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 2007  febbraio 21 Mercoledì calendario

IN QUESTA SCHEDA RAGGRUPPO GLI ARTICOLI RIGUARDANTI LA LOTTA TRA GERONZI E MATTEO ARPE ALL’INTERNO DI CAPITALIA


LA STAMPA - SCHEDA (21/2/2007)
Due «no»: quello di Arpe a Intesa e quello di Geronzi ad Abn Amro hanno segnato un anno che è stato segnato dal confronto acceso. Il 10 marzo Capitalia, sotto pressione per le avances di Banca Intesa, annunciava l’acquisto del 2,02% della Banca di Ca dè Sass. Una mossa difensiva firmata da Arpe quando Geronzi era interdetto dai suoi uffici nel quadro dell’inchiesta Parmalat-Ciappazzi. Il 23 settembre Geronzi rendeva noto di aver detto no alla fusione con Abn Amro: Arpe era di parere opposto. Il 7 febbraio dopo le indiscrezioni di stampa che rivelano l’ingresso nel capitale di Santander e Bollorè, presidente e Ad si esprimono pubblicamente a distanza di qualche ora l’uno dall’altro. Geronzi, dimostra apprezzamento, Arpe non nasconde la preoccupazione.

LA STAMPA (21/2/2007) - SCHEDA SUL PATTO DI SINDACATO CAPITALIA
Abn Amro - 8,59%
Fondazione Manodori - 4,13%
Fondiaria Sai - 3,51%
Regione Siciliana - 2,84%
Tosinvest (Angelucci) - 2.10%
Toti Invest - 2,00%
Fondaz. Banco di Sicilia - 1,71%
Financo (Colaiacovo) - 1,00%
Fininvest - 1,12%
Toro Assicurazioni - 1,01%
Immsi (Colaninno) - 0,86%
Alfio Marchini - 0,77%
Fineldo (Merloni) - 0,43%
Elle Fin - 0,38%
Franco Tosi srl - 0,25%
Sirefid - 0,15%
Angelini part. fin. - 0,13%

La Stampa, 21/2/2007
GIANLUCA PAOLUCCI
TORINO
Cesare Geronzi «licenzia» Matteo Arpe da Capitalia. L’ufficialità è arrivata nella serata di ieri, con una integrazione all’ordine del giorno del Cda di via Minghetti già convocato per domani. Le deleghe dovrebbero passare a Paolo Cuccia, numero uno di Abn Amro in Italia e vicepresidente di nomina olandese della banca romana. Il condizionale è d’obbligo, anche perché fino alla tarda serata di ieri si sono susseguiti i contatti tra i soci del patto e tra questi e il vertice della banca, volti ad arrivare ad una soluzione che consentisse di salvaguardare al massimo la banca. Soluzione comunque solo provvisoria, in attesa della definizione di due passaggi chiave come la scadenza del patto Mediobanca e il rinnovo del Cda di Generali.
Il comunicato ufficiale
La comunicazione ufficiale di ieri ha reso palese quanto tra i soci del patto circolava già da qualche giorno. Da inizio settimana, quando il duro scontro tra l’Ad e il presidente Cesare Geronzi è diventato insanabile. E sulla vicenda, dopo la ridda di voci della giornata di ieri, è intervenuta anche la Consob richiedendo a Capitalia di fare chiarezza con un comunicato al mercato.
Il Cda, che avrebbe dovuto esaminare il preconsuntivo del 2006, dovrà adesso esprimersi anche sulla «revoca dei poteri dell’amministratore delegato e conferimento delle deleghe ad altro amministratore». Prima del consiglio sarà però necessaria una deliberazione in questo senso da parte del patto di sindacato, dato che il testo dell’accordo indica specificatamente in Matteo Arpe l’Ad del gruppo a fianco di Geronzi presidente. Passaggio che non dovrebbe presentare ostacoli, spiegavano ieri fonti legali, anche per la sostanziale coesione dei diciassette azionisti sindacati intorno alla figura di Geronzi.
Legittimi timori
Tra i soci c’è comunque una certa «legittima preoccupazione», come riferisce una fonte vicina agli azionisti, per l’addio del giovane banchiere brianzolo e per come quest’addio sarà interpretato dai mercati, con i quali Arpe ha grande feeling. Preoccupazione confermata dall’andamento del titolo ieri in borsa, protagonista di uno scivolone del 3,81% con oltre il 2,5% del capitale passato di mano.
Nei contatti avvenuti nella giornata di ieri, i vertici dell’istituto hanno cercato di rassicurare gli azionisti «forti» sull’opportunità della decisione. Proprio il passaggio delle deleghe a Cuccia, uomo almeno formalmente espressione degli olandesi, avrebbe alla fine eliminato le ultime resistenze di Abn Amro sul «siluramento» di Arpe. Che proprio con gli olandesi aveva tentato di arrivare alla fusione. La soluzione del passaggio di deleghe a Cuccia dovrebbe essere solo provvisoria, in attesa di trovare chi sarà in grado di gestire la banca nel dopo-Arpe. Prima di Cuccia erano circolati i nomi dell’Ad di Banca di Roma, Fabio Gallia. Soluzione gradita ad alcuni soci più attenti alle reazioni del mercato, ma rigettata dall’interessato. Come papabili venivano indicati anche il numero uno di Fineco, Alessandro Foti, e di Mcc, Cesare Caletti.

