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 2007  febbraio 27 Martedì calendario

PARIGI

«Si dice che nello studio di Rodin, ai primi del Novecento, ci fosse un via vai pazzesco e che le donne, vezzose aristocratiche come prosperose lavandaie, facessero praticamente la fila per posare nude al cospetto dell’artista. Il quale, per osservarle con criterio, ometteva anche di guardare il foglio su cui disegnava, lasciando che la matita vibrasse secondo impulsi emotivi. Poteva allora capitare, per via di questo pressappochismo sul punto di partenza, che al momento di aggiungere una gamba o un braccio il lato del foglio fosse esaurito. Poco male: Auguste riprendeva dalla parte opposta, se non sul retro, come se l’unico tabu, rispetto al fluire libidico, fosse quello di estrometterlo. Al Musée Rodin di Parigi sono esposti fino al 18 marzo, in un’antologica di rara completezza e ammirevole ordine, i disegni erotici dell’artista, in una mostra dal titolo Les figures d’Eros. La sorpresa, per i meno informati, è che i disegni non erano affatto preparatori alle sculture, bensì pensati e realizzati come opere a se stanti. Rodin ci lavorò con continuità negli ultimi trent’anni di vita e il risultato è non meno emozionante delle statue. Sono figure femminili, chiamate soltanto a esprimere la loro sessualità, sottratte a qualsiasi sfondo e contesto: quasi mai c’è un oggetto, neppure il letto sul quale frequentemente sono stese. Queste donne, per capirci, non mascherano la pruderie dietro la contingenza di un’azione ammiccante: non si pettinano né si specchiano, non si spogliano mentre vanno a coricarsi o si destano, non sbadigliano né guardano fuori dalla finestra. Si esibiscono, si masturbano, si titillano, copulano. La linea dei corpi si dissolve, mobile e stilizzata. Ma miracolosamente trova un argine nella solidità della forma e nella nettezza plastica del gesto, capolavoro di acrobazia che poteva riuscire solo a un grande scultore. In alcuni acquerelli il colore va a confluire sugli organi genitali. Il suo rosso non è quello tragico dell’angoscia espressionistica. un rosso umorale-mestruale, serenamente rappresentativo della biologia femminile. Il tutto è un invito alla disinibizione, tanto programmatico da risultare ingenuo. O anche un’ode al godimento, visto in primo luogo come atto di natura, ma spogliato di ogni perturbante animalità. Non sappiamo quanto sentimento ci sia dietro ogni carezza, ma intuiamo che quei corpi sono in grado di accoglierlo e percepirlo, e tanto basta a scacciare ogni pericolo di volgarità...» (Remo Bassetti)