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 2007  marzo 01 Giovedì calendario

La Repubblica 27/02/2007 Silvia Fumarola. Anche Dorelli finisce in Rete. SANREMO - Se il buongiorno si vede dal mattino, camomilla a volontà

La Repubblica 27/02/2007 Silvia Fumarola. Anche Dorelli finisce in Rete. SANREMO - Se il buongiorno si vede dal mattino, camomilla a volontà. Tranquilli, sereni, placidi, forse stremati da prove diurne e notturne, Pippo Baudo, Michelle Hunziker e Piero Chiambretti hanno l´aria di chi ha fatto il proprio dovere, e quel che sarà, sarà. Stasera il festival comincia, con un regolamento «bruciato» dal web, che rimanda in rete i brani inediti. Dopo quello dei Grandi Animali Marini, stavolta è toccato a «Meglio così» di Johnny Dorelli. Scoperta dal blog di Gianluca Negri (www.macchianera.net), la canzone è scaricabile da un sito inglese di condivisione di file musicali, www.oink.co.uk. Il testo è identico e la voce sembra proprio quella di Dorelli. La Rai indagherà. Gli inediti che sbucano sul web, gli «spifferi» come li definisce Baudo, «chiedono un nuovo regolamento». Il capostruttura della Rai Giampiero Raveggi, ribadisce che dal 2008 sarà modificato, tenendo conto delle «grandi evoluzioni tecnologiche». «Spifferi» a parte, il clima è casalingo, tanto che Baudo annuncia al microfono: «Michelle deve correre in bagno, le scappa la pipì», mentre lei si alza, seguita di corsa dalle guardie del corpo. Una scena surreale. «E´ una settimana decisiva, per il governo e per il festival» spiega Sua Pippità, felice di parare i colpi del comico Antonio Cornacchione (primo ospite con Norah Jones e Scissor Sisters), che farà il monologo sull´attualità politica. «Cornacchione non è una presenza casuale, sappiamo i contenuti del suo intervento. Farò da ammortizzatore e sarò pronto a reagire. Le parolacce nelle canzoni? Fanno parte del linguaggio comune: se sono in armonia col testo, non c´è niente di male. Oggi nessuno dice più "perdindindirindina" e "culo" non è più una parolaccia». Anche il vescovo di Sanremo, Alberto Maria Careggio, in visita pastorale all´Ariston, benedice i testi: «Il festival quest´anno porta messaggi importanti». Così in questo clima idilliaco, (Mediaset schiera giusto Dr House su Italia 1), il direttore di RaiUno Fabrizio Del Noce ecumenico: «Non temo la controprogrammazione, ognuno fa il suo dovere», Baudo non batte ciglio neanche sui compensi, per ora bloccati: «Pare ci voglia l´autorizzazione della Corte dei Conti, ma Sanremo l´avrei fatto comunque». Anche la Hunziker è tranquilla, anche se le avevano detto che «sarebbe stato uno stress». Chiambretti ha lo sguardo furbissimo. «Il giallo Briatore è nato da un equivoco. Non l´ho chiamato io, chi l´ha contattato non gli ha spiegato bene. Quando ha letto che era "opinionista al Dopofestival" si è spaventato. Non pensavamo a niente di simile. Col talk show riunirò le "famiglie di fatto"». Stasera, in collegamento, quella delle "casalinghe disperate" formata da Edwige Fenech, Rita Rusic e Barbara Alberti. Domani la famiglia dei campioni della Juventus, Gianluca Pessotto, Ciro Ferrara e Gigi Buffon. A seguire, quella dei direttori Fede e Signorini. Quindi Arbore, Gianni Boncompagni e Beatrice Borromeo. L´unico spunto polemico lo offre Fabio Concato: «I miei ultimi dischi sono stati sottostimati e mal distribuiti, per questo mi sono preso il tempo necessario per reinventarmi. Ho lasciato la mia casa discografica e mi sono affidato a una piccola etichetta distribuita da una major». Concato farà il duetto con Michele Zarrillo: Tullio De Piscopo suonerà batteria. «La musica dev´essere considerata una cosa seria, oltre all´intervento del governo per la riduzione dell´Iva», spiega il cantante «si dovrebbe avviare una riforma della Siae. E lo dico anche se sono uno dei primi dieci autori più eseguiti in Italia». ************************** La Repubblica 27/02/2007 Gino Castaldo. "Sanremo fotografa l´Italia? E allora ecco il nostro