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FRANCESCO MANACORDA
La Stampa, 21/2/2007

MILANO - «Andiamo a vedere». Ai collaboratori più stretti l’Ad di Capitalia Matteo Arpe riserva ieri poche parole per spiegare la sua strategia di fronte al combinato disposto - patto di sindacato e cda - che domani sancirà la sua defenestrazione. «Andiamo a vedere» perché la partita - pensa Arpe - riserverà ancora molte sorprese nonostante il finale sia già scritto. E di fronte al vero e proprio atto d’accusa nei suoi confronti che il presidente Cesare Geronzi sta preparando in queste ore per consegnarlo al patto - «Regole scritte e non scritte di comportamento in organizzazioni bancarie di grandi dimensioni», è il titolo provvisorio - anche l’ad pensa di avere molto da dire. E soprattutto molto che non gli è stato consentito dire visto che prima del blitz di Geronzi non c’è stato alcun chiarimento tra i due.
Potrà parlare però, Arpe, solo in consiglio. Non certo al patto che riunisce i grandi azionisti e a cui lavori non partecipa. E ad esprimersi - ritiene l’Ad - sarà anche il mercato: ieri un crollo del 3,81% che ha raggiunto il suo apice quando l’uscita di Arpe è sembrata chiara, il giorno precedente un calo dell’1,11%: in due giorni settecento milioni e passa di capitalizzazione bruciati sull’altare dei protagonismi e delle congiure di palazzo di Capitalia. Oggi chissà. «Andiamo a vedere». Ma da fare sembra esserci ormai poco o nulla di fronte al sisma che deflagra in via Minghetti. L’attrito continuo che durava da molti mesi tra il signore dei Castelli Romani che si porta addosso il «saio di Bankitalia», il banchiere andreottiano riuscito nel miracolo di diventare dalemiano e berlusconiano allo stesso tempo - ma forse la verità è che sono i due leader politici a non potersi non dire geronziani - e il ragazzo prodigio con passaporto della Bocconi e stampigliato sopra il visto di Mediobanca, si tramuta all’improvviso in una deflagrazione assordante.
Nella sede della banca romana è ormai una faglia tettonica quella che si allarga tra l’ufficio dell’Ad al secondo piano - mobili moderni, un Boccioni alla parete - e le stanze del presidente solo due piani più su, dove pezzi di mura romane sbucano dall’intonaco. Ma se il terremoto squassa Roma l’epicentro, a ben guardare, è anche più lontano. E’ ad Amsterdam, agli olandesi dell’Abn Amro tanto spesso apparsi incerti ed ondivaghi nelle loro strategie per Capitalia che bisogna rivolgersi. Perché è con loro che si salda in queste ore la strategia di Geronzi. Da una parte il romanissimo presidente che fa sapere di aver deciso il taglio definitivo con Arpe perché colpito dal suo comportamento durante il periodo in cui lo stesso Geronzi era fuori dalla banca, interdetto dall’autorità giudiziaria; poi definitivamente convinto dell’inconciliabilità dal contrasto con l’ad sull’ingresso del Santander e di Bolloré. Dall’altra gli olandesi che scaricano il loro «wunderkind» perché si sono convinti che stesse manovrando alle loro spalle e perchè considerano il profluvio di articoli contro il presidente usciti sulla stampa anglosassone come un «vulnus» per il loro investimento italiano.
Così, partita la prima scossa, il terremoto si propaga a velocità supersonica: prima attraverso le fattezze dell’avvocato Ripa di Meana, che lunedì consiglia ad Arpe le dimissioni - ovviamente rifiutate - dandogli tempo fino a mezzogiorno di ieri. Poi nell’accavallarsi di voci e boatos che vogliono l’ad colpevole di nefandezze assortite: voleva vendere Abn a Citibank; ha cercato di eliminare Geronzi durante il suo forzato riposo; si è messo di traverso a Intesa. Calunnie, fa sapere chi è vicino ad Arpe in queste ore, anche perché di qualsiasi sua mossa tesa a coltivare strategie per Capitalia, l’ad ha sempre informato chi di dovere.
Difficile distinguere il vero dal falso nei corridoi di via Minghetti e ancora più difficile ora che il terremoto ha colpito quel gioco di specchi che è sempre stato il rapporto tra Arpe e Geronzi si è infranto in molte scheggie e ognuna riflette il suo pezzo di apparente verità (Francesco Manacorda)

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Corriere della Sera 21/2/2007
«...Addirittura ci sarebbero fondi di investimento, soci di Abn Amro, che vorrebbero dare pubblico sostegno all’amministratore delegato manifestando dissenso per l’appoggio di Rijkman Groenink a Geronzi.
Nei momenti difficili, che non sono certamente mancati, Arpe ha sempre cercato una sponda nel mercato. Questione di cultura. In questi cinque anni nella capitale, l’ex enfant prodige della finanza, cresciuto a pane e numeri in Mediobanca, si è sempre tenuto lontano dai salotti e dai Palazzi. I suoi rapporti li ha tessuti tra Londra e New York. Mondi che parlano la sua stessa lingua, ma ai quali certe dinamiche sfuggono. E, forse, sfuggono anche allo stesso Arpe, convinto fino a ieri di poter vincere l’irritazione di Geronzi grazie ai numeri e alla riconoscenza di azionisti che, sì, in questi cinque anni avranno visto anche moltiplicarsi per nove il valore delle loro azioni, ma per i quali le cifre non sono tutto...» (FDR).

