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 2007  febbraio 22 Giovedì calendario

DUE ARTICOLI (CRONACA E SFOTTò DI GRAMELLINI)

ANTONELLA AMAPANE
INVIATA A MILANO
Armani s’infuria, non ammette alla sfilata Emporio la giornalista di moda del «New York Times», Cathy Horyn. Motivo? L’altro ieri ha scritto che non avrebbe voluto vedere sulla passerella di re Giorgio dei pantaloni da jogging.
Lo stilista perde le staffe e dà ordine di non farla entrare se si presenta. Lo racconta lui, davanti alla stampa italiana che affolla il backstage. «Ho lasciato fuori la Horyn perché dice che devo fare sempre i miei tailleur. Ha visto e scritto di un solo paio di pantaloni quando ho presentato 500 gonne. Che occhiali aveva?». Qualcuno gli ricorda che esiste il diritto di cronaca e di critica. Armani risponde: «Lei ha il diritto di scrivere, io di lasciarla fuori. C’è il diritto di cronaca, non di idiozia! Se avesse detto che non le era piaciuta la sfilata l’avrei accettato. Invece quel che ha pubblicato è una cazzata».
In platea da Gucci, Cathy Horyn ribatte senza fare una piega: «Ognuno fa il suo mestiere. Io faccio la giornalista al ”New York Times”, sono al servizio dei miei lettori e non dei designer. Se gli stilisti mi invitano sono felice, altrimenti non è un dramma». La Horyn e Suzy Menkes dell’«Herald Tribune» sono note per essere le fashion editor più critiche, senza peli sulla «penna». Infatti non è la prima volta che vengono «scomunicate». Alla Horyn succede anche con Dolce e Gabbana: «Stagione dopo stagione ci ha attaccato con critiche distruttive e calunniose, ci ha definiti persino cafoni. Che altro diritto di replica avevamo se non quello di dire ”stai a casa”?». Pure Dior una volta chiuse la porta in faccia alla Menkes. E accadde ad Adriana Mulassano del «Corriere della Sera», tanti anni fa, con Walter Albini che scrisse un cartello feroce all’entrata del défilé: «Ingresso vietato ai cani e ad Adriana Mulassano».
Incidenti non rari in questo ambiente di odi e amori che vanno e vengono, durano una o due stagioni, poi spesso tutto torna come prima. Ammessa e cacciata un sacco di volte da Valentino Hebey Dorsey inviata dell’«Herald Tribune» prima della Menkes.
«Non devo giustificare il mio metodo di lavoro. Vedo 4-5 sfilate al giorno e scrivo solo di una, magari di un unico vestito perché mi sembra più interessante. E comunque avevo detto che non sarei andata a vedere l’Emporio, come non assisto per scelta ad altri défilé», sottolinea la Horyn. Giusto o sbagliato l’atteggiamento degli stilisti? «Sbagliato dovrebbero accettare le critiche», dice Daniela Petroff dell’Associated Press. «E’ sempre stato così. Certo non si dovrebbe fare. Ma come il giornalista è libero di scrivere, lo stilista è libero di non invitarlo», conclude Beppe Modenese, presidente onorario della Camera della Moda.


Dopo aver letto che al New York Times non era piaciuta la sua sfilata, Giorgio Armani ha convocato d’urgenza una conferenza stampa. Siamo in grado di anticiparvene il testo.
«La frase più polemica che abbia mai sentito dire su di me è che sono un genio. Ho vissuto fra torme di adulatori che pur di ottenere l’elemosina di un abito stropicciato erano disposti a farmi passare per la reincarnazione di Michelangelo. Ho dovuto persino leggere che certi miei maglioncini rappresentavano l’apogeo culturale di un’epoca. I maglioncini. Ho sopportato in silenzio: vestirmi a lutto era il mio modo di protestare contro la vacuità del mondo. Ma ora apprendo che una giornalista di New York, contravvenendo all’articolo 1 della convenzione per la lisciatura dello stilista, nonché al secondo dogma delle asole che riconosce l’infallibilità del sarto, ha scritto un articolo velenoso su certi pantaloni da jogging. In altri periodi della vita, diciamo fino a mercoledì 21 febbraio alle 17,42, avrei reagito come un cobra a cui hanno appena solleticato la coda. Le avrei vietato di mettere piede alla sfilata dell’Emporio Armani, spiegando che esiste il diritto di cronaca ma non quello di idiozia e che chi critica i miei pantaloni non sta scrivendo un commento ma una ca… Altro stile. Altri tempi. Ora ho 70 anni e ho deciso di diventare adulto. Perciò, signora, la ringrazio per avermi riportato con le scarpe da jogging per terra. Sono un sarto, un grande sarto. Ma il mio posto restano le riviste di moda. Non la storia dell’arte e neppure i vangeli».
(Causa la crisi di governo, la prevista conferenza stampa di Armani è saltata).