governo". «Dice che Sanremo rispecchia il paese. E allora rispecchiamolo davvero». Paolo Rossi questo suggerimento lo vuole prendere alla lettera. «Il regolamento del festival dovrebbe essere adattato ai tempi» dice, «sono fermamente contrario a questa votazione uninominale alla tedesca. Ci vogliono alleanze, coalizioni, appoggi. Io sono pronto. L´idea mi è venuta insieme a Daniele Silvestri. Vogliamo contattare Simone Cristicchi, magari per le politiche giovanili. Poi chiederemo l´appoggio esterno di Nada». Senta Rossi, ma se deve essere coalizione, ci vuole un capolista prestigioso, maturo, ci avete pensato? «Ma sì, secondo me deve essere Dorelli, più meno la stessa età di Prodi. Poi per tranquillizzare ulteriormente i moderati possiamo imbarcare Mango. E Milva ovviamente, ma forse è troppo rossa». E i gruppi rock, i Velvet, per esempio? «Dei gruppi bisogna tenerne conto, aprire un dialogo per evitare cedimenti della coalizioni. Io sono per un apertura al dialogo. Sarebbe bello che tutti presentassero una propria lista. All´opposizione devono pensarci altri, noi lavoriamo per affinità e simpatia, pensiamo solo in termini di vittoria». Eppure, se coalizione deve essere ci vuole un programma politico... «Ma certo, dobbiamo buttare giù i dodici punti su come condurre la canzone leggera in Italia. Il punto che porterò io è lo spazio per la canzone teatro. Tutti si stupiscono, ma come, un attore che canta, ma buona parte della canzone popolare del secolo scorso, viene dal tabarin, poi dalla rivista, dal varietà, per finire al cabaret. Gli altri undici punti li discuterò con gli alleati. O meglio, se vogliamo imitare la classe politica fino in fondo, i dodici punti saranno in base ai voti che avremo preso, il programma lo presentiamo dopo, non possiamo essere più seri dei politici». Ecco, i voti, appunto, come potrebbe reagire il popolo dei votanti? «Sui voti ho qualche perplessità. Mi è chiaro che gli sms sono di destra, la giuria di qualità forse un pochino più di sinistra, la demoskopea è moderata, e poi voglio chiedere a Pippo qualche delucidazione: gli sms astenuti a chi vanno? Visto l´andazzo qualcuno magari vota ma si astiene, oppure i nulli con gli insulti. Vanno conteggiati?». Non coinvolgerà i Tetes de Bois, visto che giovedì si esibirà insieme a loro? «Assolutamente sì. C´è una trattativa in piedi, non bisogna dimenticare la strada, le fabbriche, volevo negoziare ma loro oggi sono in giro a cercare vecchi camion e filobus, sono fatti così… ma ci conto». Baudo ha fatto paragoni con la vittoria di Bartali al tour de France nel 1948. Sanremo sarà un diversivo rispetto ai problemi del paese? «Con questa cosa dei due mondi paralleli, a volte ci puoi scherzare ma è inquietante. Quando ho visto quello che è successo al Senato, mi è venuto da pensare: ma se il Senato è questo, chi fa le leggi? Chi insegna agli ultrà come ci si comporta allo stadio? E´ come se un genitore rimproverasse il figlio perché fa tardi in discoteca e poi il pomeriggio si accascia perché è ubriaco». ************************** La Repubblica 27/02/2007 Carlo Moretti. "Solo gli italiani cantano in coro nei concerti". Norah Jones si è lasciata definitivamente alle spalle il risentimento che le impediva di abbracciare suo padre, il musicista Ravi Shankar, e di parlare in pubblico dell´uomo che dopo averla concepita 27 anni fa fece perdere le sue tracce. Shankar si era presentato poi a un suo concerto, per dirle: «Mi hai stupito: sei davvero brava», ma le difficoltà non erano certo svanite. Arrivando a Sanremo, dove la cantautrice texana canterà Thinking about you dal recente terzo album Not too late, la Jones ha rivelato che ora i rapporti con il maestro di sitar dei Beatles sono buoni, come lo sono quelli con sua sorella Anushka Shankar, tanto che sta pensando di incidere qualcosa con lei: «Con mio padre no, non potrei» ha aggiunto, descrivendo i legami di una ritrovata famiglia. «Per poter suonare con lui dovrei prima prendere molte