FABIO MASSIMO SIGNORETTI
ROMA - «Io non ho intenzione di dimettermi. Vado avanti con serenità e rivendico la correttezza totale dei comportamenti miei e del management». L´amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe, parlando con i collaboratori più stretti, difende il suo operato dalle accuse del presidente Cesare Geronzi che domani chiederà ai soci del patto di sindacato e al consiglio d´amministrazione la revoca dei suoi poteri. Accuse che gli uomini a lui vicini definiscono «pretestuose» e «infondate», anche perché, sottolineano, grazie alle mosse di Arpe, che in meno di sei anni ha decuplicato il valore in Borsa di Capitalia, «il cda sta per approvare il bilancio record della nostra storia».
Ma la situazione è al punto di non ritorno, anche se i rapporti diretti tra i due non lasciavano presagire uno show down così rapido: «Non ho mai ricevuto contestazioni dirette o indicazioni contrarie», avrebbe detto l´ad ai suoi collaboratori che sottolineano «il clima sempre molto cordiale nelle riunioni di management anche recenti», rovinate magari solo «dai forti attacchi della stampa» al manager. Sia come sia, Geronzi non vuole più Arpe. E gli avvenimenti delle ultime ore lo testimoniano.
Fonti finanziarie, infatti, sottolineano che lunedì il presidente del patto di sindacato di Capitalia, Vittorio Ripa di Meana, ha incontrato l´amministratore delegato, sottolineandogli di aver ricevuto dal presidente la richiesta di convocare i soci per votare la revoca dei suoi poteri. Ripa di Meana avrebbe anche «consigliato» ad Arpe di dimettersi prima, in modo da uscire con tutti gli onori e senza una «sfiducia» dei patto di sindacato. E gli avrebbe dato tempo fino alle 12 di ieri per farlo, altrimenti avrebbe convocato (come poi ha fatto) il patto di sindacato per domani a mezzogiorno.
Nello stesso tempo, il presidente aveva già iniziato a muoversi per cercare il sostituto di Arpe, facendo una corte serrata a Pietro Modiano, attuale direttore generale di Intesa Sanpaolo. Modiano, però, avrebbe detto definitivamente no lunedì pomeriggio (anche se non è escluso un ritorno di fiamma una volta risolta la questione) e quindi, secondo fonti bancarie accreditate, sarebbero stati sondati immediatamente altri banchieri, come il numero uno di Deutsche Bank Italia (ed ex amministratore delegato di Mps), Vincenzo De Bustis (considerato di area Ds vicino a D´Alema come Modiano) e l´amministratore delegato di Banca Italease, Massimo Faenza. Anche se c´è chi non esclude un´ipotesi «interna» come la promozione dell´ad di Mcc, Cesare Caletti o del vicepresidente di Capitalia, Paolo Cuccia, mentre Fabio Gallia (ad di Banca Roma e uomo di Arpe), avrebbe declinato ogni ipotesi. Nell´immediato comunque le deleghe tolte ad Arpe andranno a un altro amministratore già presente in cda, quasi certamente Cuccia.
Di fronte a questo doppio pressing, Arpe ha preso carta e penna e ha scritto una dura lettera a Geronzi. Nella missiva, il banchiere avrebbe sottolineato al presidente di «non vedere nessun motivo» per considerare l´opportunità di sue dimissioni come prospettato da Ripa di Meana e avrebbe contestato il fatto che Geronzi, anticipando la volontà del patto, avesse già contattato un collega (Modiano) per offrirgli il suo posto. E inoltre avrebbe affermato l´intenzione di svolgere un´ampia relazione sulla governance che dimostrerebbe «la totale correttezza» del suo operato, tenendo anche conto del fatto che il presidente negli ultimi tempi è stato colpito da due «interdizioni» per circa quattro mesi decise dalla magistratura per i casi Ciappazzi e Bagaglino.
Geronzi, invece, avrebbe informato alcuni dei grandi soci che al patto «porterà le prove» che Arpe avrebbe parlato con altri soggetti per ipotizzare grandi aggregazioni «esuberando dai suoi poteri» (si è parlato di contatti, sempre smentiti dall´ad, con Citigroup in vista di un´Opa direttamente su Abn Amro, primo azionista di Capitalia).
«Ma i veri motivi della revoca non saranno certo quelli che usciranno sui verbali ufficiali, sfido chiunque a provare qualche mio comportamento illecito», si sarebbe sfogato Arpe con i suoi collaboratori, per i quali gli eventuali addebiti all´ad sarebbero relativi al caso Banca Intesa (quando Arpe, comprandone il 2% impedì di fatto il matrimonio) e soprattutto alle critiche all´ingresso «voluto» da Geronzi in Capitalia di Bollorè e del Santander.
Arpe, quindi, sembra pronto a dare battaglia in cda. La sua sorte però appare segnata (Fabio Massimo Signoretti)

