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 2007  febbraio 28 Mercoledì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA - Non solo la Russia galleggia su immensi giacimenti di petrolio e gas, al punto da averla trasformata in una superpotenza energetica. Nel suo sterminato territorio c´è tanta acqua dolce da dissetare due pianeti: 120mila fiumi, 2,3 milioni di laghi, paludi vaste come Italia, Spagna e Francia messe assieme. Le risorse idriche superano i 97mila chilometri cubi se ci aggiungiamo le acque del sottosuolo e i ghiacciai: tradotto in vil moneta - o meglio, in denaro liquido - significa poter disporre di scorte idriche il cui valore supera, già oggi, gli 800 miliardi di dollari l´anno. Siccome l´acqua sarà il petrolio del nuovo millennio, i sogni di grandezza del Cremlino stanno diventando ancor più ambiziosi, tanta ricchezza e tante prospettive aumentano l´influenza politica, specie sui paesi confinanti dell´Asia Centrale, assediati dai deserti e dalla siccità.
 bastato un rapporto della Fao, apparso lunedì, in cui si rilancia l´allarme per l´emergenza acqua («nel 2050 quasi due miliardi di persone potranno restare senz´acqua potabile») e subito i russi hanno fatto sapere che saranno pronti ad operare nel florido mercato dell´oro blu, anche se preferiscono chiamarlo «oro trasparente» (così ha scritto ieri il giornale Novye Izvestia): «La Russia ha buone chances, bisogna però sfruttarle con intelligenza. Potremo occupare un buon posto tra i fornitori d´acqua e tra gli esportatori di prodotti che richiedono grande consumo d´acqua», spiega Viktor Danilov-Daniljan, direttore a Mosca dell´Istituto Nazionale per i Problemi Idrici, «per esempio, l´Africa settentrionale e il Medio Oriente importano una quantità tale di frumento che per produrla ci vorrebbe l´acqua di due fiumi come il Nilo». I numeri dello «stress idrico» sono da brivido. Per ottenere un chilo di riso ci vogliono da 2 a 5mila litri di acqua. In media, per produrre cibo occorrono 3mila litri d´acqua a testa al giorno.
Quando l´acqua comincerà a scarseggiare, la Russia grazie alle sue smisurate risorse diventerà leader della catena alimentare. Basterà adeguare le infrastrutture, costruire acquedotti diretti a sud, come succede per gli idrocarburi, avvolgere in una tela di ragno gli assetati dell´Eurasia. Pensare che il regime sovietico aveva messo in piedi un progetto per invertire il corso dei grandi fiumi siberiani che sfociano nell´Artico e irrigare le repubbliche dell´Asia Centrale: un´impresa titanica ma potenzialmente anche una catastrofe ambientale. Prevalse il buon senso, e tutto rimase come prima. Era il 1986. Oggi, Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan ha rispolverato quella vecchia idea, però da Mosca hanno fatto finta di non capire. «Che comincino a eliminare gli sprechi», suggerisce Tatiana Moisseenko, membro dell´Accademia delle Scienze. Ai Paesi che dispongono di scarse risorse idriche lei consiglia di evitare l´emancipazione totale («l´indipendenza») dalle regioni del mondo che invece ne dispongono in abbondanza: «In Asia Centrale l´acqua viene sfruttata in maniera abbastanza irrazionale», osserva la Moissenko, «devono introdurre tecnologie per risparmiarla, mettere in uso nell´irrigazione le tecnologie a gocce». I Paesi ex satelliti dell´Urss soffriranno pesanti danni se non correranno al riparo. E il riparo si chiama Grande Madre Russia. Dice Anatolij Barkovskij, direttore del Centro per i rapporti esteri dell´Istituto di economia dell´Accademia delle Scienze russa: «Bisogna risolvere in anticipo una serie di problemi: come e quanta acqua può essere trasportata senza creare danni ambientali. Dopodiché, potremmo dissetare fino a saziare».
Acqua come merce, fiumi di rubli, anzi, di dollari. Il business dell´oro blu arricchirà ulteriormente la Russia, scrivono i giornali.
Il controllo dell´acqua è vitale, senza si muore. Senza non si produce. L´acqua è un bene di consumo, lo ha stabilito l´Organizzazione mondiale per il commercio, alla quale la Russia sta aderendo. L´industria globale dell´acqua ha un giro d´affari di 400 miliardi di dollari. Un «asset» fluido che garantisce profitti a go-go e sudditanze strategiche. Da annegarci.