vari, 1 marzo 2007
La Stampa 25/02/2007 GABRIELE FERRARIS La sera andavamo in piazza Bresca. Sanremo è uno strano posto dove la gente ancora oggi va per «vedere i cantanti», benché i cantanti che si vedono a Sanremo siano, al 99%, cantanti che nel resto dell’anno pochi conoscono e nessuno sembra interessato a vedere
La Stampa 25/02/2007 GABRIELE FERRARIS La sera andavamo in piazza Bresca. Sanremo è uno strano posto dove la gente ancora oggi va per «vedere i cantanti», benché i cantanti che si vedono a Sanremo siano, al 99%, cantanti che nel resto dell’anno pochi conoscono e nessuno sembra interessato a vedere. Inoltre, quando i cantanti vanno a Sanremo stanno quasi sempre chiusi all’Ariston o nei loro alberghi, spesso non a Sanremo; e dai loro alberghi si trasferiscono all’Ariston, e viceversa, a bordo di grosse auto con i finestrini fumé, onde nessuno li possa vedere. Comunque, per vedere i cantanti conviene andare a Sanremo prima che il Festival cominci: perché i cantanti - e i presentatori - sono già lì a fare le prove, e poiché il Festival non è ancora cominciato nessuno sembra interessato a vederli e dunque loro se ne vanno in giro da comuni mortali quali sono, per cui è facile vederli. Ricorderò sempre un anno a Sanremo, la vigilia del Festival, Pippo Baudo che prendeva un cappuccino in un bar vicino all’Ariston, senza che nessuno lo degnasse di uno sguardo; il giorno dopo, se ci avesse provato, se lo sarebbero fatto a brandelli per portarsi a casa una reliquia baudesca. In ogni caso, la gente va a Sanremo durante il Festival per vedere i cantanti, e a Sanremo durante il Festival ci sono due soli posti dove si possono vedere i cantanti: all’Ariston, e in piazza Bresca. I più si accalcano davanti all’Ariston, in corso Matteotti: dove però i cantanti passano di rado. In compenso c’è una pittoresca fauna di maghi, saltimbanchi, musicanti da strada, borsaioli, anime perse e matti che sostengono di aver vinto Sanremo ma di essere stati defraudati della vittoria da oscure forze del male, perlopiù incarnate da Baudo. Inoltre, davanti all’Ariston ci sono le troupe delle più improbabili trasmissioni tv, con biondazze d’incerta virtù e marcantoni imbrillantinati che si agitano moltissimo piazzando il microfono sotto il naso di vecchie glorie della canzone che non partecipano neppure al Festival ma vanno a Sanremo per farsi intervistare dalle più improbabili trasmissioni tv. Ogni tanto capita che intervistino anche qualche cantante che partecipa al Festival, però ad ore antelucane, quando fa freddo e non c’è nessuno. I fan più astuti, quindi, si assiepano all’ingresso sul retro dell’Ariston, dove arrivano le auto dei cantanti. Che però hanno i vetri fumé, entrano nel cortile e scaricano i cantanti lontano dai fans. C’è poco sugo. Piazza Bresca è il posto migliore. Su piazza Bresca si affacciano vari ristoranti che non sono necessariamente i migliori di Sanremo, però ci vanno i cantanti dopo lo spettacolo; e così, a mezzanotte, piazza Bresca è piena di gente che cazzeggia in attesa dei cantanti, che arrivano su auto con i finestrini fumé e s’infilano nei ristoranti - soprattutto alla Pignese e da Nicò, mentre quelli della Rai, da Baudo in giù, vanno da Vittorio. La differenza dipende dal fatto che quelli della Rai non ci tengono molto a farsi vedere, e «Vittorio» non ha vetrine sulla strada; mentre «La Pignese» e da «Nicò» hanno ampie vetrine, e così i cantanti mangiano e la gente fuori sta col naso schiacciato sulle vetrine e li vede. Qualcuno cerca pure di entrare, ma ci riesce solo se prende un tavolo e cena, e ciò può costare piuttosto caro. I fans più intraprendenti si piazzano davanti agli alberghi, specie il «Royal» e il «Londra»; è un modo come un altro per trascorrere una settimana all’aria aperta, ma le chance di vedere qualcuno sono più o meno pari a quelle che hai dietro l’Ariston o in piazza Bresca; e i portieri hanno un occhio infallibile per distinguere gli addetti ai lavori (che vanno e vengono senza problemi) dai cacciatori