Varie, 26 febbraio 2007
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Wade Abdoulaye
• Kébémer (Senegal) 29 maggio 1926. Politico • «[...] La sua biografia afferma che è nato il 29 maggio 1926 a Saint-Louis. Al numero 9 della via Abdoulaye-Seck-Marie-Parsine abita una famiglia che porta il suo nome. ”Ha vissuto qui negli anni della scuola. Io sono la nipote di sua sorella. Lui ha dormito qui, con le sue guardie del corpo, non molto tempo fa”, racconta Alamine Wade [...] La casa natale del presidente la si trova a Kébémer, 110 chilometri più a sud. Al municipio, coperto di manifesti blu di Wade, confermano che è nato qui [...] Il futuro presidente vide la luce in un sistema coloniale: i nati a Saint- Louis, Dakar, Rufisque e Gorée erano cittadini francesi, gli altri soggetti coloniali. Il padre di Abdoulaye ha registrato il figlio a Saint-Louis per fargli avere un passaporto francese. Ma forse al più vecchio presidente in carica bisognerebbe aggiungere ancora qualche anno: ”Wade ha raccontato di aver corso a Saint-Louis dietro il cavallo di Ahmadou Bamba, il fondatore della confraternità dei Muridi. Bamba è morto nel luglio 1927. Wade è nato nel maggio 1926”, dice Abdou Latif Coulibaly, giornalista. Gli studi di Wade durano a lungo, forse perché fa anche la scuola coranica. Negli anni ”50 frequenta università tra Parigi, Besancon e Grenoble, in una bulimia di certificati e diplomi in matematica, psicologia, filosofia, diritto, sociologia ed economia. A Besanson incontra la sua futura moglie, Viviane Vert, bella, bionda, occhi blu. Diventerà per lui il centro di gravità, la fonte di energia, madre dei suoi figli e sua dietologa personale, oltre che banchiera, ogni volta che l’allora oppositore si è trovato a secco. Tornato a Dakar negli anni ”60, Wade avrà come uno dei primi clienti il villaggio di Keur Massar, al quale farà vincere una disputa territoriale. E nel febbraio 2007, Keur Massar è la prima tappa della ”marcia blu”: enormi fuoristrada americani, affiancati dal rombo furioso di motociclette dipinte dei colori del candidato. Wade saluta notabili e seguaci con un gesto della testa. Si tendono mani, qualche parola, e la corsa folle riprende. Wade entra in politica tardi. Si fa più condanne alla prigione che passaggi al governo, si candida quattro volte alla presidenza e perde, accusando l’avversario di brogli. Nel 1999 una vasta coalizione gli chiede di ritentare una campagna per il ”sopi”, il cambiamento, dopo 40 anni di potere socialista. Il 19 marzo 2000 vince le elezioni, e l’alternanza viene salutata dal mondo e accolta nel Senegal con grandi speranze. Wade sembra voler recuperare il tempo perduto: sprizza energia e idee. Una delle sue prime decisioni, cambiare l’aereo presidenziale, aprirà uno scandalo, ma gli permetterà di recarsi all’estero per un totale di un anno e mezzo. Promette una nuova capitale, un aeroporto, un porto, un tram a Dakar, una centrale nucleare, un’università di qua, un centro per donne di là, raffinerie, strade asfaltate, fabbriche, artigianato e sovvenzioni. I suoi nemici lo descrivono assetato di potere e soldi. Si dice che ha intascato tutti o quasi i finanziamenti del Taiwan per spingere il Senegal a voltare le spalle alla Cina. Idrissa Seck, ex primo ministro poi gettato in prigione, ricorda la prima frase di Wade dopo la vittoria: ”I miei problemi di soldi sono finiti”. Di recente il presidente ha replicato a chi gli chiedeva del suo budget elettorale: ”E se le chiedessi cosa ha mangiato per cena?”. ”Wade pratica la fuga in avanti, come un giocatore di poker”, dice Madiambal Diagne, padrone del ”Le Quotidien”, incarcerato nel 2004 per aver criticato la nomina di giudici ”docili”: ”Manipola i sogni di gente povera che vuole sentire quello che dice”» (Serge Michel, ”La Stampa” 26/2/2007).