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 2007  febbraio 26 Lunedì calendario

SAVIO

SAVIO Paola Torino 24 dicembre 1967. Avvocato • Suo cliente più noto, Anna Maria Franzoni: «[...] Si ritrovò d’ufficio per due udienze accanto a Anna Maria Franzoni quando Carlo Taormina abbandonò l’incarico. L’ha riassunto. C’è stata la richiesta di remissione del processo e del suo trasferimento a Milano e la VII sezione della Corte di Cassazione ha detto no. La famiglia Franzoni e Lorenzi ha chiesto a Paola di affiancarsi a Taormina e lei si è detta disponibile con l’intero studio coordinato da Paolo Chicco, fermo restando l’accordo del collega professore. Taormina se n’è andato di nuovo dicendo che è una battaglia inutile. Paola Savio non ritiene affatto il processo perso, non viziato, nemmeno convincente. proprio la quiete con cui affronta l’incarico a seminare di nuovo un dubbio sulla colpevolezza di una madre tradita nell’opinione pubblica da eccesso di microfoni e telecamere. Piombata lì per caso, prima nella lista al computer di un cancelliere, pensa avvocato che ci siano carte da scompigliare? «Da rivedere senz’altro. Hanno dato fiducia a me e ai colleghi, ora lavoriamo per trattare questo caso nell’interesse dell’imputata e della giustizia”. [...] A Paola Savio erano già arrivati i complimenti indiretti del ”nemico” istituzionale, il procuratore generale Vittorio Corsi: ”Persona civile con la quale si può aprire un dibattito”, disse lui in una pausa di udienza. [...]» (Marco Neirotti, ”La Stampa” 26/2/2007) . «[...] ”Con l’avvocato Paola Savio mi sono trovata bene da subito. In questi mesi ci siamo conosciute, ha studiato gli atti, un sacco di faldoni. Non ha dato niente per scontato e si è messa a lavorare. E poi lei è una donna, è una mamma. Mi sento capita meglio perché io sto vivendo un dramma terribile, e lei lo sa”. Annamaria Franzoni, a un passo dalla sentenza d’appello nel processo in cui è accusata di aver ucciso il figlio di tre anni, ha scelto di richiamare quell’avvocato che il 20 novembre scorso, dopo l’addio a sorpresa di Taormina, era diventata il suo legale d’ufficio. L’idea originaria era affiancare Paola Savio a Taormina, tornato a difendere Annamaria [...] prima dell’ultima sconfitta in Cassazione, quando i giudici hanno deciso di lasciare il processo a Torino. Ma la sola ipotesi di non essere più solo, al Re del Foro non è andata giù e [...] dopo un’animata discussione su strategie e fallimenti, in casa Franzoni è arrivato un fax: ”Preso atto che con i suoi congiunti è venuto meno un rapporto di fiducia e presa coscienza che anche l’ultimo atto in Cassazione dimostra che si sta consumando un’ingiustizia, ho deciso di revocare il mandato. Firmato Carlo Taormina”. [...]» (Cristina Marrone, ”Corriere della Sera” 26/2/2007) • Nominata difensore d’ufficio della Franzoni, dicono che pensava ad uno scherzo quando l’hanno chiamata... «Beh, sì. Ero al consiglio dell’Ordine per il turno della difesa di ufficio e non ho riconosciuto la voce del cancelliere. Ho pensato che si trattasse di un collega che si burlava di me pensando che mi annoiassi... [...] un’occasione che da una parte appassiona, dato che credo ogni avvocato aspiri a partecipare ad un processo di tale portata, e dall’altra preoccupa perché si tratta di seguire una strada tracciata da altri e scelte che non sono state decise da te. Io credo però che l’avvocato d’ufficio non sia una bella statuina, quindi ho fatto il mio lavoro come legale. Ho parlato con Taormina e gli ho chiesto tutti gli atti, ho scritto alla signora Franzoni e ho chiesto i termini a difesa per studiare il processo. D’altronde sono undici anni che esercito, ho alle spalle l´insegnamento di un grande avvocato come Geo Dal Fiume e l’appoggio del mio socio, Paolo Chicco. In fondo si tratta di fare l’avvocato... [...]». (m.p., ”la Repubblica” 21/11/2006) • «[...] la Savio - con tutto lo studio di Paolo Chicco - ha tolto alla vicenda il sapore da reality televisivo, ha strappato via a giornalisti e pubblico quel mistero e quella curiosità da nuova sorpresa di circo che ormai erano abitudine e attesa da udienza [...] La giovane Savio, laureata in giurisprudenza, era indecisa tra concorso in magistratura o toga d’avvocato. Ha appena discusso una tesi sul riciclaggio di denaro sporco con il professor Caraccioli. Ha appena seguito un master del professor Mariconda, a Milano, destinato ai futuri magistrati. Invece incontra l’avvocato Geo Dal Fiume e incomincia il praticantato. Avvocato. Ma di chi? Dell’imputato o della vittima? Si vedrà di volta in volta, con l’assistenza a una parte lesa del serial killer Minghella oppure, con Chicco, nell’omicidio ”del freezer”, a None, cintura di Torino, tragica quanto devastante storia di famiglia. ”Curiosa”, è la parola che ripetono più spesso le colleghe del gruppo d’ufficio, un team, indipendentemente da chi ”appare”. Ma insistono, come si è visto in aula, soprattutto sui ”profili umani”, mai soltanto vicende, ma anche persone, persone dietro davanti e dentro le vicende. E poi il riserbo. Avvocato, suvvia, avrà qualche discordanza con Taormina. Niente da fare: ”Da troppo poco tempo ho visto le carte”. Una difesa che si fa ascoltare: ”Chiedo che l’intera Corte ascolti, anziché leggerla, la famosa e più volte citata telefonata della signora Franzoni al 118”. E, sebbene abbia negate altre richieste, la giuria popolare con i due magistrati togati, Luisella Gallino e il presidente Romano Pettenati (sempre puntali, pazienti, delicati), ha rispetto per questa tenacia entrata tardi ma senza timori. Dice lei: ”Devi essere sempre il meno emotivamente coinvolta, devi giocare tutto sulla concretezza”. Era questa la svolta. Concretezza. Anche se non si è intravisto, lei ammette senza problemi che, in un primo momento, c’era da sentirsi ”spaesati per il clamore”. Ma riconosce di essersi aggrappata a una scuola di diritto e poi ai maestri sul campo - Dal Fiume prima, Chicco poi - per avere sempre davanti agli occhi il monito secondo cui ”troppa sicurezza è pericolosa”. E, invece, è bene sapere ”che alle spalle, a sostenerti, hai gli stessi codici che hanno sul tavolo accusa e giudicanti”. Hanno scritto di lei: ”Colpita da improvvisa notorietà”. vero. Perché chiamata senza sua richiesta in una vicenda da cinque anni mediatica. Qualcuno l’ha chiamato ”colpo di fortuna”. Lei lo racconta come un contraccolpo da reggere con pacatezza. [...]» (Marco Neirotti, ”La Stampa” 20/12/2006).