lezioni: i nostri mondi musicali sono lontani. Con mia sorella è diverso, i nostri gusti sono molto simili». La Jones porterà sul palco dell´Ariston l´antica magia legata al jazz e al soul, nel segno delle cantanti che ha ammirato sin da bambina, a cominciare da Billie Holiday e Nina Simone. «Resto legata a quelle radici, non sono una cantante pop e non intendo diventarlo» ha detto. «Non riesco ad ammirare artiste come Madonna, che si svestono sul palco pur di far colpo. Continuo a sognare le ladies della storia del jazz. E anche una cantante come Aretha Franklin, che sul palco dimostrava tutta il suo vigore, era una lady, per come la vedo io». La prossima estate Norah Jones sarà in Europa, il tour toccherà anche l´Italia. Lascerà spesso la sua postazione al pianoforte per imbracciare la chitarra e poter guardare dritto la platea. «Amo il pubblico italiano: è l´unico che nei concerti sa cantare in coro le mie canzoni». ************************** Corriere della Sera 27/02/2007 Festival al via con un brano «scomunicato».Cinquantasette anni dopo, è ancora Festival. Questa sera Pippo Baudo e Michelle Hunziker aprono su Raiuno l’evento più popolare dell’Italia televisiva: venti cantanti «big», 14 giovani, e fino a sabato prossimo – crisi di governo o no, benzina alle stelle o meno – una gran fetta del Belpaese trasloca in Riviera. Con il «Dopofestival» quotidiano, condotto da Piero Chiambretti, che promette scintille. Intanto, una prima scintillina c’è già. E profuma insieme di zolfo e incenso, nascosta fra le note. «Nun è peccato», diceva una famosa canzone nata a Napoli. «Si ’sta vocca desidera ’e vase...nun è peccato!»: «se questa bocca desidera dei baci, non è peccato...». Ma se invece, in quella bocca «sfrizzola la lingua, che acquolina ho?». Così dice un’altra canzone, nata a Sanremo e non a Napoli, firmata Patrizio Baù, per la musica, e Maurizio Bernacchio, per il testo. Dice anche molte altre cose, come «E dammela la mela/ sai quanto mi fa gola/ se la mangi sola/ che gusto ci sarà». La mela, Adamo, Eva: memorie e richiami delicati. E allora sì, che il tutto può essere «peccato». Almeno piccolo, veniale, e almeno per il vescovo di qui: «Beh, come si fa a usare queste parole, o a dire "in amore è naturale/ liberare l’animale?" – sbotta Alberto Maria Careggio, vescovo di Ventimiglia e Sanremo, già amico personale e compagno in tante passeggiate alpine di Giovanni Paolo II, nonché co-autore del libro «Giovanni Paolo II, l’uomo delle alte vette». «Come si fa a cantarle? E poi ci lamentiamo se i ragazzini fanno alle loro compagne certe cose, e si passano le immagini sui cellulari... Se i ragazzi non hanno dei valori, dei principi. Che esempio gli diamo, da un palcoscenico così? Io vengo da tre anni qui al festival, mi piace la musica soprattutto quando veicola dei buoni messaggi, e anche quest’anno sono invitato, per mercoledì. Ma se quella sera, come sembra, ci sarà questa canzone nel programma, penso che me ne resterò a casa. Sarei imbarazzato, a star qui ad ascoltare. E mi meraviglia molto che una persona che mi dicono di buona cultura e sensibilità, anzi un professore di scuola media che insegna proprio a dei ragazzi, venga a cantare certi versi». Il professore, naturalmente di musica, non è altri che Patrizio Baù, anni 34, nato in Svizzera da emigrati veneti, diploma di chitarra classica al conservatorio e co-autore di «Peccati di gola», che ha definito così: «indefinibile». Cioè «canzone popolare fra pop ed elettronica», centrata sull’«ambiguità» fra due peccati deliziosi, l’Eros e la gola, il letto e la cucina, l’orgasmo e la scorpacciata, donna Beatrice e Monica Lewinsky. Con qualche sillaba di libera, diciamo così interpretazione, e non proprio femminista: «Una donna sul cuscino/ come panna sul budino/ ti condanna ad un destino/ di golosità». «Sfizia la mia schiena col calore dei delle mani e dei sederi...E alza la sottana/ E apri la persiana/ Che figlia di p..../ La femminilità/ E mordila la