d’autografi, per cui entrare nelle hall è un’impresa da Seals: i pochi che ci riescono, comunque, possono bearsi della vista di Albano che si fa un aperitivo. Robe forti, insomma. ************************** La Stampa 25/02/2007 GIANNI MICALETTO Il quartier generale di Pippo, l’oasi di Michelle. Michelle Hunziker si è sistemata in una villa immersa nel verde della collina, una piccola oasi presa in affitto per tenersi lontana dal caos del centro, mentre l’abitudinario Pippo Baudo ha eletto a suo quartier generale l’hotel Europa, di fronte al casinò e nelle vicinanze del Villa Mafalda, dove alloggia Piero Chiambretti con il suo staff. E i cantanti? Quasi tutti negli alberghi che fanno da corona al cuore della città, anche se qualcuno preferisce rifugiarsi nella vicina (e più tranquilla) Bordighera per ritemprarsi fra prove, gara e interviste come se piovesse. E gli ospiti stranieri confermano di gradire il fascino di Montecarlo, limitandosi a una toccata e fuga a Sanremo: giusto il tempo per guadagnarsi il cachet. Così la «mappa» del Festival diventa un intreccio di riferimenti, luoghi e percorsi quasi obbligati per districarsi nel dedalo di presenze e situazioni. Una «cartina» utile soprattutto ai cacciatori d’autografi, disposti a tutto per una firma sul taccuino o sulla maglietta, nella speranza di «strappare» anche una foto con il telefonino ultimo modello. Il Royal, cinque stelle lusso, è il più «gettonato» dal popolo del Festival: accoglie Johnny Dorelli, Piero Mazzocchetti, Paolo Meneguzzi, Marcella e uomini Rai. Amalia Grè, Tosca e gli Stadio sono al Paradiso, situato fra lo stesso Royal e il Grand Hotel des Anglais, scelto dall’ex dj Francesco con papà Roby Facchinetti, dai Velvet e dagli Zero Assoluto. Poco più in là, verso ponente, ci sono il Londra, che ospita la divina Milva, Paolo Rossi e Simone Cristicchi, e l’Eden, dove si è sistemato Fabio Concato. Salendo verso la collina s’incontrano il Nyala, dov’è alloggiato Daniele Silvestri, e la Rosa dei Venti, che accoglie Gianni Bella e Antonella Ruggiero. Vanno bene anche gli agriturismo: chiedere ai Pquadro per avere conferma. Nada e Al Bano sono invece al Grand hotel del Mare di Bordighera, a ridosso del «buen retiro» rivierasco di Celentano e famiglia, anche se Claudia Mori ha preferito prenotare una camera al Royal per seguire da vicino Paolo Rossi, suo protetto al Festival. E chi non ha voglia o tempo di piazzarsi davanti agli alberghi, può sempre ripiegare sulla mappa dei ristoranti. Quelli preferiti dai cantanti e dal loro seguito, dove non è difficile incontrare anche tanti personaggi del mondo dello spettacolo che alimentano il «circo Sanremo»: vengono qui solo per farsi vedere e intervistare. Così La Pignese, Vittorio, Nicò e altri caratteristici ristoranti di piazza Bresca, anima marinara della città, diventano in questi giorni una sorta di grande acquario dove al posto dei pesci ci sono i cantanti. Da spiare mentre mangiano, ridono, parlano. E da aspettare all’uscita per la foto, l’autografo o solo per dire alla mamma e agli amici come sono fatti da vicino. E’ il rito della piazzetta: tutti finiscono per passare di lì durante le lunghe notti del Festival. Scorrendo il programma di «Sanremoff», il cartellone degli eventi collaterali, e con un po’ di fortuna ci si può imbattere in qualche jam session: al Big Ben, Zoo Bizarre, Osteria Camelot, La Cave, Mazzini Pub, Aighesè e altri locali. Oltre al Victory Morgana e alla discoteca Lost di via Matteotti, dove impazzano le feste. Ci sono, poi, i palchi di piazza Colombo e piazza Borea d’Olmo, a due passi dall’Ariston, dove ogni giorno s’intrecciano concerti e intrattenimenti vari, e le sorprese sono proprio i cantanti (di solito pochi) che accettano di fare passerella fuori gara. Perché Sanremo è Sanremo... ************************** La Repubblica 26/02/2007 Edmondo Berselli. Baudo fra parolacce e reality il festival sempre specchio d´Italia. Adesso che si è potuta abbandonare la bubbola sociologica secondo cui ci si