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 2007  febbraio 28 Mercoledì calendario

HUGO DIXON

Appare fuori luogo l´intervento del presidente della Banca dei Paesi Bassi, Nout Wellink, nel dibattito sul futuro di Abn Amro. Wellink ha criticato come «oltre ogni limite» la richiesta dell´hedge fund TCI di valutare l´opportunità di frazionare la banca olandese in più società; ma l´amministratore di TCI, Chris Hohn, non ha chiesto dei seggi nel consiglio d´amministrazione di Abn (nel qual caso naturalmente sarebbe compito dell´organo di vigilanza vagliare gli aspiranti a incarichi in grado di influenzare le decisioni di una grande banca), ma ha semplicemente espresso a voce alta quello che molti pensano da tempo ma nessuno osava dichiarare: il desiderio che Abn riveda le sue strategie. Quanto al tono perentorio della richiesta e all´elenco delle delibere che TCI intende far votare in assemblea, purtroppo sono questi modi bruschi gli unici mezzi a disposizione degli azionisti olandesi per farsi ascoltare dai dirigenti. La legislazione olandese in campo societario, infatti, non consente di destituire i dirigenti nominati dal comitato di vigilanza, che a sua volta in teoria può essere sostituito ma in pratica lo è solo con grandi difficoltà, che diventano quasi un´impossibilità se si tratta di una banca. Chi ha davvero passato il segno è il presidente del consiglio d´amministrazione di Abn, Rijkman Groenink, diventato estremamente inviso agli azionisti da quando, due anni fa, per espandersi in Italia decise di dare la scalata ad Antonveneta. Sarebbe bizzarro se, per sfuggire alle conseguenze di quella decisione presa in aperta sfida alla Banca d´Italia, ora Groenink si rifugiasse sotto l´ala protettrice della Banca dei Paesi Bassi. In questo caso farebbe bene a ripensarci e a motivare la sua strategia dimostrando che è nell´interesse degli azionisti; oppure, se non ci riesce, gli converrà cambiare strada.
Jonathan Ford