mela/ Golosa nella gola/ succosa ti consola/ che gusto che mi dà...Spizzica le labbra e non potrai più dire no». Invece «no» lo dice il vescovo, e con gentile indignazione: «Insomma, uno dovrebbe capire che quando canta davanti a centinaia, anzi a milioni di persone, di tutte le età, ha una certa responsabilità, offre un certo esempio». Diciamola tutta: dovrà andare a confessarsi, il professor Baù? «Beh – sorride il vescovo – prima di andarsi a confessare, uno si pente. Se non si pente, non va a confessarsi. Lo chieda a lui. Invece, ecco, mi piacciono molto i testi di Concato e Cristicchi. Anzi, lo vede questo signore? La sua canzone sì, che mi piace, e dice qualcosa di importante». «Questo signore», al quale il vescovo stringe calorosamente la mano, è Carrisi Albano noto Al Bano, anni 63, 11 Festival, cantore di «Nel perdono»: canzone rivolta a Dio, «dal quale più ci allontaniamo e più diventiamo bestie». Come dire: l’esatto contrario di «in amore è naturale liberare l’animale». Adamo-Baù, Eden-Sanremo, manca solo il diluvio. Luigi Offeddu IL GIOVANE E IL PRELATO Vengo qui da tre anni e anche adesso sono invitato. Ma se domani sera ci sarà questa canzone nel programma me ne resterò a casa ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Maria Volpe. Baudo: ma la paga degli orchestrali è una vera vergogna. Per fortuna sono arrivate le polemiche. Non ci si sperava più. L’atmosfera alla vigilia della cinquantasettesima edizione del Festival di Sanremo è serena, l’armonia regna sovrana tra il rinato Pippo Baudo – 70 anni e 12 Festival sulle spalle – la bella e bionda Michelle Hunziker, gli ospiti, i cantanti. Pure col conduttore del Dopofestival Piero Chiambretti non c’è segno di screzio. Ma per fortuna il vil danaro ha scatenato le ire degli orchestrali giustamente sostenuti da Baudo in questa fase della sua vita vero paladino dei diritti civili. «Cinquantuno euro al giorno per un impegno senza orari non è una paga, ma una vergogna», ha tuonato il conduttore. Perché per l’appunto l’orchestra che appare stasera sul palco del teatro Ariston – formata da 53 elementi, di cui 34 dell’orchestra sinfonica di Sanremo (gli archi), i 19 restanti dell’Orchestra Rai, più sei coristi – è vittima di questa vergogna. Non tutti: una parte di quei 34 percepiscono, a fronte di un orario di lavoro smisurato, 100 mila lire del vecchio conio. Il sindaco di Sanremo Borea (che ha ritirato le dimissioni domenica, in linea con il governo Prodi...) si è impegnato a risolvere la vicenda. E Baudo ha proposto all’amministrazione sanremese un extra-budget per l’Orchestra. Anche perché questa vicenda sottolinea ancor di più i cachet stellari che percepiscono gli artisti. Con buona pace della Finanziaria e del tetto di 250 mila euro per i compensi ai «collaboratori» Rai. Ma da stasera nessuno ci penserà più. Da stasera conteranno le canzoni e il look della Hunziker, la satira di Cornacchione e i commenti di Chiambretti. Un «signore e signori buonasera», un saluto di Pippo, un breve discorso, poi l’entrata di Michelle, stasera vestita da Valentino: abiti principeschi, molto raffinati in stile Grace Kelly. La Hunziker parte cantando: tanto per far capire che l’era delle vallette è davvero finita. Un mix di brani, omaggio a Sanremo: «Quando dico che ti amo», «Quando m’innamoro» e «Adesso tu» canzone dell’ex marito Eros Ramazzotti con cui ha vinto il Festival nel 1986. Un omaggio all’amore, più che a Sanremo. Poi al via con le canzoni e tra loro, Cornacchione che – ca va sans dire ’ prenderà le difese del «povero Silvio», autore pure lui di canzoni scartate al Festival «pieno di comunisti». Del resto Pippo lo ha detto con chiarezza: «Questa è la settimana decisiva per il Governo, e lo è pure per il Festival. Così siamo pari». Anche se i suoi intenti reali sono diversi: altro che scherzi, altro che politichetta. «Recuperiamo in dignità. I coup de théâtre nello spettacolo spesso sono provinciali e offensivi nei confronti del pubblico. Se