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 2007  febbraio 26 Lunedì calendario

Fu un papa eccezionale - Innocenzo III, nato Lotario dei conti di Segni - nel 1198 a dare dignità giuridica alle «ruote dei trovatelli» che già venivano usate in Italia in maniera sporadica

Fu un papa eccezionale - Innocenzo III, nato Lotario dei conti di Segni - nel 1198 a dare dignità giuridica alle «ruote dei trovatelli» che già venivano usate in Italia in maniera sporadica. Quel Pontefice, un grande riformatore della Curia e della Chiesa (scrisse più di seimila lettere «decretali», atti di governo: fra l’altro fu lui che impose l’obbligo a tutti i vescovi di recarsi a Roma almeno una volta ogni quattro anni) fra i moltissimi argomenti sui quali fece leggi, fra organizzare crociate e tenere Concilii universali (il IV Lateranense) trovò il tempo di ideare e promulgare una legge sui neonati abbandonati. Decise infatti che le «ruote» fossero installate in edifici religiosi, in modo che le madri potessero lasciare lì «il frutto della colpa», invece di sopprimerlo.Le povere infelici lasciavano la matassa di panni con dentro il piccolo nel cilindro girevole, lo facevano scorrere, e scuotevano il cordone di una campana, per annunciare il nuovo arrivo. In ogni città italiana si possono trovare gli strumenti rimasti di questa pratica antica. All’Ospedale Santo Spirito di Roma la ruota ha girato fino al XIX secolo; santa Caterina della Ruota deve il suo nome proprio al cilindro in cui venivano collocati per il loro primo viaggio gli infanti. E a Firenze fa bella mostra di sé all’Ospedale degli Innocenti la ruota: giusto per fare alcuni esempi, la cui lista potrebbe allungarsi. A quanto pare l’Italia per vari secoli fu il Paese in cui questa pratica pietosa fu più diffusa e capillare. In Germania, per esempio, si ha notizia storica di una «ruota» (Drehladen) costruita da un mercante olandese in un orfanotrofio nel 1709. Ma cinque anni più tardi la ruota smise di girare: l’orfanotrofio non ce la faceva più, finanziariamente, ad accogliere e prendersi cura di tutti i neonati. Tanto di cappello alle signore amburghesi! Di altre «ruote» tedesche si ha notizia a Kassel (1716) e Mainz (1811). In Francia fu un santo particolarmente sensibile ai problemi sociali, san Vincenzo de’ Paoli, a introdurre quelle che vennero chiamate le «tours d’abandon», le torri dell’abbandono, nel 1638. Napoleone diede veste legale a questa istituzione, e al momento della loro massima diffusione se ne contavano Oltralpe più di duecentocinquanta. A Parigi la più famosa era all’Hopital des Enfants-Trouvé. Ma nel ”700 e nell’800 il numero dei piccoli abbandonati, e non solo illegittimi, dalle loro madri, crebbe fino a raggiungere le decine di migliaia all’anno, a causa della disperata situazione economica. Nel 1863 le «ruote» in Francia scomparvero, sostituite da uffici pubblici, in cui le madri potevano lasciare il neonato, ma anche ricevere consigli e qualche aiuto. Una legge del 1907 abolì le «tours d’abandonnement»; e oggi in Francia le donne possono partorire in maniera anonima e lasciare il loro bambino. E’ probabile che l’ultima ruota - prima della loro reintroduzione in questi anni - abbia girato in America Latina, e precisamente in Brasile, a San Paolo, alla «Santa Casa de Misericordia», abolita il 5 giugno 1949 da una legge che la dichiarava incompatibile con il moderno sistema sociale, dopo ben cinque anni di acceso e appassionato dibattito. Ma la memoria è rimasta ben viva, tanto che un film brasiliana su questo tema, «Roda Dos Expostos», (il termine portoghese per «ruota dei trovatelli») diretto da una regista, Maria Emilia de Azevedo, vinse un premio al Festival de Gramado nel 2001. In Brasile e Portogallo le ruote ricevettero una sanzione ufficiale nel 1738, quando la regina Maria I decretò che ogni città dovesse avere un ospedale per i neonati abbandonati. Nello stesso periodo in Gran Bretagna e in Irlanda i trovatelli erano accolti in orfanotrofi finanziati dalla «Poor Tax». A Dublino però nel 1730 l’Ospedale dei Trovatelli mise in funzione la ruota, che girò fino a quando l’ospedale stesso non fu chiuso, nel 1826, perché troppi bambini morivano fra le sue mura. In Italia orfanotrofi e istituzioni del genere sostituirono gradualmente la «ruota» nell’800; ma la sua morte legale fu decisa nel 1923 da Mussolini. Negli ultimi anni il cilindro porta-neonati ha ricominciato a funzionare in almeno tredici paesi, dall’Austria, alla Germania, all’India, al Giappone e alle Filippine e al Pakistan. Non senza problemi giuridici e legali. In Giappone, per esempio, l’abbandono è punito con cinque anni di carcere. Ma dal momento che nel 2006 il Jikei Hospital decise di aprire una ruota, le autorità stabilirono che in quel caso non si poteva parlare di abbandono, dal momento che l’ospedale garantiva protezione. E la «culla della cicogna», come è stata poeticamente definita, ha sempre più ospiti.