Il Sole 24 Ore 18/02/2007, pag.17 Franco Vergnano, 18 febbraio 2007
Accumulo di cariche nei Cda, ecco i top 20. Il Sole 24 Ore 18 febbraio 2007. Se li chiamano professionisti dei consigli di amministrazione si irritano
Accumulo di cariche nei Cda, ecco i top 20. Il Sole 24 Ore 18 febbraio 2007. Se li chiamano professionisti dei consigli di amministrazione si irritano. Ma l’istantanea scattata alle società quotate mette in evidenza l’elevato numero di consiglieri che hanno incarichi in altri Cda: il 21% ne ha più di sei e quasi il 10% più di dieci. Anche considerando la partecipazione a Cda di consociate, viene da chiedersi come si possa svolgere bene il proprio ruolo con un numero elevato di incarichi. Non per niente la nuova versione del codice di Autodisciplina (marzo 2006) pone tetti al numero di incarichi, come in Usa. Entro giugno dovrebbe inoltre diventare operativo il nuovo regolamento Consob più stringente sul numero massimo degli incarichi. Anche perché negli ultimi tempi i "board" - sotto la spinta delle Authority - hanno cominciato a lavorare di più e si sono diffusi i vari comitati. Ma le contraddizioni non mancano. Ad esempio sui compensi: proprio i consiglieri più impegnati, e che in teoria dovrebbero avere maggiori incombenze, guadagnano invece circa la metà degli altri. L’istantanea scattata alle società di Piazza Affari dai cacciatori di teste della Spencer Stuart basandosi sulle relazioni di corporate governance 2006, e raccolta nel Board index, mette in evidenza numerose altre curiosità sul funzionamento dei Cda. La dimensione media dei consigli di amministrazione si attesta sugli 11 membri, di cui tre esecutivi e otto non esecutivi, dei quali cinque vengono dichiarati "indipendenti". Il comitato di Controllo è ormai presente in tutte le società e anche quello per la Remunerazione si trova nel 90% dei casi. Sempre basso, invece, il numero di aziende che istituisce il comitato delle Nomine, esistente solo in un’impresa su dieci. Il comitato Esecutivo è presente in circa un terzo delle società, con tendenza a diminuire. Risulta buona, sfiora il 90%, la partecipazione degli amministratori alla decina di riunioni annue che mediamente svolgono i consigli di amministrazione. Il voto di lista è stato adottato in molto società ed è ora presente in quasi la metà delle stesse. Nel complesso però, come denuncia Bruno Colombo, 73 anni, partner di Spencer Stuart, commentando il Board index «nel sistema permangono importanti sintomi di resistenza al rinnovamento delle pratiche di corporate governance, secondo i moderni principi comunemente accettati dalle "best practice" internazionali. Risulta ad esempio in calo il numero di consiglieri di nuova nomina sul totale, che scende dal 16% all’11%, metà dei quali indipendenti. Sembra quindi realizzarsi con una certa fatica il ricambio che stava delineandosi negli anni più recenti». Anche gli stranieri sono diminuiti e oggi risultano appena il 4,8% del totale, rispetto al 6,9% del 2003. Ecco un’altra tendenza, sottolinea ancora Colombo, «che contrasta con quanto succede nei Paesi più evoluti, dove la tendenza a integrare il Cda con competenze internazionali è in sostanziale crescita. Pure la partecipazione delle donne ai Cda ha rallentato la crescita che si era manifestata negli ultimi anni, fermandosi al 4,3% del totale. Anche questo può essere considerato un sintomo di minor rinnovamento». E veniamo alle retribuzioni. Il compenso degli amministratori non esecutivi presenta un’anomalia che merita qualche riflessione: mentre i Consiglieri membri di comitato hanno una retribuzione media di 56mila euro, quelli che non fanno parte dei comitati percepiscono un compenso totale di 106mila euro. Si tratta però di "medie" un po’ ingannevoli: entrambe le categorie percepiscono circa 40mila euro come ricompensa per la carica, ma un terzo dei consiglieri membri di comitato ottiene altri emolumenti per 53mila euro e il 40% dei consiglieri senza incarichi ne percepisce 188mila. «Esiste - conclude Colombo - un forte numero di consiglieri, in gran parte dichiarati indipendenti, che mantengono però con le società di cui sono amministratori sostanziosi rapporti al di fuori del Cda». Franco Vergnano