Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 21 Mercoledì calendario

Pozzi Gloria

• Busto Arsizio 24 giugno 1957, 20 febbraio 2007. Giornalista • «[...] cronista all’inizio, nel Corriere d’Informazione poi, nel 1986, con l’arrivo al Corriere, era passata agli spettacoli. Trovando subito nella musica la sua passione, la sua migliore specialità. Il suo mondo. Tacchi alti, scarpe con la punta esagerata, jeans stretti e scuciti ad arte quando ancora erano in poche a portarli, l’aria di chi non ama stare nel branco, un po’ ribelle ma con un senso del dovere che la portava sempre a consegnare un lavoro originale. Carico di sentimento. Per vent’anni non c’è stato concerto o festival dove lei non ci fosse. A volte – una delle ultime partecipazioni a Imola – talmente vicina alle casse da farsi quasi forare i timpani. Ha scritto dei massimi artisti pop e rock dell’ultimo quindicennio del secolo passato, i divi dorati della scena globale: Madonna, Michael Jackson, McCartney e Ringo Starr, gli Stones, Peter Gabriel, Duran Duran e Spandau Ballet, David Byrne e i Take That, Tina Turner, David Bowie, Nirvana, U2, Sting, Springsteen e soprattutto l’adorato Tom Waits. E spesso, nelle interviste, sembrava quasi che loro, le rockstar, aspettassero da lei un giudizio, un suggerimento. Come avveniva peraltro con i ribelli italiani, Vasco, Ligabue, Elio e Loredana Berté, che le aveva insegnato a non essere mai una signora. Compagna di strada dei tanti colleghi giornalisti (il suo fiuto da vera cronista spesso metteva in ansia gli amici/rivali), Gloria rimane legata ai migliori Sanremo della nostra vita. In quella specie di palestra che è l’immensa sala stampa sopra il Teatro Ariston, nella sua postazione di prima fila – un tempo occupata da portacenere ricolmi e bicchieri di gin tonic – a lei toccava spesso il compito ingrato della ”ribattuta”. Quando, per l’ultima edizione, si doveva riaprire il pezzo, aggiungere i verdetti delle giurie, e registrare le estreme polemiche sopra e dietro il palcoscenico. Allora, in corsa con il tempo, tra i richiami affannosi che arrivavano dalla redazione, Gloria chiudeva in bellezza. Spesso aggiungendo un colpo d’ala alla prosaica registrazione dei risultati. Con gli anni si era specializzata nei grandi divi stranieri, con trasferte agli aeroporti, fughe sulla Costa Azzurra (i superbig snobbano gli alberghi sanremesi), a tu per tu con i capricci e le bizzarrie delle rockstar più stellari. Era stata una delle prime donne a seguire la scena rock, a muoversi in un mondo molto maschile, geloso del proprio spazio, talmente innamorato della propria immagine da risultare intollerante. Aveva accettato la sfida, trasformando prestissimo quella coabitazione in una sorta di concorrenza ad armi pari, certo non nascondendo la propria felicità quando era lei la prima a cogliere la novità, a intervistare il numero uno. Cronista d’assalto dotata però di cultura e gusto superiori, non disdegnava di confrontarsi con le necessità delle celebrità italiane. Negli ultimi anni, toccava a lei l’intervista-ritratto al vincitore di Sanremo: molti ricordano ancora la sua Annalisa Minetti, la bionda ragazza non vedente premiata a sorpresa nel 1998. Con la malattia, si era presa un tempo per riflettere. E per cambiare. Dagli Spettacoli era passata alla Cronaca di Milano, con l’idea di tornare a parlare di gente vera, di cose quotidiane. Così come aveva fatto nei suoi inizi. Aveva fatto pulizia nei suoi armadi, salvando solo la musica destinata a durare. Tom Waits al numero uno. Con cui, tante volte, si era incontrata nelle campagne della California. A lei, il più scontroso dei bluesmen americani aveva confessato nel 2002: ”Voglio continuare a credere che sia possibile vivere in pace. Credo che dipenda veramente da ciascuno di noi. Bisogna insegnare la tolleranza e il rispetto”. Con questo spirito era tornata a cercare storie cittadine di gente che crede che il mondo possa essere diverso, che pensa che vale la pena impegnarsi. A chi le ricordava il suo passato rock, lei rispondeva ridendo: la vita spericolata, l’andare al massimo (citazioni del suo amato Vasco) lei le aveva provate. Ora si trattava di mostrare di aver raggiunto la saggezza superiore di chi sa di essere nel mondo per migliorarlo un po’. Per migliorarsi un po’. Certo, alle scarpe a punta non aveva mai voluto rinunziare, nemmeno ai jeans stretti. Rockstar si nasce. E lei lo era. [...]» (Ranieri Polese, ”Corriere della Sera” 21/2/2007).