doveva occupare del Festival in quanto rispecchiava, anticipava, deformava e comunque rifletteva la società italiana; ecco, adesso che finalmente Sanremo si è rivelato un normale anche se eccezionale evento televisivo, non importa se governato da Chiambretti, Fazio, Carrà, Ventura, Bonolis, Panariello o di nuovo da Pippo Baudo, viene fuori con chiarezza che il Festival è l´esatta riproduzione delle elezioni politiche. Infatti, bipolarismo puro, innovatori contro conservatori, con il leader dello schieramento sanremese ogni anno in discussione: il suo programma convince e non convince, "ma è l´unico che può tentare il rilancio"; la first lady ha un ruolo decorativo ma ambirebbe a dare di più, mentre nell´ombra i trombati, ovviamente "eccellenti" (Hack, Merini, Montalcini, Sanguineti) ostentano estraneità e superiorità morale: ah, destino cinico e baro. Nella pratica, esaurite le polemiche e accettato il principio che in politica e nella canzone si gioca con le carte che ci sono, e non con figure ipotetiche, Baudo e Michelle Hunziker possono garantire più che altro il progresso senza avventure, le riforme nella continuità, la via democristiana al rinnovamento con un tocco di precisione svizzera. Ogni anno la partecipazione dei cittadini-elettori, insomma del pubblico-audience, cala leggermente, sollevando alti lamenti sulla crisi della democrazia canora: ma poi alla fine il risultato salta fuori, e si tirano sospiri di sollievo. Quest´anno oltretutto le cinque serate (ma non dovevano ridurle, per ridare compattezza alla competizione?), più la giornata supplementare di domenica prossima con il Sanremo integrale di "Domenica In", vivono o muoiono sul voto dei senatori a vita, Al Bano, Marcella e Gianni Bella, Johnny Dorelli, Milva, Nada: e allora la similitudine con la politica converrebbe abbandonarla qui, non fosse altro che per scaramanzia governativa. Già dire chi nel Festival è di destra o di sinistra, alla Gaber, richiederebbe analisi complicate. Anche la divisione classica in due categorie generali, tradizionalisti e riformatori, non è così semplice. Si può aggiungere che di rivoluzionari a Sanremo ne circolano pochi, al punto che non è necessario fare ricorso alla vecchia e cinica battuta, riesumata a suo tempo da Fausto Bertinotti, secondo cui «in Italia fra i rivoluzionari e i riformisti non c´è nessuna differenza perché gli uni non fanno la rivoluzione e gli altri non fanno le riforme». Tolte un paio di edizioni nella seconda metà degli anni Sessanta, quando si videro al Festival gli Yardbirds, i Renegades, gli Hollies e Los Bravos, alle rivoluzioni sono sempre state preferite le restaurazioni. Quindi non sarà il caso di aspettarsi eventi che non siano programmati dalla mente strategica di Baudo, perché non sempre capita la botta di fortuna dell´aspirante suicida, i metalmeccanici in sciopero che irrompono, o il Benigni scatenato. Qualche divertimento promettono i duetti e le reinterpretazioni di giovedì sera, quando i cantanti saranno affiancati da artisti italiani e stranieri. I superospiti, vabbè, come da programma e come da marketing per il lancio del prossimo prodotto. A margine, sul lato estetico, gli esperti dicono che il trucco sarà da anni Ottanta, molto "Madonna Style", mentre attenzione alla Hunziker perché, come rivela la sua stilista del maquillage, «Michelle vuole la luce di una principessa», oltre a mettere alla prova cinque stelle sartoriali, Valentino, Versace, Ferretti, Gucci e Armani. Altro che società, altro che politica. Sanremo ormai è diventata la nostra piccola Notte degli Oscar, moltiplicata per cinque serate, perché nessun particolare vada perduto. Quanto alla musica, il Festival della canzone italiana si mostra piuttosto indifferente. vero che Baudo, pianista quasi professionista, si picca di essere un esperto, ma la giuria "di qualità" è composta com´è quasi integralmente da simpatici estranei alle sette note (Serena Autieri, Antonio Caprarica, Alba Parietti, Giancarlo Magalli, Alessandro D´Alatri, Massimo