si alza il livello della musica si alza il livello del Paese». Il sindaco Borea, su sollecitazione del conduttore, si è impegnato a risolvere la vicenda con un extra-budget ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Andrea Laffranchi L’ospite straniera. Norah Jones: debutto con gaffe sulla Callas. MONTECARLO – Norah Jones sta a Montecarlo, al lussuosissimo de Paris (dove trionfano gigli, orchidee e ingioiellate signore âgée) perché gli hotel di Sanremo sono troppo cheap per le superstar. Al Festival ci verrà oggi pomeriggio per le prove, poi tornerà in Costa Azzurra a riposarsi e si ripresenterà giusto in tempo per salire attorno alle 23 sul palco dell’Ariston. Non è lei a fare le bizze. più una scena della casa discografica, la sofisticata e jazzy Blue Note, che la vorrebbe un po’ più diva. Fosse per lei tutto sarebbe più rilassato. Ci accoglie in maglioncino lavanda, jeans e ballerine armeggiando davanti al buffet. Acqua, sapone e tanta voglia di fare musica. Del resto se le si chiede quali sfizi si sia tolta da quando è diventata una diva, risponde «lo studio di registrazione nel mio appartamento: non guardo molto ai soldi, ma mi sono potuta permettere apparecchiature più lussuose». Insomma niente champagne millesimato, niente bollicine in testa. Solo musica: «Ogni tanto a New York vado ancora in qualche club dove riesco a tornare anonima e suono assieme a qualche amico». La prossima estate sarà in tour in Italia. Il 13 luglio a Lucca e il 14 a Caserta: «Suonerò anche la chitarra, non solo il piano. Mi piacerebbe qualcosa di più movimentato rispetto al passato, ma non sono una da ballerini e fuochi d’artificio. Penso a un palco teatrale, alla Tom Waits». E la sua eleganza innata da dove viene? «Da quello che ascoltavo quando ero una ragazzina: non certo Madonna, ma le vere ladies del passato come Billie Holiday e Aretha Franklin». A proposito di modelli, dichiara con candore che il suo mito italiano era Maria Callas. E a chi le fa notare che la cantante era greca, spiega imbarazzata che si riferiva alla musica lirica, italiana per antonomasia. E con papà Ravi Shankar (che se ne andò quando era piccola) collaborerà mai? «All’inizio mi dava fastidio essere presentata come figlia di... perché stavamo cercando di recuperare la nostra relazione. Ora siamo più vicini, ho un mio nome e mi pesa meno. Un duetto sarebbe difficile perché facciamo musiche diverse. Non riesco a vedere papà che canta come il mio idolo Willie Nelson». ********************** Corriere della Sera 27/02/2007. Mario Luzzatto Fegiz Poche rime cuore-amore, arriva l’impegno teatralizzato. «I matti sono punti di domanda senza frase, migliaia di astronavi che non tornano alla base» canta Simone Cristicchi in «Ti regalerò una rosa». Potremmo definirlo, questo Sanremo, un «Festival del Teatro Canzone», più vicino a Gaber e più lontano da Ramazzotti e Baglioni. Almeno per quanto riguarda i big in gara. Dove da stasera vedrete e sentirete canzoni con una forte vocazione spettacolare e a volte addirittura cabarettistica, dove la parola e il gesto hanno grande importanza e nelle quali i contenuti provocatori, sociali o surreali hanno grande peso. Fra i big veramente poco cuore e amore. Il genere teatral- impegno ha una grande resa televisiva, ma in genere vende pochi dischi e si brucia rapidamente. E veniamo ai dettagli. Daniele Silvestri trasforma «La paranza», che è un misto di pesciolini da frittura, in una esilarante danza ricca di giochi fonetici e paradossi su ritmi cubani. Tosca sublima in una canzone tutta fiati e tamburi una festa patronale paesana. «Il terzo fuochista» non è dunque, come il titolo suggerirebbe, un addetto alle caldaie di una vaporiera, ma un artista pirotecnico. Teatrale anche la canzone scritta da Faletti per Milva «The show must go on» sugli artisti falliti in cui l’enfasi insita nel personaggio viene utilizzata al meglio per narrare vite in perenne viale del tramonto. Di segno opposto, nel suo minimalismo