Aldo Rizzo, La Stampa 26/2/2007, 26 febbraio 2007
Si continua a discutere sul test antisatellite cinese dell’11 gennaio, se e in quale misura sia un avvertimento militare all’America
Si continua a discutere sul test antisatellite cinese dell’11 gennaio, se e in quale misura sia un avvertimento militare all’America. E la stessa America è in una mezza rotta di collisione con la Russia, circa il suo diritto di allestire siti antimissilistici nell’Europa orientale. E infine, o soprattutto, c’è la pervicace volontà dell’Iran di procedere nel suo programma nucleare, definito «irreversibile». Ebbene, tutto questo appartiene a una strategia che riguarda la Terra e le sue orbite appena fuori dell’atmosfera. Prepariamoci a un’altra strategia, forse meno pericolosa nell’immediato, ma che segnerà in un futuro non lontano i rapporti di forza tra le potenze, vecchie e nuove, del pianeta. La strategia dello spazio, di quello vero e remoto, verso le profondità del sistema solare. Si comincia, anzi si ricomincia, dalla Luna. Che, come tutti sappiamo, fu raggiunta da un equipaggio americano già 38 anni fa, ma che, dopo qualche altra missione, smise di essere un obiettivo delle esplorazioni spaziali. Ora il nostro satellite naturale è tornato nel mirino degli Usa, che però non sono più soli in questo genere di cose. Alla corsa alla Luna, e in prospettiva allo spazio interplanetario, partecipano non solo la Russia, vecchio concorrente, ma anche la Cina, il Giappone e l’India. E, sorpresa, anche l’Europa. Se la gara andrà avanti con successo, si può immaginare un Consiglio di Sicurezza dell’Onu che, tra una ventina d’anni al massimo, avrà come massimi e decisivi esponenti le potenze non più, o non più soltanto, nucleari, ma anche e soprattutto spaziali. Al solito, è la Cina che vuole bruciare le tappe. Secondo informazioni raccolte dal settimanale americano Newsweek, il 17 aprile prossimo i cinesi lanceranno verso la Luna una sonda automatica, esplorativa, con l’idea di farla seguire a breve da un veicolo capace di «allunare» e di raccogliere i dati necessari per l’arrivo di un equipaggio umano. Ma molto decisa appare anche la Russia, che nel 2006 ha aumentato del 33 per cento il budget della «Roscosmos», la sua agenzia spaziale, portandolo a un miliardo e 700 milioni di dollari l’anno, con l’obiettivo d’impiantare una base permanente sulla superficie lunare entro 4-5 anni. Meno prossimi alla meta sembrano il Giappone e l’India, tuttavia impegnati con la loro alta tecnologia, specialmente l’India. Va aggiunto che tanto interesse alla Luna è motivato anche dalla convinzione di trovarvi quantità di un isotopo dell’elio, capace di produrre la sospirata fusione nucleare «fredda», senza ricadute radioattive e danni ambientali vari, che rivoluzionerebbe la questione energetica. Quanto all’America, essa guarda ormai oltre la Luna, verso Marte, e in questo senso è orientato il suo «Constellation Program», con un budget superiore a ogni altro, ma con l’handicap di polemiche interne alla Nasa. E verso Marte guarda anche l’Agenzia spaziale europea, entro i prossimi vent’anni. Questa, dicevo, è per noi la sorpresa, che poi tale non è per gli esperti del settore. Tant’è che sia gli americani sia i russi ci vorrebbero come partner dei loro rispettivi programmi. Strana Europa. Non riesce ancora a darsi una vera identità «terrestre», ma promette di essere tra i grandi dello spazio. Non sarà che dovremo ricevere da Marte il segnale decisivo che, finalmente, si può fare la Costituzione europea?