Il Sole 24 Ore 18/02/2007, pag.31 Emilio Gentile, 18 febbraio 2007
Alla ricerca di un duce «normale». Il Sole 24 Ore 18 febbraio 2007. Un fatto è certo: Mussolini scrisse un diario fra il 1918 e il 1940, anche se non tutti gli anni
Alla ricerca di un duce «normale». Il Sole 24 Ore 18 febbraio 2007. Un fatto è certo: Mussolini scrisse un diario fra il 1918 e il 1940, anche se non tutti gli anni. confermato da testimonianze attendibili. Dello stesso Mussolini, innanzi tutto. Per esempio, allo scrittore Emil Ludwig, che lo intervistò nel 1932, il duce lesse alcuni brani del suo diario, che Ludwig trascrisse nel suo celebre libro Colloqui con Mussolini. Altri passi di diario sono citati nei libri che il duce scrisse in memoria del fratello Arnaldo nel 1932, e del figlio Bruno nel 1941, dove testualmente si legge: «Il mio giornale che ho tenuto sino al 31 dicembre del 1940». Alle testimonianze di Mussolini, si aggiungono il figlio Romano, che ebbe in regalo tre pagine del diario del 1927 riferite alla sua nascita, e la sorella del duce, Edvige, alla quale Mussolini affidò nel 1930 dieci agende degli anni precedenti, e quelle degli anni successivi fino al 1940, che i nipoti del duce dichiararono poi di avere sfogliato e letto. Nel 1941 il duce riebbe i diari, che alla caduta del regime furono presi in custodia dal figlio Vittorio. Il quale li restituì al padre dopo la liberazione dal Gran Sasso. Infine, Vittorio ha testimoniato di aver provveduto nel marzo 1945, su ordine del duce, a trasferire i diari presso la legazione del Giappone a Berna, tramite l’ambasciatore nipponico presso la Repubblica sociale. Pochi giorni prima di essere fucilato, Mussolini fu rassicurato che i diari erano al sicuro. Le certezze sui diari mussoliniani finiscono qui. Dopo il 1945, ai famigliari del duce che li cercarono in Svizzera, fu detto che erano stati distrutti con altri documenti della legazione nipponica, per ordine di Tokio, nell’agosto 1945. Da quel momento, sono iniziate le apparizioni di diari mussoliniani, in Italia e fuori d’Italia. E a ogni apparizione, si è scatenata la polemica fra credenti e scettici, sollevando nuvole di ipotesi sulla sorte dei diari autentici. Alcuni ipotizzano che i veri diari non siano andati in Svizzera ma al Vaticano. Nel 1994, Renzo De Felice disse che se gli originali depositati a Berna erano stati distrutti, almeno una copia i giapponesi potevano averla fatta e conservata. Dove sia finita, non si sa. Forse in America. Nello stesso anno, alcuni diari mussoliniani apparivano a Londra, altri a Milano. Nuove polemiche, nuove ipotesi, nuove congetture. Nuove speranze e nuove delusioni. Nessun diario sembra abbia superato finora la prova dell’autenticità, con scoramento di quanti sperano di trovare nei diari la rivelazione del Mussolini autentico. Diceva Gaetano Salvemini: nessuno storico accorto cerca la verità in un libro autobiografico. Si può dire lo stesso di un diario. Ma nel caso di Mussolini, molti pensano che la vera verità sulla sua storia sia conservata nei suoi diari. curioso, tuttavia, che dai diari finora apparsi, emerga un Mussolini diverso dal personaggio che conosciamo dagli scritti, dai discorsi, dai documenti e dalle testimonianze di provata autenticità. Invece di una vigorosa personalità, che si considerava al di là del bene e del male, allevata col pensiero di Nietzsche, Sorel, Le Bon, Pareto, Machiavelli, che poco in comune avevano con l’uomo comune, il Mussolini delle apparizioni diaristiche è un buonuomo, che nell’intimo sognava il conforto della famiglia e la quiete dell’orto, mentre in pubblico incitava gli italiani a vivere pericolosamente: un dittatore suo malgrado, trascinato dalla fatalità degli eventi a compiere scelte contrarie alla sua volontà. Apologia, nostalgia, speculazione, revisionismo? Mettiamo da parte lucro, sentimento, ideologia, e azzardiamo un’ipotesi. Forse la periodica apparizione di diari che mostrano Mussolini molto diverso dal duce dei documenti autentici, rivela un inconscio desiderio collettivo di sottrarre Mussolini alla realtà storica, per trasformarlo in uomo comune, privandolo della "eccezionalità"che il duce ostentò per tutta la vita, e che talvolta neppure gli antifascisti gli negarono. Forse gli italiani cercano di riconciliarsi così con il mito più potente della loro storia nazionale? E allora, cosa accadrebbe se un giorno apparissero davvero i diari autentici, nei quali, azzardiamo un’altra ipotesi, leggiamo che il duce ha ordinato l’assassinio di Matteotti e dei fratelli Rosselli, pensa alla soppressione fisica di qualche milione di borghesi per riformare il costume, progetta l’eliminazione del re e del papa, vuole sferzare gli italiani per renderli duri e feroci? Se ciò avvenisse, forse questi "autentici" diari del duce non troverebbero un grosso editore, e sarebbero definitivamente distrutti. Perché il mito, buono o cattivo che sia, non tollera di essere smentito dalla verità. Emilio Gentile