espressivo la canzone «Oltre il giardino» di Fabio Concato ove si narra il dramma di un cinquantenne che resta senza lavoro e si deve confrontare con un mercato dominato da precariato e new economy. Piacerà e farà discutere la canzone inedita di Rino Gaetano «In Italia si sta male (si sta bene anziché no)» interpretata da Paolo Rossi con arrangiamenti di Mauro Pagani in un clima fra il cabaret e Kurt Weill. Un brano molto attuale sulle contraddizioni di questo Paese invivibile e nello stesso tempo ideale, su giro armonico elementare con un crescendo strumentale. Poi c’è il bel canto, che possiamo dividere in colto e popolare. Quello popolare vede in pole position Albano Carrisi, con «Nel perdono» (fra gli autori il figlio Yari Carrisi e Renato Zero). un brano mistico, suggestivo e ricco d’enfasi. Nello stesso filone, ma con partenza pop ed esplosione tenorile bocelliana da metà canzone il misterioso Piero Mazzocchetti con «Schiavo d’amore». Il belcanto colto, magari con background jazz vede Amalia Grè, Antonella Ruggiero e Nada. Grè ha una canzone d’amore, la Ruggiero una fiaba drammatica di guerra, molto audace come partitura e Nada è avanguardia pura, ipnotica come certe canzoni di Lou Reed o Nina Hagen. In precario equilibrio fra pop e belcanto il saggio da crooner di Johnny Dorelli. La fascia dei giovanissimi, fra i big è come dire limitata a Velvet e Zero Assoluto con due canzoni indovinate e minimaliste. Gli Stadio sono un’isola di rock melodico mentre la voce si fa strumento in un nobile Mango. Difficile prevedere il destino di Dj Francesco che col padre Roby Facchinetti dei Pooh propone una svolta di normalità dopo anni di canzoni un po’ folli. Come reagirà il suo pubblico? In piena tradizione festivaliera infine Marcella e Gianni Bella e una Leda Battisti spagnoleggiante. La macedonia di Sanremo 2007 è servita. ************************** La Stampa 27/02/2007 STEFANIA MIRETTI Il vescovo boccia i peccati di Baù. Monsignor Alberto Maria Careggio, vescovo di Ventimiglia e Sanremo, tiene sulla scrivania tirata a cera i testi delle canzoni del Festival, pagine meditate e ciancicate sulle quali ha preso appunti. Lui, veramente, le chiama «i messaggi», e ci vede qua e là motivi di preoccupazione. «Mi chiedo come sia possibile non solo cantare, ma presentare senza imbarazzi un brano che s’intitola, se non sbaglio, ”Peccati di gola”...». Dice quello che fa: «In amore è naturale / liberare l’animale»? «Ecco, brava, è proprio quello. Ma ha letto? ”E dammi la mela... E sai quanto mi fa gola...”. E’ proprio necessario correre così al ribasso? Se penso che questo cantante, come si chiama». Si chiama Patrizio Baù, Eccellenza. «Ecco, se penso che questo Patrizio Baù è un insegnante di scuola media... Che poi, chissà lui cosa pensa d’aver detto, con questi versi...». Beh, sembrerebbero abbastanza chiari... «Sembra anche a me. E allora lo voglio dire, con la stessa chiarezza con la quale si esprime questo cantante, che non è accettabile ospitare una canzone così in una manifestazione che veicola messaggi in tutto il mondo». L’ha detto anche a Baudo, nel vostro breve incontro che il conduttore ha definito «un saluto laico?». «Ha detto così? Comunque no, non abbiamo parlato di canzoni, ci siamo limitati a stringerci la mano». E’ già tanto. Un vescovo che imbocca la porta dell’Ariston a pochi giorni di distanza dallo sfogone di Pippo contro il Papa, e dopo che dal Vaticano è arrivato per il conduttore l’invito a «prendersi un anno sabbatico», è un po’ come un ministro che partecipa a un corteo antigovernativo. Se non era un saluto laico allora cos’era, un’assoluzione? «Ma no, sono tre anni che vado a portare una mia parola agli artisti! Sia gentile,questa domanda non me la faccia. Non voglio entrare nel merito di quell’episodio certamente non edificante. Neppure lo ricordo bene, mi pare che siano state pronunciate parole un po’ intemperanti, frutto di una certa facilità nell’esprimere giudizi, che se vogliamo