Ghini, Barbara Palombelli, oltre ai musicanti legittimati Maurizio De Angelis e Claudio Coccoluto); esattamente come in politica, si sostiene vivamente che il programma è essenziale ma poi nessuno lo legge, e nessuno legge la partitura. Tanto è vero che quest´anno nessuno osa fare previsioni, pare che non ci sia un candidato alla vittoria. Ma se è per questo, non ci sono neanche le grandi competizioni, le grandi rivalità, i grandi dualismi. E allora, se è il Festival della normalità, e dell´austerità, la circolare con cui il ministro Nicolais ha abolito il tetto dei compensi alle star di Sanremo è stato un atto di troppa grazia: come Baudo ha riconosciuto, sarebbe venuto a presentarlo anche gratis, e la Hunziker pure, visto che la laurea dell´Università della Riviera farà lievitare il suo borderò futuro. Quanto al compenso di Piero Chiambretti per il dopofestival, nessuno ha obiettato: si vede che era nei parametri di Maastricht e non grava sul debito pubblico. Per ciò che riguarda invece i testi delle canzoni, molte paroline e parolacce, così facciamo vedere che siamo moderni, in linea con i reality, spregiudicati come si conviene. Vabbè, è sempre Festival. L´unica certezza è che l´anno prossimo saremo sempre qui. Anche se tutti sanno che l´unico modo per rivitalizzare Sanremo sarebbe fare cantare tutte le canzoni a Fiorello: perché per la politica non funzionerà, ma per la musica la soluzione è sempre l´uomo della provvidenza, altro che alternanza, altro che concorrenza, altro che liberalizzazioni. ************************** La Repubblica 26/02/2007. Silvia Fumarola SANREMO - Se per Piero Chiambretti il festival è «inossidabile, inaffondabile e geriatrico», Pippo Baudo sembra ringiovanito di vent´anni. Il clima nazionalpopolare - Sanremo addobbata a festa con lucine a forma di spartiti, note musicali, mazzi di fiori, la sua foto in estasi tra i dischi di cioccolata - è un potentissimo Gerovital. La crisi di governo è lontana da qui, anche se Baudo si lascia scappare una battuta, a cui forse, non crede neanche lui: «Sarebbe bello se Prodi e Berlusconi cantassero la stessa canzone». Domani si alza il sipario sulla 57ma edizione, per lui la dodicesima: «Le canzoni sono bellissime, Michelle Hunziker è una forza della natura, mi piace essere spiazzato da lei. E´ imprevedibile, spiritosa, con lei non si sa mai dove va a parare non viene qui con l´arroganza di altre sue colleghe». Sarà proprio la Hunziker ad aprire la prima serata, con un omaggio al musical, «Tutti insieme appassionatamente», che l´ha già vista protagonista a teatro. Piero Chiambretti, star del dopofestival, non è molto ottimista sugli orari: per questo ha già ordinato una serie di pigiami, e ha voluto una camera da letto in sala stampa, da dove va in onda il suo talk show. Postazione comoda da dove aspetterà che «sua Pippità» gli dia la linea. Non sembra preoccupato delle voci che danno Flavio Briatore, da lui scelto come opinionista, in altre faccende affaccendato. «Non verrà al Dopofestival? E´ il giallo di Malindi. E´ la Melandri che non lo vuole» scherza Chiambretti «Mi auguro che Flavio venga, speriamo che il caso si risolva. Anche se a qualcuno può non stare simpatico, è pur sempre un personaggio internazionale». Città blidata, strade intasate, la Hunziker si godrà Sanremo lavorando, ma con tutta la famiglia a fare il tifo per lei: al suo fianco la mamma Ineke e il fratello Harold con la compagna. La piccola Aurora, che deve andare a scuola, la raggiungerà solo per la finale. GLI OSPITI: Baudo ha scelto gli artisti che piacciono ai giovani. All´Ariston ci saranno gli Scissors Sisters ("I don´t feel like dancing"), Norah Jones, la giovane regina del nuovo jazz, Mika che spopola con "Grace Kelly", John Legend, voce soul, i redivivi Take That, oltre all´inglese Joss Stone. La superstar di questo festival è europea: la spagnola Penelope Cruz, all´Oscar come miglior attrice per "Volver" di Almodovar. Ma sul placo dell´Ariston sfileranno anche molti nomi eccellenti