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«...Per ora, Piazza Affari lavora sui mugugni, e sulle previsioni dei conti d´esercizio, che proprio Arpe doveva presentare venerdì mattina. Ma non ci si devono aspettare miracoli: la ristrutturazione della squadra manageriale è compiuta, l´utile netto si attesterà sopra il miliardo di euro, ma la crescita degli aggregati di bilancio non sarà più a due cifre. E non è detto che in cda, giovedì, non nasca qualche discussione tra Arpe, intenzionato a lasciare in bellezza anche nei risultati, e i suoi consiglieri, più logicamente propensi a una politica severa di accantonamenti. Ragionamento che sul mercato ne introduce un altro: l´attivo patrimoniale di Capitalia non è mai stato considerato a prova di bomba, e l´arrivo di un nuovo "pilota" potrebbe preludere a nuovi, più arcigni usi contabili. Un po´ come avvenne a Siena con l´arrivo di Pierluigi Fabrizi» (Andrea Greco, dopo le perdite in Borsa del 3,8% col titolo a 6,71 e in picchiata verso i 6 euro)

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Corriere della Sera, 22/2/2007
MILANO – Nel giorno della resa dei conti fra Cesare Geronzi e Matteo Arpe, un altro 3,8% di Capitalia è passato ieri di mano durante la seduta in Borsa, quasi quattro volte i normali volumi di scambi. Il titolo ha chiuso perdendo l’1,7%, dopo avere aperto in crescita ma all’indomani della frenata di martedì. E proprio l’elevato flusso di transazioni sembra indicare forti movimenti fra i soci in vista dello showdown odierno del Patto di sindacato, quando verrà dato il benservito ad Arpe.
L’esito dello scontro fra il presidente Cesare Geronzi e il giovane manager milanese appare infatti scontato. Arpe può contare sulla Fondazione Manodori (azionista di Capitalia con oltre il 4%), che già lo scorso gennaio si era astenuta al momento di decidere il reintegro di Geronzi dopo due mesi di sospensione per il crac Italcase-Bagaglino. Ma gli altri grandi azionisti si allineeranno con tutta probabilità alle richieste del presidente. A cominciare da Abn Amro, primo socio di Capitalia con l’8,6%, per proseguire con la Fondazione Banco di Sicilia. Il cui presidente, Giovanni Puglisi, ha emesso ieri una nota proprio per ribadire «lealtà» verso l’accordo con i partner e sottolineare «la centralità dell’intero gruppo, che deve prevalere su quella dei singoli».
L’unica incertezza riguarda semmai le modalità dell’addio di Arpe. Per tutta la giornata di ieri ci sono stati frenetici contatti fra gli esponenti del Patto, con l’obiettivo di arrivare a una separazione «morbida», ed evitare quindi di ricorrere a una lettera di licenziamento. Tutto lascia però prevedere che Arpe darà battaglia fino all’ultimo. Lo proverebbe anche la lettera che l’amministratore delegato ha inviato ieri ai soci, nella quale nega «incompatibilità» con Geronzi, parla di «violenza psicologica» e ricorda i risultati della sua gestione, con Capitalia che manda in archivio conti record per il 2006 e con il titolo che dal 2003 a oggi è passato da meno di un euro agli attuali 6,5 euro. Nella sua lettera, una missiva molto breve non più di una ventina di righe, Arpe conferma infine, il suo ultimo arrocco e quindi la sua «indisponibilità a rassegnare le dimissioni».
Dal canto suo, Geronzi ha preparato una relazione sulle azioni del manager. E starebbe mettendo a punto la successione ad Arpe. Le deleghe di amministratore delegato verranno quasi certamente affidate all’attuale vicepresidente Paolo Cuccia, espressione di Abn Amro ai vertici dell’istituto capitolino. Anche se il mercato continuava a interrogarsi sulla soluzione definitiva. Tanto che si fanno i nomi di Cesare Caletti, ex amministratore delegato del Banco di Sicilia e ora numero uno di Mcc (il vecchio Mediocredito centrale).
Si è invece chiamato fuori dal toto-candidati l’amministratore delegato di Bpvn, Fabio Innocenzi («Sono e resto alla Popolare di Verona e Novara», ha dichiarato ieri), mentre è tornato a circolare il nome di Pietro Modiano, nonostante il direttore generale di Intesa Sanpaolo abbia liquidato più volte l’ipotesi. Di sicuro oggi la parola passa ai soci del patto e poi al consiglio d’amministrazione per uno showdown che ha riportato sotto i riflettori internazionali il mondo bancario italiano (Giancarlo Radice)

