Alessandra Comazzi, La Stampa 22/2/2007, 22 febbraio 2007
Uno dei più simbolici momenti di politica-spettacolo in tv è il «risotto di D’Alema». Correva l’anno 1997, ospite di Porta a porta era il leader dell’allora pds, e Vespa mandò in onda quel che sembrava un filmato amatoriale: D’Alema in grembiule e sorriso, che con fare rilassato preparava il piatto per il suo staff
Uno dei più simbolici momenti di politica-spettacolo in tv è il «risotto di D’Alema». Correva l’anno 1997, ospite di Porta a porta era il leader dell’allora pds, e Vespa mandò in onda quel che sembrava un filmato amatoriale: D’Alema in grembiule e sorriso, che con fare rilassato preparava il piatto per il suo staff. Il documento non era affatto amatoriale, bensì girato da Simona Ercolani, l’autrice di Sfide (da stasera su Raitre la nona stagione del programma). Ma autrice, pure, di La pupa e il secchione e, dal mese prossimo, della nuova Fattoria, su Canale 5. Ercolani è moglie di Fabrizio Rondolino, che di D’Alema era allora portavoce. Ricorda: «Io davvero girai quel filmato in una situazione amicale. Però, certo, come giro io...». E insomma, niente false modestie per questa autrice che, come il risotto ai funghi, è diventata un simbolo: della possibilità, molto alla moda, di contaminare alto e basso. Ma anche Rai e Mediaset, prima e seconda serata, contenuto narrativo e la sua cornice. Non trova che ci sia nessuna contraddizione tra la voglia di serietà «e il bisogno di fare il pirla: io vorrei essere un "executive producer" all’americana, che si occupa degli aspetti pratici ma pure di quelli creativi. Mi piace da pazzi avere tutto sotto controllo, stare dentro alle cose» (segno della Bilancia). E infatti della Fattoria è anche «produttore dei contenuti e capoprogetto». Che cosa avrà di diverso dalle edizioni precedenti, il reality condotto da Barbara D’Urso? «I concorrenti saranno contadini veri. Tentiamo di dare al programma maggiore autenticità e ironia». Ma guarda, ecco perché Ercolani da grande vuole fare il produttore esecutivo all’americana. Nigel Lithgoe, quello di American Idol, reality seguito ogni settimana negli Stati Uniti da qualcosa come 35 milioni di spettatori, sostiene che «è profondamente sbagliato far mungere una mucca a chi le mucche non le ha mai munte. Può far ridere una volta, ma poi il pubblico percepisce uno sgradevole senso di irrealtà. Così, tanto vale guardare i telefilm». Dirà il futuro se gli spettatori italiani torneranno con la nuova Fattoria ad affezionarsi ai reality in crisi. Come concilia tutto questo con Sfide? «Nicchia e grandi numeri, un genere aiuta l’altro, quello che imparo di qua, lo uso di là. Non per i contenuti, ma per le modalità di lavoro. Sfide è la bottega artigiana, Fattoria è l’azienda. La bottega tiene con i piedi per terra, lavorare con un budget basso obbliga a risolvere in fretta, a decidere. Nell’azienda ci sono maggiori problemi di marketing, ma anche mezzi maggiori. Dal punto di vista professionale è solo un arricchimento». Contamina anche Rai-Mediaset. «Sono un libero professionista, lavoro dove c’è da lavorare. In verità alla Rai, oltre a Sfide, altre proposte non me ne fanno. Le ho fatte io al direttore di Raidue, e lui mi ha detto che non era interessato. Forse non mi ritiene all’altezza». La sarcastica quarantenne ha una figlia dal primo marito, ha dato esami in quattro diverse facoltà («sono di cultura eclettica»), quand’era incinta fece un corso di sceneggiatura, «perché volevo raccontare storie». Girò il primo filmato importante al congresso di Rimini in cui il pci si sciolse e nacque il pds, 1991. Mentre la prima volta che si occupò di sport fu per ricordare Tommie Smith, il velocista americano medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico, 1968: mentre suona l’inno nazionale, lui abbassa la testa e alzo il pugno, in segno di solidarietà con le Pantere Nere. «Doveva essere un destino: quando morì mio padre, mi lasciò in eredità le monete di Messico ”68. Io non sapevo niente, lui le aveva comprate proprio per me quando ero piccola. Ho un approccio molto distaccato allo sport: non frequento, non ho nozioni tecniche. Non mi interessa il calcio, ma il calciatore». E così Sfide (il programma è scritto con Roberto Fagiolo, Andrea Felici e Luciano Palmerino, regista Mario Sagna) piace molto anche alle donne. Quali novità, quest’anno? «Cominciamo con la tragedia di Ermanno Licursi, l’accompagnatore della Sammartinese morto dopo che l’avevano picchiato: non se l’è filato nessuno. Seguiremo molto il calcio dilettante, pieno di storie. E di violenze. Non si trovano neanche gli arbitri». Un’altra novità è la rubrica «Vicini di figurina», che cercherà giocatori del passato dimenticati da affiancare ai rispettivi compagni di figurina della collezione Panini, diventati invece famosi.