della canzone italiana: Battiato, Renato Zero, Elisa, Gianna Nannini, Tiziano Ferro e Gigi D´Alessio. Sabato sera Baudo avrà al suo fianco Mike Bongiorno. GIURIA DI QUALIT: La giuria di qualità (attori, giornalisti, registi, musicisti) interverrà solo nella serate finali per decidere la classifica dei Giovani (venerdì) Big (sabato). Il suo voto peserà per il 20% nel punteggio conclusivo; il 50% verrà determinato dalla giuria demoscopica, mentre il restante 30 verrà stabilito dal televoto del pubblico. GIURIA DEMOSCOPICA E TELEVOTO: La giuria demoscopica è composta da mille persone, selezionate statisticamente, 50 per regione (48% uomini, 52% donne), acquirenti di musica, dai 14 anni in su (40% fino a 35 anni, 60 da 36 in su). Per i Giovani voteranno solo ragazzi fra i 14 e i 35 anni. La classifica nelle prime serate sarà ufficiale solo per i Giovani, votati dalla giuria e dal televoto degli spettatori. GLI OMAGGI: Il festival che guarda al futuro, potrebbe riservare qualche sorpresa con gli omaggi e i tributi che riserva ai grandi artisti italiani scomparsi: da Claudio Villa, a vent´anni dalla scomparsa (fu proprio Baudo ad annunciarne la morte durante una serata del festival) a Luigi Tenco, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi e Rino Gaetano. Altro momento clou sarà il conferimento del premio alla carriera Città di Sanremo al maestro Armando Trovajoli, 89 anni. L´autore di "Roma non fa´ la stupida stasera" e di tanti successi che hanno fatto il giro del mondo, riceverà il premio dalle mani del presidente della Siae Giorgio Assumma, venerdì. I PRESENTATORI: Pippo Baudo, 70 anni, è al suo dodicesimo festival. Dopo un periodo di oscuramento è tornato ai fasti di un tempo che naturalmente lo hanno portato a Sanremo I COMICI: Comicità d´autore per le cinque serate del festival: Antonio Cornacchione (protagonista accanto a Fabio Fazio a "Che tempo che fa", il cantore del «povero Silvio»), Ficarra e Picone. Poi Max Tortora, il più grande imitatore di Alberto Sordi, e il re dei pacchi Flavio Insinna, mentre non è scontato l´arrivo di Luciana Littizzetto: difficilmente arriverà, visto che nella serata finale è impegnata con Fazio. Nel libro dei sogni di Sanremo c´è anche Fiorello: la sorpresa «mai vista» sarà la sua assenza, o visto che è impegnato col suo show teatrale ci sarà un collegamento col Palalottomatica di Roma? Un ritorno al dopofestival: Piero Chiambretti, 50 anni, condurrà il dopofestival che ha già guidato nel ´98. L´anno prima era sul palco dell´Ariston con Mike Bongiorno il debutto da mamma Rai: Michelle Hunziker, 30 anni, svizzera, è per la prima volta a Sanremo e alla Rai. Dopo tanta tv, ha debuttato come cantante-attrice nel musical "Cabaret", in tour nei teatri ************************** Corriere della Sera 26/02/2007 Andrea Laffranchi Nelly Furtado una regina Pop per Sanremo. MILANO – Per la prima volta dopo tanto tempo Sanremo è in linea con il resto del mondo musicale. L’aria di restaurazione che tira quest’anno nel poprock – gli eventi del 2007 saranno le reunion di Police e Genesis – si rispecchia nel ritorno all’Ariston di Pippo (12.ma conduzione), Milva (l’unica con più Festival di Baudo), Albano, Johnny Dorelli, Gianni e Marcella Bella. Da domani a sabato, le cinque serate in diretta su Raiuno ci diranno in quale direzione va la canzone italiana. Perché c’è anche chi prova a rompere con l’omologazione al passato. L’anno scorso il Festival non li fece arrivare in finale. E gli Zero Assolto, per vendetta, si piazzarono nelle classifiche di vendita dei singoli e delle radio per mesi. Thomas De Gasperi e Matteo Maffucci tornano da favoriti quest’anno con «Appena prima di partire», ballad romantica. E per alleggerire la pressione di chi entra in conclave papa ed esce cardinale, hanno chiamato come musa Nelly Furtado. la star porto-canadese, che si esibirà con loro giovedì nella serata dei duetti, a raccontare come è andata. «La collaborazione è iniziata quando hanno rifatto la mia "All Good Things (Come