Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 17 Sabato calendario

Nigel Calder, l’ex direttore di New Scientist, in un articolo pubblicato dal sito del Times sostiene che l’allarme dei climatologi sul riscaldamento globale sia esagerato

Nigel Calder, l’ex direttore di New Scientist, in un articolo pubblicato dal sito del Times sostiene che l’allarme dei climatologi sul riscaldamento globale sia esagerato. In particolare, secondo Calder, non è ancora provato che sia l’uomo la causa principale dell’aumento delle temperature. Secondo lo scienziato gli studi sul clima negli ultimi 20 anni sono stati "politicizzati a favore di una particolare ipotesi". "Oggi chiunque dubiti che il riscaldamento globale sia causato dall’uomo è sospettato di essere sul libro paga delle compagnie petrolifere - afferma Calder - e alcune ricerche chiave sul clima sono praticamente ignorate". Il divulgatore cita gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, per i quali "molto probabilmente la maggior parte dell’aumento delle temperature sia dovuto ai gas serra prodotti dall’uomo": per Calder quel "molto probabilmente" indica una sicurezza del 90%, che lascia un margine di errore del 10%. "L’entusiasmo per lo spauracchio del riscaldamento globale - conclude Calder - fa sì che le ondate di caldo diventino titoli di prima pagina, mentre segnali contrari come i miliardi di dollari persi quest’inverno per le inconsuete gelate in California vengono relegati alle pagine di economia. Altre notizie ignorate sono l’arrivo ritardato dei pinguini di Adelia nell’Antartide orientale, dove si recano per nidificare, o l’aumento dell’8% del ghiaccio marino nell’Oceano meridionale".