Fabrizio Caccia, Corriere della Sera 27/2/2007, 27 febbraio 2007
ROMA – Non più una vendita al miglior offerente, ma un aumento di capitale da sottoscrivere al posto del Tesoro, magari senza neppure l’obbligo di Opa (offerta pubblica d’acquisto)
ROMA – Non più una vendita al miglior offerente, ma un aumento di capitale da sottoscrivere al posto del Tesoro, magari senza neppure l’obbligo di Opa (offerta pubblica d’acquisto). Potrebbe prendere una piega del tutto inaspettata la gara per la vendita di Alitalia se il neopresidente Berardino Libonati decidesse di procedere alla svalutazione della flotta. Forse anche oggi, nel caso si tenga il consiglio d’amministrazione sui conti che potrebbe prevedere la nomina di un direttore operativo. Lo «scenario B» è un’ipotesi che i tecnici del Tesoro starebbero considerando. Vi si accederebbe solo nel caso in cui, svalutata la flotta, le perdite superassero un terzo del capitale. Prevede una sottoipotesi, quella in cui i revisori non certificassero il bilancio, non sentendosela di attestare la «continuità aziendale». In questo caso, si andrebbe in «amministrazione controllata» e la procedura sarebbe sottratta al maggior azionista e affidata a un liquidatore, come è successo per un’altra compagnia: Volare. Ma ipotizzando che questo non accada, e che semplicemente si abbatta il capitale con l’obbligo di ricostituirlo, il Tesoro potrebbe considerare l’ipotesi di lanciare un aumento di capitale impegnandosi a non sottoscriverlo. In questo caso ai concorrenti verrebbe data la possibilità di formulare un’offerta che si limiti alla sottoscrizione della quota di capitale lasciata libera dal Tesoro a un prezzo che, volendo, potrebbe anche essere inferiore a quello nominale. Quanto all’obbligo di Opa, secondo talune teorie, in una circostanza come questa potrebbe non scattare, sollevando così gli acquirenti da un ulteriore esborso. La gara resterebbe in piedi, ma a quel punto il prezzo sarebbe solo un accessorio, mentre il piano industriale diverrebbe la variabile principale a tutti gli effetti. Un’ipotesi di questo tipo stornerebbe gli introiti dalle casse dello Stato a quelle di Alitalia. Lo «scenario B» resta a disposizione del presidente Libonati, la cui fama di professionista rigoroso e attento non lascia dubbi circa le sue scelte nel caso in cui dai conti di Alitalia emergessero incongruenze insopportabili. Intanto alcuni dei concorrenti sarebbero in trattative con l’adviser Merrill Lynch per superare la clausola che impone, a chi entra in gara, di non svolgere operazioni sui titoli Alitalia per i prossimi due anni. Si tratta di una regola che immobilizzerebbe alcune banche d’affari che, a loro interno, hanno settori dedicati al trading, ma che si potrebbe superare con una deroga. In caso contrario alcuni concorrenti rischiano di essere tagliati fuori. Qualche perplessità desta anche il lock up di tre anni che vieta modifiche azionarie e societarie. Chi pensava di potersi disfare subito di Az Service, nutre ora qualche dubbio. Basterà a aggirare l’ostacolo la possibilità di future deroghe al lock up anticipata dal Tesoro?