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GIOVANNI PONS
MILANO - Il filo tra Matteo Arpe e Rijkman Groenink, il banchiere calvinista che guida l´Abn Amro, si spezza irrimediabilmente agli inizi di febbraio quando Emilio Botin e Vincent Bollorè confermano di essere entrati in Capitalia con un 2% a testa. Poco prima dell´annuncio - questa è la tesi che oggi verrà presentata dal banchiere olandese - il giovane manager che ha rimesso in carreggiata i conti di Capitalia ha tentato l´ultimo tradimento ai danni del presidente Cesare Geronzi. Arpe è andato da Botin e gli ha proposto di lanciare l´Opa su Abn Amro facendo di un sol boccone anche tutte le partecipazioni italiane del gruppo, dal 100% di Antonveneta al 10% della stessa Capitalia. Lui, Arpe, avrebbe dato via libera all´operazione e si sarebbe proposto come uomo operativo forte al cospetto di Don Emilio.
Ma il piano è andato in fumo perché il Santander e l´alleato francese Bolloré, già presenti insieme in Mediobanca, avevano appena stretto un´alleanza di ferro per salvaguardare la poltrona di Geronzi e l´indipendenza di Capitalia, l´unica grande banca italiana a non aver ancora finalizzato un´aggregazione importante nel sistema bancario italiano. Quando Groenink ha saputo del maldestro tentativo di Arpe lo ha immediatamente scaricato con una dichiarazione a favore di spagnoli e francesi, ben accolti nell´azionariato di Capitalia. Arpe, invece, ha consumato la sua rabbia con una battuta che ha lasciato il segno, soprattutto Oltralpe: «Franza o Spagna purché se magna».
Da quel momento la situazione ai vertici della banca romana è precipitata. L´amministratore delegato non ha smesso la sua frenetica ricerca di una sponda in grado di salvaguardare la sua posizione nella banca, anche a costo di consegnarla su un piatto d´argento a qualche investitore estero. L´ultimo sgambetto porta la data di ieri. Il fondo Tci, titolare di un 1% del capitale di Abn Amro, ha scritto una lettera agli azionisti della banca olandese nella quale propone una serie di iniziative per migliorarne la competitività, incluse fusioni, cessioni o spin off. Un evidente attacco alla gestione di Groenink da tempo nel mirino degli investitori per una politica troppo poco aggressiva. Il titolo di Abn ha reagito con una fiammata all´incursione di Tci guadagnando in una sola seduta il 5,6%, a conferma che una scossa alla gestione della banca sarebbe ben accolta. Ma Groenink ha collegato immediatamente la mossa di Tci al nome di Arpe e c´è chi giura che al patto di sindacato di oggi il banchiere olandese farà nomi e cognomi, carte alla mano, delle ultime iniziative ai danni di Capitalia e di Abn Amro. Nell´agenda ci sono una serie di altre operazioni sospette degli ultimi mesi, tra cui una che ha fatto leva, con Geronzi sospeso, sul colosso americano Citigroup.
Il risultato di tutto ciò è l´opposto di ciò che sperava il giovane banchiere di Capitalia, il quale ha comunque il merito di avere conquistato il mercato e gli investitori istituzionali. Ma le sue mosse poco ragionate in un mondo ovattato come quello della finanza non hanno fatto altro che cementare anzitempo un asse che parte da Amsterdam e arriva fino a Roma passando per Parigi, Milano e Trieste. Botin, a capo di un megagruppo con 84 miliardi di euro di capitalizzazione, sorveglia dall´alto che nessuno lanci un´Opa su Capitalia o anche su Abn Amro, due banche i cui conti non sono esaltanti ma proprio per questo appetite da concorrenti più efficienti. In mezzo c´è la galassia formata da Mediobanca e Generali che fa perno su un grande vecchio della finanza come Antoine Bernheim e un finanziere brillante che risponde al nome di Vincent Bolloré. Una galassia che in qualche modo si propone come alternativa a Intesa Sanpaolo, che ha sciolto i suoi legami con francesi e spagnoli, e a Unicredit-Hvb, l´unica banca italiana con un respiro internazionale (Giovanni Pons)

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LA LETTERA DI ARPE A GERONZI
La Stampa 22/2/2007
La lettera
dell’Ad
al presidente




