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 2007  febbraio 23 Venerdì calendario

Stampa Articolo 23 Febbraio 2007 La coppia del futuro bipolarismo ha un problema: che il futuro non sia prossimo

Stampa Articolo 23 Febbraio 2007 La coppia del futuro bipolarismo ha un problema: che il futuro non sia prossimo. Quando tre settimane fa si riunirono in convegno per scoprirsi (o dichiararsi) concordi sulla riforma elettorale, Gianfranco Fini e Walter Veltroni corsero coscientemente il rischio di passare per i pretendenti di domani. Non immaginavano, probabilmente, di correre una secondo rischio: diventare i pretendenti di oggi. E così è sorprendente soltanto a prima vista la dichiarazione che il sindaco di Roma ha rilasciato ieri mattina: «Speriamo non ci sia bisogno di nuove elezioni». Come sorprende poco la prudenza del presidente di Alleanza nazionale quando avverte gli alleati che «votare subito non è realisticamente possibile». Quella di Fini non è una prudenza nuova. Già lo scorso agosto disse: «Se cade Prodi, si torni a votare. Certo, se cade tra due mesi è chiaro che sarà impossibile andare alle urne in tempi brevi». Non è stata dissimile la reazione di Veltroni subito dopo la disfatta del centrosinistra al Senato: «Quello che è successo è la conseguenza della legge elettorale, che produce una instabilità politica nel Paese, una situazione dalla quale tutte le forze politiche si devono preoccupare». Il convegno di tre settimane fa, del resto, aveva un bel titolo: «Una legge da fare insieme». Quella elettorale, naturalmente. E nei programmi dei due sarà una legge studiata per «rafforzare il bipolarismo». «E’ dal ”93 che io e Fini siamo convinti della necessità di una democrazia dell’alternanza e bipolare», spiegò Veltroni, il quale trovò conciliazione con l’avversario in pectore anche sull’esigenza di trovare una formula in grado di neutralizzare la forza ricattatrice dei piccoli partiti. Nonostante Maurizio Gasparri non creda ci siano gli spazi per un governo istituzionale o tecnico con il compito di ribaltare la legge («serve una riforma costituzionale, come si fa a mettersi d’accordo e per di più in tempi ragionevoli?») Fini continua a provarci. Mercoledì sera, a «Porta a porta», insisteva nel ributtare la palla a quelli della maggioranza: «Dovete dirci voi che programmi avete. Continuate così? Volete andare al voto? Preferite un governo a termine che si occupi di fare alcune cose urgenti, compresa la legge elettorale?». E quando non trascurava la terza ipotesi, il leghista Roberto Maroni, seduto accanto a lui, ridacchiava sapendo perfettamente quali sono le ambizioni dell’ex vicepremier. Fini e Veltroni, infatti, hanno aspirazioni identiche e impacci comparabili. Delle ambizioni si è capito, e dopo il celebre convegno, le ha illustrate Veltroni medesimo: «Ora ci sono delle persone, ognuna nelle sue responsabilità, che sono preoccupate per il destino del loro Paese e cercano di proporre soluzioni». Sono ambizioni che, nel caso di Veltroni, trovarono appoggi solidissimi lo scorso anno in Carlo De Benedetti, che in un’intervista al Corriere dalla Sera immaginò per Romano Prodi un ruolo di «amministratore straordinario» e per il sindaco (insieme con Francesco Rutelli) la successiva leadership del Partito democratico. E trovano uno speciale e continuo sostegno in Goffredo Bettini, senatore diessino e gran sodale di Veltroni, del quale dice spesso che «ha una carta in più rispetto al resto della classe politica italiana». L’aspirazione di Fini è meno acclamata (per ora), e semmai contrastata da Silvio Berlusconi che maliziosamente indicò in Fini il suo successore proprio per spostare in là la successione. Però in Alleanza nazionale ci pensano. Ieri Gasparri ha negato che la questione della candidatura sia minimamente attuale: «Per carità, non sappiamo se si vota, e tantomeno quando. Chi sarà alla guida del centrodestra, è tutto da vedere». E’ da vedere se sarà Fini, ed è da vedere se sarà Berlusconi: «Oggi tutti i sondaggi dicono che Berlusconi ha molte chance. Ma bisogna anche capire quale sarà il rivale scelto dal centrosinistra. Certo, se fosse un cinquantenne come Veltroni, entra in ballo un discorso mediatico e generazionale di cui tenere conto. Farebbero tutta una campagna sul Berlusconi ultrasettantenne, in gara nel ”94, nel ”96, nel 2001, nel 2006...». E qui entrano in gioco gli impacci. Veltroni, ammettono nel giro dei suoi amici, non s’infiamma all’idea di andare alla competizione nel giro di pochi mesi, alla guida di una coalizione sputtanata e con armi di propaganda inservibili, specialmente sull’economia e sulla politica estera. Ha bisogno di più tempo e a maggior ragione ne ha Fini, perché prima si vota e più è scontato che il capopopolo sarà di nuovo Berlusconi. E nel frattempo, magari, si farà davvero la legge nuova, e i giovanotti del futuro bipolarismo avranno meno rompiscatole in casa. Stampa Articolo