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 2007  febbraio 27 Martedì calendario

Vedi alla voce sinistra «radicale» Anche se oggi la cultura politica in Italia sta vivendo uno dei suoi momenti più bassi e quindi certe distinzioni appaiono un questione di lana caprina, credo che valga la pena lo stesso di contribuire a fare un po’ di chiarezza terminologica

Vedi alla voce sinistra «radicale» Anche se oggi la cultura politica in Italia sta vivendo uno dei suoi momenti più bassi e quindi certe distinzioni appaiono un questione di lana caprina, credo che valga la pena lo stesso di contribuire a fare un po’ di chiarezza terminologica. Si parla di sinistra «radicale» per intendere Rifondazione comunista, Pdci e Verdi, compresa qualche altra frazione. In effetti la definizione giusta sarebbe «estrema sinistra» o sinistra massimalista, magari con qualche riferimento anche alla sinistra movimentista, di per sé incompatibile con responsabilità di governo. La storia radicale, sia nell’accezione inglese, sia in quella francese, sia in quella italiana non ha nulla da spartire con la cultura politica che sottende la sedicente sinistra radicale, un eufemismo per non usare i termini atti a definirla anche storicamente. Il radicalismo ha una storia borghese, liberale, in Inghilterra si è incontrato con il laburismo, ma nel resto del continente europeo ha una sua storia completamente autonoma. Chi, come me, si riallaccia alla storia liberale e radicale del Mondo e di Pannunzio sente un qualche fastidio nell’essere accostato con idee e storie che gli sono del tutto estranee. Il radicalismo italiano nacque con Bertani, superando il repubblicanesimo intransigente e aprioristico, agli albori del secolo scorso i radicali collaborarono lealmente con Giovanni Giolitti. Il nome originario del partito, fondato nel 1956 in seguito alla scissione liberale, era quello di partito radicale dei liberali italiani. E potremmo citare tanti altri esempi. PIER FRANCO QUAGLIENI PRESIDENTE DEL CENTRO PANNUNZIO, TORINO Ha ragione: il termine radicale applicato a queste organizzazioni di sinistra è di uso recente, ed è soprattutto di derivazione americana. «Radical left», tuttavia, non è affatto equivalente di sinistra radicale in Italia. Giusto ricordare Agostino Bertani, medico milanese e importante figura politica: nel 1848 fece parte del gruppo che intorno a Cattaneo organizzò le Cinque giornate di Milano; nel 1849 partecipò come dirigente dei servizi medici alla difesa della Repubblica Romana. Rifugiatosi a Genova, si allontanò dalle posizioni repubblicane e seguì Garibaldi nella campagna del 1859, nella spedizione dei Mille, e ancora nel 1866 e 1867. Nel 1876 dopo la caduta della destra combattè il trasformismo di De Pretis appoggiando il governo di Cairoli, sulla linea che anticipava il partito radicale, fondato poi nel 1878, e di cui fu, come lei ricorda, uno degli ispiratori. L’esperienza radicale ha radici anglosassoni e francesi, ma con Bertani il radicalismo italiano diventa un programma molto meno generico, pienamente concentrato sulla politica nazionale. Il medico milanese promosse nel corso della sua vita molte inchieste sociali, tra cui quelle sulle condizioni agrarie e sulle condizioni igienico-sanitarie del Regno.