Fonti varie, 19 febbraio 2007
Anno IV - Centocinquantaseiesima settimana Dal 13 al 19 febbraio 2007 -Brigatisti Lunedì 13 febbraio, carabinieri e polizia hanno arrestato quindici presunti brigatisti rossi, un po’ cinquantenni e un po’ ventenni, metà dei quali iscritti alla Cgil e tutti operanti nell’area compresa fra Treviso, Padova, Milano e Torino
Anno IV - Centocinquantaseiesima settimana
Dal 13 al 19 febbraio 2007 -
Brigatisti Lunedì 13 febbraio, carabinieri e polizia hanno arrestato quindici presunti brigatisti rossi, un po’ cinquantenni e un po’ ventenni, metà dei quali iscritti alla Cgil e tutti operanti nell’area compresa fra Treviso, Padova, Milano e Torino. Secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, gli arrestati avevano in programma di sparare al giuslavorista Pietro Ichino (già iscritto alla Cgil e collega di Marco Biagi e Massimo D’Antona) e di metter bombe alla casa milanese di Berlusconi in via Rovani, alle sedi di Libero, di Mediaset, di Sky, dell’Eni. Il loro capo era un Alfredo Davanzo, 49 anni, già condannato per brigatismo e latitante fin dagli anni Ottanta. Nei giorni successivi agli arresti, nascosti in una botola all’ingresso di un casolare di Bovolenta (Padova), gli inquirenti hanno trovato anche tre mitra, tre pistole, due fucili. Non troppe armi, alla fine, anche se le munizioni «erano sufficienti per sparare una settimana di seguito». La questione a questo punto è se i quindici arrestati, e gli altri che sono indagati, rappresentino un pericolo vero, cioè una banda organizzata sul serio, o se non si tratti di poveri visionari, che si illudono con trent’anni di ritardo di fare la rivoluzione. Non abbiamo sentito nessuna risposta convincente a queste domande. Però, come subito dopo il fatto erano apparse scritte inneggianti all’omicidio dell’ispettore Raciti (Catania), anche stavolta, qua e là, si son viste scritte, o sono stati distribuiti volantini, di solidarietà ai presunti brigatisti arrestati. Anche durante la manifestazione di Vicenza contro l’allargamento della base Usa (su cui vedi più avanti) si sono sentite grida in favore di Davanzo e dei suoi compagni. La Cgil, messa sotto accusa per l’alto numero di iscritti implicati (e subito espulsi), ha replicato a brutto muso che la sua organizzazione è troppo vasta perché sia possibile controllare tutti quelli che vi aderiscono (avrebbero la tessera - secondo dati forniti dallo stesso sindacato - cinque milioni di persone). Epifani: «Non prendiamo lezioni da nessuno». I suoi esponenti di sinistra, Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini, hanno dato interviste sostenendo che non vi sarebbe nessuna tentazione di solidarietà verso il brigatismo se non esistessero in Italia la "solitudine operaia" e "ampie aree di disagio". Senonché il giornalista Filippo Facci ha fatto loro notare che al Nord, cioè dove agirebbero di preferenza i nuovi brigatisti, la maggioranza degli operai ha votato per il centro-destra (45,7 contro 37,5). Stessa cosa i disoccupati: 42,5 contro 38,8. E idem i pensionati, non solo al Nord, ma in tutto il paese: 48,7 al centro-destra, 37,5 al centro-sinistra. Cremaschi e Rinaldini non hanno risposto. I moderati della Cgil, d’altra parte, hanno in genere preferito non farsi intervistare.
Vicenza A Vicenza sì è svolta una manifestazione, contro l’allargamento della base militare Usa, del tutto pacifica, molto allegra, con mamme e bambini ad aprire uno dei due cortei. Un calcolo realistico accredita - nonostante le cifre iperboliche sparate da tutti - una partecipazione di ventimila persone, che è molto se si pensa che la città ha 120 mila abitanti. Sul palco, tra gli altri, anche Dario Fo e Sabina Guzzanti. Subito dopo il corteo, Prodi ha fatto sapere che l’allargamento della base è fuori discussione e che il governo ha intenzione di procedere in ogni caso. Importanti esponenti di Rifondazione (il ministro Ferrero, il segretario Giordano) gli hanno allora spiegato che, dopo quella grande dimostrazione di popolo, la faccenda va ridiscussa, magari facendo svolgere un referendum tra gli abitanti della città. Il no global Luca Casarin ha manifestato l’intenzione di occupare l’area dove dovrebbero cominciare i lavori. Altri hanno detto che frapporranno i loro corpi alle ruspe attese per aprile. L’aria che circola è insomma sempre più simile a quella che respirammo in Val di Susa, quando le manifestazioni popolari bloccarono i cantieri dell’alta velocità ferroviaria.