è tipica del nostro tempo. Quel che conta è che nei testi delle canzoni ho riscontrato anche parecchi valori positivi». Dica. «Al Bano per esempio. Fermo restando che parliamo di canzonette leggere, la sua ”Nel perdono”, scritta da Renato Zero, mi è piaciuta moltissimo. Un testo splendido, dove prevale l’elemento positivo. Ma ho apprezzato moltissimo anche la canzone di... Antonella Ruggiero, o almeno mi sembra si chiami così». Quella contro la guerra? «Sì, quella. Ma io ci vedo di più. Qui c’è una madre che con grande tenerezza parla a suo figlio, che vuole dare la sua vita per il figlio... In un mondo in cui si ha la pretesa di manipolare tutto, compresa la maternità, capirà anche lei che una canzone così ha una forza...». Eccellenza, guardi che poi l’accusano di ingerenza... «Ma è ingerenza anche voler imbavagliare la Chiesa quando richiama l’umanità al rispetto dei valori della vita!». Proseguiamo. Cristicchi e la canzone sui manicomi? «L’ho apprezzata. Apparentemente ti porta in un mondo di morte, perché è il pensiero la grandezza dell’uomo; ma l’autore è riuscito a far sentire un soffio vitale». Concato e la nuova economia? «Un messaggio di fiducia, badi che dentro c’è molto simbolismo: i fiori e i colori come segni di speranza. E sullo sfondo la tragedia di un uomo, padre e sposo, che perde il lavoro». Ora, nella penombra dell’Episcopio, sfogliamo insieme «Sorrisi e Canzoni Tv» per cercare una foto di Michelle Hunziker. Il vescovo non ce l’ha presente. «Potrei parlarle a lungo di san Tommaso, ma sulle vallette non sono preparato. Ah, eccola, è questa ragazza bionda. Cos’ha fatto prima?». Era la moglie di Eros Ramazzotti e poi... «E poi, c’è già un imperfetto di troppo». ************************** La Stampa 27/02/2007 LUCA DONDONI La gaffe di Norah: ”Callas, mito italiano”. Si ha voglia di scrivere che questo è il Festival degli italiani e gli stranieri non sono più importanti come un tempo. Non è affatto così. Tra gli ospiti delle cinque serate (peraltro tutti cantanti a parte la splendida attrice Penelope Cruz) e quelli che verranno a duettare con gli italiani in gara venerdì, gli stranieri all’Ariston saranno ben 15 e cioè poco meno della metà dei 34 big e giovani in gara. Stasera apre le danze Norah Jones da poco uscita con il nuovo album Not To Late che debutta con una gaffe: «Il mio mito italiano? La Callas».. Attesi anche gli Scissor Sisters che al di là di una canzonetta facile come I Don’t Feel Like Dancing non hanno fatto più nulla e dopo questa fiammata sanremese magari torneranno nell’oblio. Domani tornano i Take That, ovviamente senza il multimiliardario del pop Robbie Williams che ormai tratta gli ex compagni come i cugini poveri. In realtà i quattro rimasti non sono niente male e con l’album della rinascita Beautiful world non solo hanno venduto un milione e trecentomila copie solo nel Regno Unito ma hanno appena ricevuto un Brit Award. Sempre domani ci sarà John Legend che per promuovere il suo Once Again è già stato nel nostro paese almeno una decina di volte. La canzone che ci farà ascoltare però è bellissima e si intitola PDA (We Just Don’t Care). Giovedì c’è l’idolo di tutte le teen ager latino americane grazie al telefilm Paso Adelante. Il suo nome è Miguel Angel Munoz e l’operazione marketing per lanciarlo anche in Italia dovrebbe avvenire proprio dalla riviera con Diràs Que Estoy Loco. Sabato due inglesini giovani giovani: Joss Stone (vero nome Joscelyne Eve Stoker) e Mika. La prima si è già fatta conoscere nel nostro paese grazie a un album uscito tre anni fa The soul sessions mentre il secondo è davvero una new entry dello show-biz. Anglo libanese, c’è chi parla di Mika Penniman come di una sorta di reincarnazione di Freddy Mercury, certo il singolo Grace Kelly sta andando molto ben . Giovedì, poi, a parte Leda Battisti, Fabio Concato, Simone Cristicchi, Johnny Dorelli, Amalia Grè, Mango, Milva, Nada, Antonella Ruggiero, Daniele Silvestri, Stadio, Tosca e Velvet gli