Elvira Serra, Corriere della Sera 22/2/2007, 22 febbraio 2007
FRANCOFORTE
Duro attacco ad Abn Amro dall’hedge fund anglosassone Tci. Dichiarandosi scontento della performance della banca olandese in una lettera al management, Tci ha chiesto, in qualità di azionista, di aggiungere nell’ordine del giorno dell’assemblea dei soci la possibilità di «esplorare tutte le opzioni per fondere, vendere o separare alcune delle sue attività o eventualmente l’intero gruppo». E l’hedge fund ha prevenuto anche eventuali contromosse da parte del presidente Rijkman Groenink, ingiungendogli di «cessare il perseguimento» di ogni grossa acquisizione, inclusa quella «chiacchierata» di Capitalia, nei sei mesi successivi all’assemblea dei soci, che si terrà ad Amsterdam il 26 aprile.
Fin dal novembre scorso i vertici di Abn Amro sospettavano che i massicci acquisti di titoli avvenuti fossero riconducibili ai fondi anglosassoni. E l’uscita allo scoperto di Tci – The Children’s Investment Fund fondato da Christopher Hohn – probabilmente sostenuto da altri fondi come Algebra e Tosca, ricalca l’attacco a fondo sferrato due anni fa contro Deutsche Börse, che ha fatto fallire la fusione con il London Stock Exchange, travolgendo anche i vertici della borsa tedesca.
Un attacco quello dei fondi speculativi che ha fatto da amplificatore a quanti spiegano che Abn Amro in realtà sarebbe diventata bersaglio di scalata. I nomi che si sono fatti in passato sono di tutto rispetto dal Santander (che ha smentito) all’Unicredito (entrambe peraltro che ne guadagnerebbero anche con una forte presenza in Italia grazie alla controllata Antonveneta). Tanto che il titolo ha fatto un balzo del 6,1%.
Nella lettera indirizzata a Groenink e al suo capo-controllore Arthur Martinez, firmata dal fund manager di Tci Patrick Degorce, Tci avvisa di avere acquisito l’1% del capitale di Abn, e di avere diritto a includere nell’ordine del giorno dell’assemblea dei soci di aprile cinque mozioni da sottoporre agli azionisti. Fra cui, appunto, «l’esplorazione di tutte le opzioni» per fondere, vendere o separare alcuni delle sue attività», per «massimizzare lo shareholder value», la restituzione agli azionisti dei proventi da dismissioni, o lo stop alle acquisizioni importanti, come Capitalia.
Dei soci fondatori degli hedge fund, come Hohn o Degorce, si sa poco o nulla. Fatto è che i nuovi «signori del denaro» perseguono una strategia di breve termine e di massimizzazione del profitto. Per questo tendono, come hanno fatto per Deutsche Börse, a bloccare strategie di acquisizione che potrebbero portare a perdite temporanee del valore azionario.
Ma quante azioni di Abn possiedono realmente i fondi? Forse il 10-15%, si sostiene in ambienti finanziari. Ma non c’è ancora una risposta precisa. Perché finora nessun socio di Abn Amro – ad eccezione dell’istituto Ing, che controlla il 6,52% – possiede più dell’1% del capitale, mentre la soglia di notifica alle autorità è fissata al 5%. Ma Abn Amro è una public company con oltre 50 miliardi di capitalizzazione. In base alle presenze nell’ultima assemblea dei soci, pari al 40%, l’istituto olandese sarebbe controllabile già con il 21% del capitale.
Nel frattempo, Abn Amro ha reagito cautamente alla mossa aggressiva dei fondi. «Riceviamo molte idee e suggerimenti dai nostri azionisti e li trattiamo sempre con rispetto e attenzione», ha fatto sapere. Aggiungendo che anche «questi suggerimenti saranno trattati nello stesso modo». Ma ai piani alti dell’istituto olandese gli esperti si sono già messi in moto per prevedere le prossime tappe. Prima di tutte, l’ammissibilità delle mozioni presentate da Tci. Nel frattempo, Abn studia possibili piani di difesa. Dal lancio di un’Opa in una delle aree di espansione della banca, dall’Italia, al Brasile, all’Asia. Non per nulla Groenink ha detto che in Italia «tutte le opzioni sono aperte». E forse, si sente dire ad Amsterdam, non è una coincidenza il fatto che Tci sia venuta allo scoperto proprio alla vigilia di un patto di sindacato cruciale.