Val di Susa A proposito di Val di Susa, il ministro Padoa-Schioppa, rispondendo a una specie di ultimatum giunto da Bruxelles, ha fatto sapere che i lavori per l’alta velocità riprenderanno senz’altro prima di settembre.
Pil Secondo calcoli dell’Istat, il Pil italiano è cresciuto nel 2006 del 2 per cento. Il Pil è il ”prodotto interno lordo", cioè un numero che rappresenta tutte le cose che il Paese ha fabbricato nel 2006. Un anno fa questa crescita si prevedeva pari a zero. Il 2 per cento finale, quindi, sarebbe un grande risultato. Merito di Berlusconi? Merito di Prodi? Merito molto probabilmente dei buoni affari fatti dalle aziende italiane in Oriente e in particolare in Cina. E del fatto che gli americani continuano a comprare all’estero a tutto spiano, al punto che il loro deficit commerciale è uno dei problemi con cui si baloccano più volentieri gli economisti. Controprova: il tessile, che per cinque anni era andato giù e che doveva patire più di tutti la concorrenza, ha segnato finalmente un bel +1,5. Altro dato positivo: in gennaio la quota di mercato della Fiat è salita all’8,8 per cento. Più della Renault, superata di nuovo dopo parecchi anni (la Fiat è adesso quinta in Europa). Prodi, davanti a questi risultati, ha detto che, continuando le cose ad andar così, si potrebbe anche prendere in considerazione un taglio delle tasse. Padoa-Schioppa ha però subito precisato: non prima del 2009.
Bambini in gabbia Indignazione generale, perché a Napoli una zingara sotto processo per furto è apparsa in gabbia con i due figlioletti, uno in braccio, l’altra, di tre anni, con un vestitino rosso in piedi al suo fianco. Mastella ha inviato gli ispettori, avvocati e magistrati hanno detto di non aver visto niente di simile in 50 anni di professione, Telefono azzurro ha strepitato, ecc. La legge consente alle mamme detenute con figli inferiori a tre anni di portarseli in cella. Di bambini in carcere ce ne sono al momento 35. Prima dell’indulto erano 60.
Torino Una ragazzina di 13 anni, a cui i giornali hanno dato il nome di Valentina, è rimasta incinta e, a quanto s’è capito, la madre, col conforto dei medici e dei magistrati, l’ha costretta ad abortire. Per la disperazione la piccola, che non era d’accordo, voleva uccidersi e la madre, ancora con l’assenso delle autorità, l’ha fatta rinchiudere in un centro di salute mentale, vale a dire poco meno che un manicomio. La città del fatto è Torino. Riferiamo queste notizie con beneficio di inventario perché non essendo nota l’identità della ragazza (per via della legge sulla privacy) è impossibile far verifiche. Tutti i magistrati e tutti i medici coinvolti si giustificano a mezzo stampa mostrando decine di regole, leggi e circolari che avrebbero reso perfettamente legale quello che hanno fatto. I cattivi della situazione sarebbero dunque esclusivamente la madre e la figlia (il padre di Valentina non si sa dove sia, il suo fidanzato di 15 anni e padre del bambino abortito è stato invece perennemente ad aspettarla sul marciapiede che fronteggia l’ospedale). Valentina, mentre scriviamo, è ancora in manicomio, consolata solo dai volontari che frequentano le corsie, quelli che si vestono da clown per far ridere i bambini ricoverati.
Mussolini Sembra assodato che anche questi ultimi Diari di Mussolini, di cui abbiamo parlato la settimana scorsa, siano falsi. Il venditore è Maurizio Bianchi, figlio del defunto partigiano Lorenzo Bianchi (Brigata Garibaldi). Il compratore avrebbe dovuto essere la Mondadori. Il prezzo preteso oscillava intorno ai dieci milioni di euro.