to an End)" e abbiamo già suonato assieme a Milano. Sono due ragazzi squisiti. Non vedo l’ora di ritrovarli. E a Sanremo dovremmo girare anche il loro nuovo videoclip». Da cosa è stata colpita? «Sono dei bravi autori. Le loro canzoni sono orecchiabili e affascinanti. Hanno una forte sensibilità, sanno creare intimità. Queste sono caratteristiche che normalmente non si trovano in un gruppo pop maschile. E poi sono moderni e classici allo stesso tempo». Se dovesse fare dei paragoni, Nelly sceglierebbe «Elliott Smith per lo stile vocale e Ani Di Franco per la semplicità». Prima di andare a Sanremo, mercoledì, la Furtado sarà in concerto a Milano. «Il nuovo tour è più grande dell’ultimo – racconta ”: ci sono più luci, più azione, ho 4 ballerini sul palco, sono previsti dei cambi di costume. uno show sofisticato, sexy, divertente come un ottovolante». Uno spettacolo per farci vedere quanto è cambiata. Con il primo disco Nelly si fece notare per canzoni romantiche («I’m Like a Bird») e per un’immagine quasi folk. Al disco successivo cercò l’impegno ricordando nei testi la vicenda della sua famiglia di emigranti. E non le andò bene. E allora ecco una bella siliconata, musicale e di stile: per «Loose», il suo ultimo album, ha chiamato produttori di grido, da Timbaland a Pharrell Williams, fa la guest star in una puntata di «Csi: New York» («Sono una ladra che rubacchia nei negozi. Non avevo mai recitato prima e sono tornata con la memoria a quelle cose che si fanno da teenager») e si è fatta un guardaroba più sexy e ammiccante. Le vendite sono risalite, ma la trasformazione ha scioccato molti. La critica inglese ha distrutto il suo tour. I più gentili hanno detto che con i tacchi alti non sembra a proprio agio. «Magari al cinquantesimo show mi abituerò». Spiega così la rivoluzione nel look: «I cambiamenti non sono per sempre: nella vita si passa attraverso fasi diverse. E anche nello show ho momenti diversi dove passo dai tacchi alle scarpe da ginnastica». ************************** La Stampa 26 Febbraio 2007. GAbriele Ferraris E alla fine, resterà un telefonino. Cinque sere di canzoni, una ciurma di cantanti, presentatori, giornalisti, saltimbanchi, commentatori pensosi, lazzi e frizzi, potenti mezzi Rai, inviati e vallette, psicodrammi, illusioni perdute. Il Festival di Sanremo. Da domani, l’Unico Evento Italiano. Una volta faceva vendere milioni di dischi, creava miti, distruggeva esistenze. Una volta, segnava il costume nazionale; e - amavano ricordare i Bravi Presentatori dell’epoca - l’indomani mattina i garzoni dei fornai già fischiettavano i Simpatici Motivetti. Poi, la musica è finita. Nel senso che sono finiti i dischi, che nessuno compra più. E qualcuno s’è domandato a che servisse, ormai, il Festival di Sanremo. Suonerie. Il nuovo Eldorado. Nessuno, finora, l’aveva detto chiaro e tondo: magari un po’ si vergognavano. Gli artisti, che intascano le royalties ma si sentono diminuiti, vergognosi d’essere ridotti alla stregua di un drin drin; e i discografici, che nella smaterializzazione della musica affrancata dal supporto vedono la sepoltura senza appello del loro ruolo. Pippo Baudo è un pragmatico. Quindi, alla vigilia del Festival, ha detto forte e chiaro quello che tutti sapevano senza volerlo ammettere: le canzoni di Sanremo devono funzionare come suonerie telefoniche. Perché è quello l’unico modo di far pagare la musica. Per qualche misteriosa stortura della mente umana, gli stessi ragazzotti che giudicano stravagante l’acquisto a 15-20 euro di un cd contenente 20 canzoni, sono pronti a pagare fino a 5 euro per sonorizzarsi il cellulare - il Supremo Totem Identitario - con una canzonetta di successo. I cantanti, gli autori - quelli che pateticamente tentano ancora di essere «artisti» - non lo confessano neppure a se stessi: ma ad uno ad uno cedono al pensiero molesto, e come un tempo ormai remoto si chiedevano se nel loro nuovo disco ci fosse la mitica «canzone radiofonica» - quella in grado di diventare un tormentone dell’etere - adesso sperano di azzeccare il motivo giusto per i telefonini. Baudo, come al solito, non ha scoperto nulla: ha soltanto certificato l’esistente. Comincia il Festival di Sanremo. Macché politica, macché cultura: sono solo suonerie. ************************** La Stampa 26 Febbraio 2007. MARINELLA VENEGONI Sanremo, il giallo di Briatore. Non buttarla in politica, da queste parti, sembra impossibile. «Sarebbe bello che Prodi e Berlusconi si trovassero a cantare la stessa canzone» scappa detto a Superpippo al termine di una defatigante giornata di prove all’Ariston, dove ha pure tentato di mediare fra la sala stampa e i cantanti, che hanno invece preteso porte chiuse alle prove. Pazienza, in attesa che la vigilia del Sanremone si scaldi per il debutto di domani sera, ci si rinfranca con Chiambretti, al centro già del «Giallo di Malindi». Ovvero: ci sarà o no, al Dopofestival, il probo Briatore alfiere di un’Italia da Markette, in collegamento da casa sua a commentare con il Pierino nazionale una serata della gara di canzoni? Circolava la voce che sì, ci sarebbe stato, poi all’improvviso Briatore ha mandato a dire che non ci sarà. Chiambretti ancora ci conta: dice che, se ci parla, riuscirà a convincerlo. Ma nel frattempo maligna: «E’ la Melandri che non lo vuole». Potrebbe allora invitare la Melandri, no? Magari sarebbe l’occasione di una bella figura, se raccontasse finalmente la verità sulle sue vacanze keniote: se non al Dopofestival, dove? Questo è il posto giusto. E comunque, dalla politica non si esce, nella città dove il sindaco Borea, a capo di una giunta «rosa», sta vivendo lo stesso dramma di Prodi. A fine gennaio si è dimesso perché non aveva più la maggioranza, poi ha ritirato le dimissioni avendo incamerato un qualche Follini locale; però ieri ha dovuto rinviare un consiglio comunale per l’assenza di due dei suoi che risultano all’estero: magari in vacanza, magari a Malindi? Che combinazioni, in questa Riviera. Come dice Chiambretti «Il Festival di Sanremo è lo specchio della realtà. Nei testi delle canzoni di questa edizione si parla di new economy, guerra, affamati, donne e uomini. Si capisce che non sono solo canzonette come cantava quel tale. Perciò saremo costretti a parlare anche di politica: però questo Dopofestival non sarà una tribuna elettorale e non inviteremo i politici». Invece sono invitati a forza, al suo Dopofestival, i circa 320 giornalisti che qui vivono la settimana di passione del Sanremone. Pierino la peste ha infatti occupato la sala stampa, offrendo in cambio qualche comfort: tavoli da lavoro meno da guerre puniche, uno maxischermo meno da oratorio rispetto agli standard abituali, e insomma alcuni vantaggi che dovrebbero placare i molti mugugni delle truppe cammellate che stanno cominciando ad affollare lo stanzone sopra il teatro Ariston, dove fa molto freddo. Già si sa che il riscaldamento arriverà soltanto dall’auspicabile effetto bue-asinello quando le presenze saranno al completo. Intanto si sono accesi i primi pronostici sull’esito della gara fra i big, che quest’anno non prevede nessuno spargimento di sangue, non eliminazioni né classifiche a vista, per far rimanere belli e tranquilli tutta la settimana i gareggianti. I più quotati? Albano fra i «classici», gli Zero Assoluto fra i nomi più freschi. A favore del primo giocano il brano maestoso e l’interpretazione per una volta misurata; i secondi raccoglierebbero i frutti del successo commerciale dell’anno scorso. L’età anagrafica dei votanti farà la differenza. La storia in pagina Al Palafiori di Sanremo è aperta la mostra organizzata da La Stampa con le prime pagine del giornale: quattordici momenti di storia contemporanea che racchiudono eventi belli e brutti del secolo scorso: dalla fine della guerra alla nascita della Repubblica, dallo sbarco sulla luna al titolo mondiale di calcio del 1982. Non mancano pagine legate al Festival. La mostra del Palafiori si può visitare tutti i giorni, domenica compresa, dalle 10 alle 19. Chiude il 4 marzo.