Marina Verna, La Stampa 22/2/2007, 22 febbraio 2007
In Germania, dove l’incesto è proibito, Susan e Patrik, fratello e sorella di 30 e 22 anni, finiti in tribunale già due volte, non vogliono rinunciare al sogno di vivere insieme coi loro bambini
In Germania, dove l’incesto è proibito, Susan e Patrik, fratello e sorella di 30 e 22 anni, finiti in tribunale già due volte, non vogliono rinunciare al sogno di vivere insieme coi loro bambini. I due sono cresciuti lontani: a quattro anni lui fu dato in affidamento, a 23 seppe che i genitori veri erano altri, li cercò, e in un paesino vicino a Lipsia trovò una donna malata, una sorella di 16 anni, due foto di fratellini morti e una grande desolazione. Decise di rimanere, avevano bisogno di lui: Susan quasi non sapeva leggere né scrivere, toccava a Patrik fare la spesa, portar fuori l’immondizia, cucinare. Dopo due mesi la madre morì d’infarto, i ragazzi si isolarono da tutti e presero ad amarsi, nel 2001 nacque un bimbo di nome Erik e dall’ospedale partì la denuncia per incesto. Al processo i due ammisero di aver fatto l’amore sedici o diciassette volte ma spiegarono che non sapevano di commettere reato. La pena fu mite: dieci mesi con la condizionale a lui, nulla a lei, minorenne. Il neonato fu dato in adozione, loro tornarono a casa, concepirono altri due bambini, ci fu un altro processo: Susan venne affidata a un tutore, Patrik fu condannato a 25 mesi ma prima di entrare in carcere fece in tempo a metterla di nuovo incinta. Per non perdere pure quella creatura Susan partorì da sola nella vasca da bagno, tagliò il cordone ombelicale con un coltello da cucina, perdette tanto sangue, la salvarono ma le portarono via la figlioletta Nancy. Sola e sconfortata, si legò a un muratore disoccupato di trent’anni più vecchio: nacque Sofia, e questa volta gliela lasciarono. Lo scorso novembre Patrik è uscito dal carcere, s’è fatto sterilizzare, ha perdonato la scappatella, i due sono tornati a vivere insieme (con loro c’è pure Sofia) però in un altro paese, visto che dalle parti loro la gente non perdeva occasione per insultarli. Lui ancora non ha trovato un lavoro e rischia di tornare in carcere a scontare l’anno che gli hanno sospeso. Ora però un avvocato di nome Wilhelm intende difendere i due giovani con un ricorso alla Corte Costituzionale. Sua tesi: il reato d’incesto, contemplato nell’articolo 173 del codice penale tedesco, viola il diritto all’autodeterminazione sessuale ed è un relitto del passato, basato su una legge del 1851 che punisce il «disonore del sangue» e prevede tre anni di carcere per i genitori che fanno sesso con i figli e due per i fratelli che si accoppiano fra di loro.