di un gruppo di precari calabresi che si lamenta per il trattamento dorato delle star tv. Sebbene il Tesoro sia azionista della tv di Stato, Padoa-Schioppa fa sapere che «la definizione dei compensi è stata un’autonoma decisione della Rai». Conclusione dura: «Non sono d’accordo con il fatto che un’azienda pubblica possa offrire cachet così alti». Ed ecco il testo della lettera, firmato dalla coordinatrice dei precari Maria Donati, che lo ha spinto a intervenire. «Con i soldi che lo Stato italiano ha dato alla Hunziker almeno 50 di noi co.co.pro sarebbero stati stabilizzati a vita. Non vogliamo fare moralismi ma riteniamo che sia un vero schiaffo alla miseria». Il cachet di Michelle, il milione, lo ha confermato la conduttrice stessa. Precisando che comprende anche quello dei suoi collaboratori. Baudo solo in apparenza si sarebbe accontentato di meno. I 700 mila euro previsti dal suo contratto sarebbero «solo» il compenso per la prestazione artistica. Al quale, secondo voci di corridoio, andrebbero aggiunti rimborsi spese verso i quali la Rai si dimostrerebbe molto comprensiva. La questione fa arrabbiare anche i vertici dello sport. «Ho grandissimo rispetto per Baudo, ma non posso accettare che atleti come Baldini, Bettini, la Vezzali, la Pellegrini, Benelli, Rossi e Mornati, possano valere di meno», dice il presidente del Coni Gianni Petrucci. Spaventato dal taglio di 110 dei 450 milioni di euro destinati allo sport italiano previsto dal decreto Bersani, Petrucci paventa il rischio «che l’Italia si presenti alle olimpiadi di Pechino con le assenze di molti atleti» e chiede che si intervenga «come è stato fatto per Sanremo modificando una norma della legge finanziaria». Il ministro Melandri tranquillizza. Repliche stizzite da casa Rai. Per Baudo «Petrucci ha detto una sciocchezza» e «dovrebbe guardare al mondo del calcio che è uno scandalo, dove i calciatori prendono compensi milionari». Acido anche Fabrizio Del Noce: «Credo che lo sport sia l’unico pulpito da cui non possono venire prediche. Nel calcio in tv il rapporto costi-ricavi non paga più. I conti di Sanremo, invece, tornano», dice il direttore di Raiuno. Critico anche il Codacons che, visti i dati Auditel non proprio esaltanti, per il futuro propone di legare «i compensi ai dati di ascolto» e chiede alla Corte dei Conti di «non ammettere a registrazione la circolare del ministro Nicolais», quella che sbloccava i maxi-cachet. Circolare «assurda e irrazionale» anche per Giampiero Catone (Dc per le autonomie) della Vigilanza Rai. E per il leghista Davide Caparini questi compensi «non hanno alcun senso se pagati con i soldi dei contribuenti, mentre potrebbero essere giustificati in una logica di mercato». Prova a smorzare i toni il sindaco di Sanremo, Claudio Borea che si ricorda «cachet di gran lunga superiori negli anni passati». Pippo conferma e piange miseria: «Con i compensi che percepisco io, circa il 40% in meno rispetto a quelli presi da altri colleghi che sono venuti a Sanremo, posso fare il loro valletto». *********************** Corriere della Sera 01/03/2007 Luigi Offeddu Apicella senior in Riviera canta e fa un po’ il critico: «Motivi non memorabili». «Marià, ti parlo da Sanremo. Sono qui, ci starò per tutto il festival: ascolto, cerco di capire, alla sera come sempre faccio "’a posteggia". E da Sanremo, come padre e come artista, dopo aver ascoltato tutti questi, ti dico: "Marià, tu sei più genuino che mai". E chi vuole intendere, intenda. Salutami il Presidente, digli che non ho mai dimenticato quei 3 giorni di fila a Villa Certosa, tutti passati a cantare insieme: io, te, e lui...». Ieri, Tonino Apicella da Spaccanapoli ha compiuto 67 anni, 51 dei quali vissuti come chitarrista «posteggiatore», cioè artista de «’a posteggia», che nel Cinquecento si chiamava anche «Sbruffapappa», perché dava da mangiare a chi la praticava. «’A posteggia, parola nobile – spiega don Tonino ”: significa appostamento, in un ristorante, di persone che sanno far bene il loro lavoro, con garbo e diplomazia, per offrir musica agli altri. Sì, proprio quello che mio figlio Mariano faceva all’albergo Vesuvio di Napoli, quando nel 2001 fu scoperto dal Presidente. Cioè dal Dottore, come lui ancora lo chiama. Insomma, dal dottor Berlusconi». Questo compleanno, Tonino l’ha festeggiato come sempre: abbracciando Anna, la moglie che l’ha seguito a Sanremo, e una chitarra. Il tutto al ristorante Lido, una fetta di Napoli traslocata in Riviera, dove il maestro si esibisce ogni sera fino a sabato. A metà marzo, in quel «Lido» soffierà aria diversa: la Napoli sanremese virerà al jazz, con la band nizzarda di Alain Rattier. Ma per adesso, è Napoli e basta: profumo di cozze, lo chef Gennaro Vivo che scola linguine all’astice, il padrone don Salvatore che butta un occhio su tutto. E soprattutto lui, Apicella senior: che apre la serata con «Reginella» l’eterna, o «Era de maggio», ma anche «Mannaggia a te», «Si’ stata tu!», e «Bambolina d’a Sanità», tutte sue canzoni che lui, Mariano e il Dottore, cantarono insieme in quel «triduo» a Villa Certosa. «Cosa rara assai, perché di solito Mariano non canta le mie canzoni: lui è lui, io sono io, e ci vogliamo un bene da morire. Ho altri 5 figli, ma solo Mariano ha seguito la mia strada». Papà Tonino ha la quinta elementare, e a suonar bene la chitarra ha imparato da solo. Come i grandi «posteggiatori» di cent’anni fa: come «Antonio ’o Cecato», il Cieco, descritto da Salvatore Di Giacomo, o Gaetano Burecchio «’o Busciardo», il Bugiardo, o Peppino Di Francesco «’o Zingarello», che fu il menestrello personale del potente Richard Wagner (si vede che la tradizione è antica) e poi fu cacciato da quest’ultimo per essere stato sorpreso a far ginnastica in un sottoscala con una procace cameriera. Tonino Apicella sa anche recitare: e a volte, «ma purché in sala non voli una mosca», recita da maestro «’A livella» di Totò. Ed è stato attore vero: è lui lo zingaro sdentato e dai capelli rossicci che canta tragicamente «’A risata» in Morte a Venezia: «prendetelo, è un incrocio fra Petrolini e Totò», ordinò Luchino Visconti subito dopo il provino. Mariano junior, invece, non è autodidatta, «perché – dice il papà – la chitarra l’ha studiata con un professore. Sento dire spesso: che sedere che ha avuto quello, a incontrare Berlusconi. E mi dispiace: perché la fortuna esiste anche, ma poi devi reggere, essere bravo. E Mariano, questo ha fatto. Io voto Forza Italia, ma da molto prima di quell’incontro. Comunque, ringrazio il Padreterno: mi ha ricompensato per tutto ciò che avevo fatto per i miei figli». E questo festival? «Mah, finora non ho sentito motivi trascinanti. Mi sono piaciuti i Korakhané, gusto alla Fabrizio De André. Ma ripeto: Marià, te lo dico da padre e da artista, tu si’ genuino più che mai. E salutami tanto lui. Il Presidente».