Mi limito ai fatti. Nella mattinata di lunedì, 19 febbraio scorso l’avv. Ripa di Meana, in qualità di Presidente del Patto di Sindacato, mi ha voluto incontrare per informarmi della Sua richiesta di convocare il Patto stesso nella giornata di giovedì 22 febbraio, prima della riunione del cda chiamato a deliberare in merito ai risultati 2006. Scopo ed oggetto della convocazione del Patto, una Sua relazione in ordine alla governance di Capitalia all’esito della quale verrà richiesto al cda di revocare le mie deleghe e, quindi, i miei poteri di gestione.
L’avvocato Ripa di Meana mi ha suggerito, specificandomi che parlava a titolo personale, di voler considerare l’ipotesi di rassegnare spontaneamente le dimissioni dalla carica attualmente ricoperta, comunicandomi che avrebbe atteso fino alle h. 12.00 di martedì. (....) . Ho anticipato al mio interlocutore, di fronte ad un testimone, se potevo conoscere le motivazioni che mi dovevano indurre a considerare tale ipotesi. A tale domanda non ho ricevuto nessuna risposta. (...). Si tratta di un atto gravemente pregiudizievole del ruolo e della carica da me ricoperti.
Alcune amare constatazioni. Il pormi di fronte all’alternativa secca tra dimissioni o revoca delle deleghe, di inaudito impatto mediatico, senza conoscere i motivi e senza che mi siano stati mossi addebiti o chiesti chiarimenti circa azioni e/o comportamenti miei o del management, rappresenta un palese comportamento di violenza psicologica, lesivo della mia dignità personale e reputazione professionale. (...)
La Sua convinzione che i membri del Patto di Sindacato, che in ben due occasioni nell’ultimo anno Le hanno confermato la fiducia pur in presenza di circostanze straordinarie, condividano le Sue valutazioni senza addirittura conoscere il contenuto della Sua relazione, sembra solo evidenziare una Sua certezza circa il comportamento dei Soci e, successivamente, anche dei membri del cda. Desidero comunicarLe che la mia indisponibilità di rassegnare le dimissioni richiestemi si fonda sulla certezza dell’assoluta correttezza dell’operato mio e di tutti i componenti del management della Banca che in questi anni hanno svolto il proprio lavoro, in condizioni spesso non facili, con orgoglio, lealtà e dedizione. Questo trascende e va oltre il merito dei risultati raggiunti. Lei sa bene, Signor Presidente, che tale spirito di massima lealtà istituzionale non è mai venuto meno neppure quando il rispetto di tale valore ha comportato per me rilevanti costi personali.
Confido che nelle prossime riunioni vengano osservate le più elementari regole di rispetto umano e professionale e mi sia quindi consentito di conoscere per tempo il contenuto della Sua relazione e di poter replicare alla stessa.
Da parte mia, non potrò che mantenere un comportamento che anteporrà ad ogni altra considerazione gli interessi e la reputazione della Banca.
Matteo Arpe (c’è un’altra scheda con l’integrale di questa lettera)

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Corriere della Sera, 23/2/2007
MILANO – Matteo Arpe resta amministratore delegato di Capitalia. Rovesciando i pronostici della vigilia, che davano ormai per certa l’uscita del banchiere, ieri mattina, prima della riunione del patto di sindacato che avrebbe dovuto sfiduciarlo, c’è stato un colpo di scena che ha rimesso tutto in discussione. Dopo un lungo colloquio con Roberto Colaninno, azionista della banca e membro del patto di sindacato, Arpe ha preso carta e penna e scritto a Cesare Geronzi una lettera di chiarimento: «Le confermo che tutte le persone di Capitalia si sono comportate in buona fede – ha scritto l’amministratore delegato – e a nome loro e mio mi scuso se, per qualsiasi errore compiuto, non è apparso chiaro ed evidente». La svolta c’è stata qualche ora dopo, quando poco prima di mezzogiorno l’amministratore delegato, accompagnato da Colaninno, è entrato nell’ufficio del presidente per un faccia a faccia durato quasi tre ore. Poi Geronzi e Arpe sono arrivati insieme alla riunione del patto, che si è limitata a prendere atto della conciliazione. «Il Presidente Geronzi ha accolto le scuse del Dott. Matteo Arpe e l’Assemblea del Patto ha espresso piena e unanime soddisfazione», ha spiegato l’istituto in una nota.
Soddisfazione che si è immediatamente trasferita sul mercato, dove la notizia della conferma dell’amministratore delegato ha fatto scattare un’ondata di acquisti sul titolo della banca, che ha chiuso la seduta di Borsa in rialzo del 4,4% con il 4,1% del capitale scambiato.
Venendo a mancare i presupposti per la sfiducia, il consiglio d’amministrazione di Capitalia riunito nel pomeriggio non ha discusso la revoca delle deleghe. Tuttavia, il presidente del patto di sindacato, Vittorio Ripa di Meana ha detto che «ora ci sará qualche modifica sulla governance in consiglio», puntualizzando che «le strategie devono essere confermate al presidente, come giá previsto dal Patto di sindacato».
A Palazzo Minghetti, dunque, si gira pagina. «Siamo contenti che Geronzi e Arpe possono lavorare insieme – è stato il commento di Abn Amro, primo azionista dell’istituto romano ”. E’ importante che la situazione si sia risolta nell’ interesse della banca». Oggi Arpe sarà a Milano per presentare i conti del 2006. L’appuntamento era stato cancellato dopo l’escalation degli ultimi giorni e l’avvio delle pratiche per la sfiducia all’amministratore delegato. Ieri sera la conferma che invece tutto si svolgerà secondo copione e che il manager sarà come previsto a Piazza Affari, a presentare quello che si annuncia come il miglior bilancio della storia della banca romana (Federico De Rosa)

