La Stampa 25-28/2/2007, 28 febbraio 2007
AL PRIMO ARTICOLO SEGUE SMENTITA
CITT DEL VATICANO
Il Papa «rimanda» il teorico del cattolicesimo sociale. La Santa Sede ha inviato al superiore generale dei dehoniani, il portoghese José Ornelas Carvalho, una comunicazione ufficiale nella quale si informa che Benedetto XVI ha deciso di differire «sine die» la beatificazione di padre Léon Dehon, fondatore dei Sacerdoti del Sacro Cuore. I religiosi dehoniani, attraverso la loro rivista «Il Regno» (spesso interprete degli umori di Romano Prodi e della classe dirigente ulivista), sono gli organizzatori, a partire dall’estate 1998, dei convegni a porte chiuse degli intellettuali cattolici progressisti da cui sono uscite le linee-guida dell’Ulivo. Se Karol Wojtyla fosse vissuto solo tre settimane in più, padre Dehon sarebbe già sugli altari perché la beatificazione era stata fissata per il 24 aprile 2005. Giovanni Paolo II è morto il 2 dello stesso mese, e il 19 è stato eletto papa Ratzinger. Benedetto XVI, in carica da soli cinque giorni, non avrebbe ovviamente potuto mantenere la data fissata dal predecessore, ma si pensava che avrebbe differito di pochi mesi la cerimonia già preannunciata. Non è andata così.
Alla Congregazione delle Cause dei Santi spiegano che il «processo di beatificazione è ancora allo studio». La Chiesa, precisa il cardinale José Saraiva Martins, ha il compito di vagliare scrupolosamente la storia della persona, il contesto in cui ha vissuto: «Solo quando è tutto chiarito, allora si procede alla beatificazione». E aggiunge: «Va studiato il caso meticolosamente e poi vedremo». Eppure, nel lungo e minuzioso cammino per giungere alla beatificazione, la vita di padre Dehon (caratterizzata da un grande impegno per diffondere la dottrina sociale della Chiesa, sulla scia dell’enciclica «Rerum novarum» di Leone XIII del 1891) è stata esaminata in lungo e in largo e sono stati attentamente esaminati tutti i suoi scritti. Nato nel 1843 a la Chapelle, in Francia e morto a Bruxelles nel 1925, dopo essere stato consacrato prete padre Dehon si impegnò a sostenere l’azione missionaria della Chiesa nella società. Nella biografia ufficiale del Vaticano viene descritto come un religioso dotato di «un mirabile equilibrio di virtù umane, nella semplicità e nel contesto della vita ordinaria», un «esempio di sacerdote dei tempi moderni». Morì a Bruxelles nel 1925.
I dehoniani sono diventati negli anni i «patroni» del cattolicesimo progressista. Romano Prodi, alla parrocchia reggiana di San Prospero, leggeva sul «Regno» gli stralci dei lavori conciliari e la casa bolognese dei Padri è stata la culla di leader della sinistra cattolica come Beniamino Andreatta. Significativamente nel pieno della battaglia vaticana contro i Dico, l’unica personalità ecclesiastica a difendere il governo sul riconoscimento giuridico delle coppie di fatto è stato, insieme al vescovo emerito di Ivrea Luigi Bettazzi, padre Luigi Lorenzetti, teologo moralista dei Dehoniani. E negli editoriali politici del «Regno» trovano spesso espressione gli umori di Prodi, come quando due anni Francesco Rutelli venne avvisato che in una Margherita non ulivista i prodiani «si vedrebbero negata la loro ragione politica di vita». Ma a caratterizzare soprattutto il ruolo pubblico dei Dehoniani sono i seminari nell’antico monastero benedettino di Camaldoli, riservati a cattolici democratici e uomini di Chiesa. E’ in questo circuito intellettuale, frequentato anche dal banchiere Giovanni Bazoli, che si è rafforzata la presenza pubblica dei Padri, ben collegati anche con la scuola dossettiana di studiosi progressisti del Concilio Vaticano II. Ed è su «Settimana», periodico dei Dehoniani, che Bettazzi tuonò contro il governo Berlusconi il cui programma «è modellato su quello della loggia massonica P2»./
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La beatificazione
di padre Dehon
La Stampa di domenica 25 febbraio spara su padre Dehon il titolo «E il papa boccia il santo di Romano» (intendendo Prodi), come se avesse una qualche sensata plausibilità la connessione fra la beatificazione del fondatore di una Congregazione religiosa (quella dei sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù, SCJ), e l’attuale maggioranza di governo in Italia. La Congregazione, sorta in Francia nella seconda metà dell’800 e diffusa da subito a livello internazionale, è oggi presente in 39 paesi del mondo con oltre 2300 sacerdoti (di cui 250 in Italia). La vicenda del rinvio della data della beatificazione di p. Dehon non ha nulla a che vedere con la politica in genere e con quella italiana in particolare.
In secondo luogo è assai grave che Benedetto XVI sia ridotto - perché alla fine questa è la tesi dell’articolo - a un vendicativo personaggio che, in dissenso rispetto a questa o a quella azione del governo italiano, bloccherebbe la beatificazione del fondatore di una Congregazione le cui riviste sarebbero interpreti dell’umore del presidente del Consiglio. Un guazzabuglio che confonde ambiti, date e personaggi, riducendo la figura del Pontefice ad attore della politica italiana.
La sostanza delle cose è stata resa nota da una lettera del generale dei sacerdoti dehoniani, p. José Ornelas Carvalho, il 13 novembre scorso, nella quale si comunica a tutti i confratelli la decisione della Segreteria di Stato vaticana di tramandare la celebrazione della beatificazione. Del resto non ha ancora chiuso i lavori la commissione di storici istituita dalla Santa Sede alla fine del 2005. La lettera sottolinea che la decisione non mette in causa la «luminosa» figura del fondatore, p. Leone Dehon, né «la sua attività apostolica» continuata dalla Congregazione. La reazione della Congregazione alla decisione della Santa Sede è così indicata dal generale: «La Congregazione accoglie la decisione con serenità e in spirito di fede».
P. CLAUDIO DELLA ZANNA
CONSIGLIERE GENERALE
SACERDOTI DEL SACRO CUORE DI GES (DEHONIANI)
Nessun tentativo di connessione fra lo stop alla beatificazione di padre Dehon e l’attuale maggioranza di governo, ma la descrizione cronachistica del ruolo pubblico riconosciuto ai Dehoniani nell’area cattolica del centrosinistra attraverso gli interventi sulle loro prestigiose riviste e i seminari di Camaldoli. /