Il Sole 24 Ore 21/02/2007, pag.42 Vincenzo Chierchia, 21 febbraio 2007
«Io sono stato l’unico a pagare». Il Sole 24 Ore 21 febbraio 2007. «Sono un perseguitato. Voglio dirlo ad alta voce
«Io sono stato l’unico a pagare». Il Sole 24 Ore 21 febbraio 2007. «Sono un perseguitato. Voglio dirlo ad alta voce. dall’estate del 2005 che contro di me e la mia famiglia c’è stato un crescente accanimento ma oggi posso contare su punto a mio favore. Finalmente le mie ragioni sono state accolte, ma non posso evitare di dire pubblicamente che sono stato vittima di una evidente ingiustizia, di una discriminazione senza motivo». Stefano Ricucci, 44 anni, parla con voce ferma e senza accento. Il tono sostenuto e l’intercalare romanesco dei giorni ruggenti dell’Opa AntonVeneta e della scalata Rcs sono ormai un ricordo. Ma l’immobiliarista romano, impegnatosi in un rovinoso abbordaggio a Via Solferino tra la seconda metà del 2004 e l’estate di due anni fa, può incamerare - sottolinea a più riprese nel corso del colloquio con «Il Sole-24 Ore» - un primo, sia pur parziale, riconoscimento delle sue ragioni. «Ora passiamo al contrattacco - aggiunge -. Oggi i miei legali chiederanno al Tribunale di Roma di revocare il fallimento della Magiste international. E possiamo farlo forti di una sentenza del Tribunale del riesame di Milano che ci restituisce quello che ingiustamente ci era stato negato». Ieri infatti, i giudici meneghini hanno disposto il dissequestro di 67 milioni di euro che la Procura aveva messo sotto chiave nell’autunno del 2005. Nelle scorse settimane il gip Clementina Forleo aveva negato il dissequestro di questi fondi, ai quali era legata l’ipotesi di concordato preventivo chiesta dalla Magiste a Roma. I giudici romani avevano dichiarato il fallimento della holding lussemburghese di Ricucci, la Magiste internatonal capofila, insieme con la controllata Garlsson delle Isole Vergini, di varie operazioni tra cui la scalata alla Rcs. I 67 milioni di euro finiscono ora nelle mani del curatore fallimentare, il professionista romano Domenico Fazzalari. Secondo i giudici di Milano le esigenze cautelari rispetto alle somme dissequestrate sono comunque garantite dal curatore della procedura fallimentare, che è seguita a Roma dal giudice Nicola Pannullo. Ricucci deve ora affrontare un percorso a ostacoli. Secondo indiscrezioni nei giorni scorsi l’Agenzia delle Entrate ha notificato alla Magiste real estate, la cui domanda di concordato preventivo verrà esaminata nuovamente il 14 marzo a Roma, una cartella esattoriale da circa 130 milioni di euro, relativa alle operazioni effettuate fino alla metà degli anni 2000. Dovrebbe essere il primo effetto delle indagini della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. Un’altra maxicartella potrebbe essere recapitata a breve alla Magiste international, facendo così lievitare il conto in sospeso con il Fisco da parte del gruppo di Ricucci. Le notifiche dell’Agenzia delle Entrate saranno probabilmente impugnate ma il contenzioso con l’Erario sarà comunque notevole per un gruppo a corto di liquidità e sul quale incombe il rischio di un azzeramento delle cariche sociali attuali nelle varie realtà. E, se non ci saranno colpi di scena, si va profilando anche un ruolo chiave di Mediobanca per il collocamento sul mercato degli asset che restano nel perimetro Magiste, funzionale alla soddisfazione dei creditori. I pm capitolini, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, che hanno indagato sulla scalata Rcs e sulle varie attività del gruppo Magiste, hanno iniziato la manovra di chiusura delle indagini e ipotizzato le richieste di rinvio a giudizio per il gip. Ricucci, dal canto suo, è intenzionato a combattere fino in fondo per contrastare quelle che ritiene le ingiustizie subite e probabilmente salvare parte di un patrimonio immobiliare e societario valutato oltre 600 milioni di euro nei tempi migliori. Cosa si aspetta che accada ora? Non vedo più ragioni per il fallimento della Magiste international. I soldi ci sono, il Tribunale di Milano li ha finalmente sbloccati e messi a disposizione. Il fallimento era stato decretato solo perché non c’erano i soldi. Ora sono disponibili 67 milioni di euro, più quattro milioni sbloccati a gennaio per la procedura. Con 71 milioni di euro non mi pare che ci siano più le condizioni per un fallimento. Si apre uno scenario nuovo, credo che il concordato possa essere ampiamente ripristinato e ci batteremo in tal senso presso i giudici di Roma. Non posso essere sempre discriminato. Perché si considera un perseguitato? Mi pare evidente che siano state usate valutazioni differenti tra me ed altri soggetti che hanno partecipato all’affaire AntonVeneta, ad esempio. A chi si riferisce? Alle banche e a finanzieri come Lonati, Gnutti, Coppola e Fiorani, ad esempio. Ma cosa non le va giù? Il fatto che io sia stato l’ultimo cui sono stati sbloccati i fondi che il Tribunale di Milano aveva messo sotto sequestro durante le indagini. Questo fatto ha portato alla pronuncia di fallimento della Magiste international e messo in crisi tutto il mio gruppo. Ora possiamo voltare pagina e dovranno riconoscere le nostre ragioni. Non c’era motivo per mandare in fallimento la Magiste. Sono sicuro che ora si vorrà riparare ai torti subiti da me e dalla mia famiglia. Tutti hanno subito i contraccolpi dell’indagine AntonVeneta che è stata particolarmente accurata e incisiva, così come quella sulla scalata Rcs. Non mi pare che ci siano state discriminazioni. Allora le faccio io una domanda. Vorrei capire come mai alla Bpi che era capofila dell’operazione AntonVeneta hanno alla fine sequestrato 91 milioni a fronte di una quota intorno al 29,9% mentre a me, che avevo solo il 4,9%, sono stati messi sotto chiave fondi per 150 milioni. Lei dimentica che nell’affaire AntonVeneta sono stati commessi numerosi reati. Ma io non c’entravo. I fondi finiti sotto sequestro non erano proventi illeciti ma quello che comunemente viene definito come cash collateral. Fondi che servivano da garanzia per le banche impegnate in varie operazioni come SocGen, Deutsche Bank, Bim e Meliorbanca. Non capisco perché io abbia dovuto attendere quasi due anni per ottenere nuovamente la disponibilità di risorse che non erano frutto di alcun reato. In AntonVeneta il ruolo chiave è stato di Giampiero Fiorani. Io invece ho dovuto subire una sentenza di fallimento perché non mi è stato restituito quello che ad altri è stato dato molto prima di me. Non ci sto a subire questa situazione e d’ora in avanti voglio che i miei diritti vengano puntualmente riconosciuti senza alcuna differenziazione. Ora voglio recuperare quanto mi è stato tolto. Vincenzo Chierchia