altri protagonisti hanno deciso di farsi accompagnare da artisti stranieri. Così Al Bano sarà affiancato dai lituani Vokala Grupa Cosmos, Marcella e Gianni Bella hanno chiamato dall’America le Former Ladies of the Supremes, Padre e figlio Facchinetti la prezzemolina Anggun. Una rediviva Amii Stewart duetta con Piero Mazzocchetti. Nate James è forse una delle scelte migliori e se lo è assicurato Paolo Meneguzzi. Ottimi anche i Tetès de Bois con Paolo Rossi. ************************** La Stampa 27/02/2007 GABRIELE FERRARIS Baudo: giorni decisivi per me (e per il Paese). Un Festival normale. Lo annunciano così; così lo vogliono, così lo prevedono. Un Festival delle canzoni, insomma. Siamo vecchi del mestiere, e l’abbiamo sentita tante volte: ma questa potrebbe essere quella buona, perché ieri Pippo Baudo ha fatto una premessa, e una promessa, che suonava quasi ad abiura del Baudo che fu: «Faremo una cosa non dico noiosa, ma seria, non tireremo l’acceleratore a qualunque costo: e guardate che sarebbe facile, ci sono dei colpi di teatro che sono infantili e irriguardosi per il pubblico». E se lo dice lui, ci sono buone speranze che nessuno tenti di buttarsi dal loggione in diretta, al primo auditel così così. E’ lui, Baudo, la chiave di lettura del cinquantasettesimo Festival di Sanremo: un Baudo diverso da quello che avevamo lasciato quattro anni fa, nel 2003, sua ultima conduzione. Le alterne vicende della vita segnano, ed è un Pippo finalmente anziano, appena appena spelacchiato, quello che affronta la sua dodicesima fatica sanremese. A tratti elegiaco - «siamo di nuovo qui, siamo sempre gli stessi...» - e crepuscolare come certi western di Peckinpah, sorvola lieve sui pochi e stenti spunti polemici che i giornalisti volonterosi si sono ingeniati di scovare alla vigilia del Grande Nulla. I compensi stratosferici? «Io l’avrei fatto anche gratis, comunque il decreto di Nicolais deve ancora avere il parere della Corte dei conti...», butta lì, mentre la florida Hunziker (la più pagata dagli italiani, se davvero prende un milione tondo) elude sgranando gli occhioni svizzeri ogni accenno al vil danaro. E gli inediti non inediti? «Sarà necessario rivedere il regolamento...». Ma non importa più niente a nessuno, ieri la notizia che la canzone di Dorelli sarebbe circolata anzitempo sul web ha lasciato indifferenti i più. A tratti, per occontentare gli scribi famelici di virgolettati forti, Baudo si fa il verso, dichiara la sua intenzione di rimanere in Rai a vita (e chi ne dubitava?) o finge di credere ancora nella Centralità Sanremese: «Sarà una settimana decisiva per il governo e per il Festival: siamo pari», sussurra. Ma è mestiere, non fede. E son quasi patetici, i tentativi dei giornalisti di resuscitare il cadavere della «polemica sanremese» degli anni eroici, quando un’alzata d’ingegno di Pupo mobilitava intere redazioni. Stasera, dicono, le provocazioni potrebbero arrivare da Antonio Cornacchione, il comico di «povero Silvio». Figurarsi. Una volta, i bombaroli si chiamavano Grillo o Benigni. Siamo al punto che si definisce un «caso» l’eventuale no di Briatore a collegarsi una sera con il Dopofestival. Ci immaginiamo la Nazione in gramaglie. Se volete, potreste emozionarvi all’idea del gruppo d’ascolto «casalinghe disperate» - Edvige Fenech, Rita Rusic e Barbara Alberti - che stasera, alla corte di Chiambretti, aprirà la serie delle «famiglie di fatto» riunite dal Festival: domani ci saranno gli juventini Pessotto, Ferrara e Buffon; giovedì i direttori Fede e Signorini; venerdì «quelli della notte» Arbore, Boncompagni e Beatrice Borromeo «che ha una testa, oltre che una bella gnocca», celia il Pierino. E a tal proposito potreste indignarvi - come fingono d’indignarsi gli indignati di professione - per le «parolacce» in qualche canzone. C’è persino un «vaffan...», pensate un po’: roba mai sentita. Baudo sorride, «il Festival è lo specchio del paese...». Magari è questo, il problema del paese. O del Festival.