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Corriere della Sera, 23/2/2007
MILANO – La pace ritrovata grazie alla mediazione di Roberto Colaninno (e la probabile moral suasion di Bankitalia) ha il sapore di una tregua, non disarmata, fra due banchieri che in ogni caso sembrano uscire dalla vicenda indeboliti. L’esito rende forse tutto più nebuloso e fragile, ma proprio per questo potrebbe accelerare l’operazione che deciderà il destino di Capitalia.
Una soluzione che, anche a prestare attenzione a dichiarazioni rilasciate proprio ieri da esponenti di spicco della finanza, potrebbe profilarsi negoziale. Sostenuta cioè da un necessario e sistemico consenso. Prima Alessandro Profumo di Unicredito ha detto che le Opa su banche non concordate sono «importanti», mentre quelle ostili sono «impossibili». Poi Corrado Passera di Intesa-Sanpaolo ha definito veloce ed efficace il consolidamento nel credito in Italia, aggiungendo però che il processo domestico, che precede l’internazionale, non è finito.
Chi manca all’appello? Facile: Capitalia.
Il primo dato di fatto è il mercato, che preventivamente ha fatto capire come avrebbe reagito se ieri il presidente Cesare Geronzi avesse portato fino in fondo la sfiducia all’amministratore delegato Matteo Arpe, tanto più senza l’unanimità necessaria a ottenerne il «licenziamento»: in quattro giorni il titolo Capitalia è caduto da 7,29 euro a 6,58. Arpe gode del sostegno di fondi di investimento internazionali che, come si è visto nei giorni scorsi proprio in Olanda con Abn-Amro, ci mettono poco a picchiare duro. Con due possibili conseguenze di diversa natura: da un lato il caos al vertice e le batoste avrebbero determinato il rischio di accuse da parte di chi per questo avrebbe perso molto in poco tempo; dall’altro il titolo fortemente deprezzato sarebbe stato più debole al fine di operazioni di aggregazioni con opzione carta contro carta. La tregua è stata di conseguenza accolta con una forte e prevedibile ripresa in Borsa.
A questo punto sembra però restare irrisolto un problema di fondo: la soluzione di ieri sarà in grado di consegnare a progetti di alleanza la certezza dell’interlocutore unico? In caso di risposta negativa Capitalia risulterà fortemente indebolita. Forse stimolando appetiti e iniziative che potrebbero però arenarsi proprio sulla spiaggia della divisione al vertice. Una risposta positiva invece solleciterebbe un’accelerazione verso le nozze.
Quattro condizioni potrebbero suggerire per Capitalia un negoziato «allargato»: la situazione peculiare al vertice; l’assetto azionario che vede da un lato Abn-Amro (peraltro irritata) e pattisti al 31% e dall’altro il fronte Botin-Bolloré con (si dice) il 15%; la posizione centrale dell’istituto, che detiene il 9% di Mediobanca e il 3% di Generali; la collocazione geografica che la rende la sola banca romana di proprietà prevalentemente italiana. Qualunque soluzione: l’aggregazione con Unicredito, la fusione con Mediobanca, le nozze con Montepaschi o l’Opa dall’estero (Abn o Santander), avrebbe conseguenze sulla filiera che arriva fino a Trieste e perciò sull’intero sistema finanziario. Ecco perché, anche ricordando le parole di Geronzi, sembra meno probabile che accada qualcosa prima del rinnovo del patto di Piazzetta Cuccia e del consiglio Generali. Ma da fine aprile il risiko dovrebbe ripartire in fretta. Tregua permettendo (Sergio Bocconi)


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Roberto Colaninno ci ha creduto sino all’ultimo. Il presidente della Piaggio non ha mai smesso di lavorare in silenzio a una mediazione. Nei giorni più caldi del conflitto, quando i soci del patto di sindacato andavano e venivano da Via Minghetti, lui ha continuato a tessere la sua tela nell’ombra. E, quando ormai sembrava non ci fosse più spazio per ricucire lo strappo, ha tentato l’impossibile. Riuscendo. Ieri, di buon mattino Colaninno si è presentato nella sede di Capitalia per iniziare una lunga spola tra l’ufficio di Matteo Arpe e quello di Cesare Geronzi. L’imprenditore mantovano gode della fiducia di entrambi. Ed entrambi lo hanno ascoltato. Prima ha cercato di dissuadere il presidente dal portare lo scontro nel patto e poi in consiglio, spiegando che nessuno sarebbe uscito vincitore e che lui, come membro sia del sindacato sia del board, non se la sentiva di votare una sfiducia ad Arpe che avrebbe potuto provocare un terremoto in Borsa sui titoli della banca, con il rischio di ritrovarsi poi sul banco degli imputati. Quindi, subito dopo è entrato nella stanza di Arpe per convincerlo a fare un gesto verso Geronzi, intuendo evidentemente che c’erano le condizioni per evitare lo showdown.
Cosa che più d’uno, tra i soci dell’istituto, aveva cercato di evitare nei giorni scorsi, avendo meno fortuna. E pare che anche dalla Banca d’Italia fosse arrivato un invito a ricomporre lo scontro. Il gesto si è tradotto in una lettera di scuse. Accettate da Geronzi, che poco dopo le undici ha fatto accomodare Arpe nel suo ufficio per il colloquio chiarificatore. Presente il «mediatore» Colaninno. I due banchieri si sono parlati per oltre tre ore, lasciando in attesa i soci del patto convocati per le 12.30. I quali, alle due e mezzo, li hanno visti arrivare insieme alla riunione, divenuta a quel punto una semplice formalità. Il presidente ha letto la lettera scritta dall’amministratore delegato, quindi la relazione sulla governance che aveva preparato. A quel punto per «il mediatore» Colaninno non c’era altro da sapere. E a metà della seduta si è congedato: aveva un volo per Berlino dove era atteso da oltre 1.500 dealer della Piaggio per la prima convention del gruppo (FDR)

