Varie, 24 febbraio 2007
FERRARA
FERRARA Giovanni Roma 29 giugno 1928, Pavia 23 febbraio 2007. Per molti anni editorialista di Repubblica, più volte parlamentare repubblicano, storico, tra i più stimati intellettuali italiani • «[...] professore di storia greca all’Università di Firenze, era uomo di straordinaria cultura e ironia. Romano fino al midollo, era capace di passare, nel corso di una conversazione, da una citazione di Tucidide e di Orazio ad una citazione di Alberto Sordi o del Belli. Nato nel 1928 a Roma, figlio di Mario Ferrara, un grande avvocato liberale che aveva difeso, davanti al Tribunale Speciale, alcuni antifascisti, è uno studente brillante, appassionato del mondo antico. Il fratello Maurizio che ha aderito, durante la Resistenza al Pci, fa parte del gruppo dei giovani intellettuali che Togliatti coltiva con attenzione. Lui, Giovanni imbocca un’altra strada. A poco più di vent’anni è borsista all’Istituto Storico di Napoli dove ascolta le lezioni di Federico Chabod su Nicolò Machiavelli e Alexis de Tocqueville. Lì si lega ai giovani intellettuali che hanno dato vita a Nord e Sud, la storica rivista del meridionalismo laico. Ben presto diverrà collaboratore del Mondo di Pannunzio e sarà tra i fondatori del Partito Radicale. Nel 1965 aderirà al Pri, per il quale sarà anche eletto senatore. [...] Tocqueville e Machiavelli ritornano costantemente nel suo pensiero. In modo critico il secondo perché spiegava ”Machiavelli è un grande genio, ma non può essere assunto a maestro da un uomo politico democratico”.(Quando era di cattivo umore ci metteva in guardia contro ”il ridicolo falso machiavellismo, il realismo d’accatto, l’antimoralismo da Caffè dello Sport”). E ci ammoniva: ”Quando parliamo di illuminismo dimentichiamo sempre quello americano, dal quale la democrazia ha ricevuto l’impronta decisiva. I padri della democrazia moderna sono Jefferson, Jackson”. La democrazia per Giovanni Ferrara faceva tutt’uno con la laicità. E Apologia dell’uomo laico è intitolato un suo prezioso e oggi purtroppo introvabile libro di oltre vent´anni fa. Apologia del laico, solitario, anticonformista, non fanatico, non anarchico. Il laico, scrive, è ”un uomo che nulla può salvare dal suo compagno segreto, il dovere, è un uomo che conosce la sconfitta e l’errore, ma il suo status di libero è inalienabile”. La democrazia, insiste Ferrara, è, per sua natura laica. O non è. Era inevitabile dunque che nel corso degli ultimi anni Giovanni Ferrara guardasse con sofferenza e preoccupazione gli attacchi rivolti alla nostra Costituzione. E con grande generosità e impegno personale si adoperava per farne conoscere l´importanza, il carattere, i principi essenziali. [...]» (Miriam Mafai, ”la Repubblica” 24/2/2007) • «Nel suo libro più conosciuto, Apologia dell’uomo laico, si descrisse come ”un intellettuale borghese, una persona pratica che conosce la sconfitta, l’errore e il cedimento, ma non la decadenza”. [...]». (S.N., ”la Repubblica” 24/2/2007). Compagno di Sandra Bonsanti.