giornali, 21 febbraio 2007
Fabio Spada, di tredici mesi. Figlio di Aurora Silaghi, rumena, 30 anni, «mamma attenta e affettuosa» e di Michele Spada, camionista di anni 42
Fabio Spada, di tredici mesi. Figlio di Aurora Silaghi, rumena, 30 anni, «mamma attenta e affettuosa» e di Michele Spada, camionista di anni 42. I due, sposati da un paio d’anni, negli ultimi tempi non andavano d’accordo, lei voleva tornarsene al paese natìo col figlioletto, lui s’era rivolto al tribunale, aveva ottenuto il divieto di espatrio del bambino e subito dopo era partito per un lavoro in Emilia. La moglie aspettò che fosse lontano a sufficienza, afferrò un coltello da cucina, infilò la lama per tre volte nel cuore del figlioletto, telefonò al consorte urlando «L’ho ucciso, ho ucciso Fabio» e subito dopo si trafisse il fegato. Il camionista chiamò il padre Dario e gli disse di precipitarsi a casa sua, quello montò in macchina e pigiando il clacson a tutto spiano si fece largo tra i bambini che festeggiavano in maschera il martedì grasso. Al suo arrivo trovò sul pavimento della cucina, in una pozza di sangue, il figlio e pure la madre che però non era riuscita a morire. Alle 16.50 di martedì 20 febbraio in un appartamento al primo piano di una dignitosa casetta a schiera a Marano Valpolicella, nel Veronese.