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la Repubblica, 23/2/2007
FABIO MASSIMO SIGNORETTI
ROMA - «Mi auguro che la lezione sia servita: lo perdono, ma non ci sarà una seconda volta». Il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, con i suoi più stretti collaboratori commenta così il compromesso raggiunto dopo due ore e mezzo di faccia a faccia con l´amministratore delegato, Matteo Arpe, rimasto a sorpresa al suo posto dopo uno scontro al calor bianco.
Per il presidente, Arpe «ha manifestato segni di ravvedimento approfondito». E davanti a questo, ha spiegato il banchiere romano, «ho ritenuto opportuno non stressare oltre la banca» e dargli fiducia.
Qualcuno ha visto in questo clamoroso colpo di scena una sorta di retromarcia di Geronzi, partito in quarta per cacciare l´amministratore delegato salvo poi "perdonarlo". Una retromarcia legata magari ad alcuni malumori tra gli azionisti e alla ferma presa di posizione di Arpe che - con la lettera inviata al presidente e poi ai consiglieri - aveva manifestato l´indisponibilità a dimettersi, rivendicando la "totale correttezza" del suo operato e contestando la mancanza di addebiti specifici e le pressioni ricevute anche dal presidente del patto, Vittorio Ripa di Meana. Ma Geronzi è di diverso avviso.
«Quella lettera - ha spiegato ai più stretti collaboratori dal divano rosso del suo studio - non ha messo alle strette nessuno. Stamattina (ieri mattina n.d.r.) abbiamo avuto due ore e mezza di colloquio nel corso del quale Arpe ha manifestato un approfondito ravvedimento. E mi ha chiesto: come posso fare per riparare? Aggiungendo di essere pronto a formulare le sue scuse. Io gli ho detto: lei scriva questa lettera e io valuterò se accettarla».
Secondo il presidente, anche la soluzione di divulgare la missiva di Arpe al pubblico è stata richiesta dall´amministratore delegato: «Sempre Arpe ha espresso la volontà di manifestare le sue scuse pubblicamente - ha confidato Geronzi ai suoi - e ha riconosciuto gli errori, anche se li giudica in buona fede. Io, per un senso dell´ istituzione, forse esagerato come mi ha detto qualche amico, ho deciso di accettare le scuse».
I rapporti tra i due sembravano totalmente compromessi. Ma evidentemente i risultati raggiunti dall´amministratore delegato nei sei anni trascorsi a Roma, durante i quali ha quasi decuplicato il valore del titolo in Borsa, hanno pesato. Lo stesso Geronzi, prima dell´ultima "crisi", aveva sempre riconosciuto al manager bocconiano un feeling particolare con il mercato, dimostrato ieri dal balzo del titolo dopo l´annuncio della conferma. E anche questo deve aver contato nella valutazione finale. «Arpe - ha spiegato in serata il presidente ai suoi uomini - ha manifestato il desiderio di provare ancora e io ho accettato. Il tempo dirà se ho fatto bene o male. Mi auguro che le lezioni qualche volta servano a ravvedimenti veri e seri».
Il presidente però sembra convinto che il chiarimento con l´amministratore delegato possa essere duraturo, anche se sarà necessario verificarne gli effetti giorno per giorno. A scanso di equivoci, del resto, Geronzi si è fatto riconfermare dal cda la divisione di compiti tra lui e Arpe: al presidente le strategie, all´amministratore delegato la gestione della banca che, peraltro, proprio oggi dovrebbe annunciare un bilancio record. «Abbiamo aperto un nuovo capitolo: questo è certamente nelle mie intenzioni e anche nelle dichiarazioni dell´amministratore delegato», ha dichiarato Geronzi ai suoi collaboratori. E a chi si mostrava dubbioso sulla reale consistenza della "tregua", il presidente si è mostrato ottimista: «Potremo verificare giorno dopo giorno il comportamento dell´amministratore delegato nei confronti del suo presidente che gli ha ridato la fiducia».
Per Geronzi, del resto, era fondamentale soprattutto far prevalere la "sacralità" della banca su personalismi, incomprensioni, manovre e atteggiamenti. «Ho ritenuto opportuno non stressare l´istituzione», ha sottolineato il presidente, spiegando perché ha deciso inaspettatamente di continuare a fare tandem con Arpe accettando la lettera di scuse. Ma non ci saranno possibilità di altri "errori": «Mi auguro che la lezione sia servita, altrimenti - ha avvertito - non ci sarà una seconda volta» (Fabio Massimo Signoretti)